Un incidente aereo accaduto quasi esattamente due anni fa nell’isola di Malta, torna alla ribalta nelle ore in cui in un’altra isola del Mediterraneo, in Sicilia, Italia e comunità internazionale discutono sulla Libia. Può apparire un collegamento forzato, ma in realtà un articolo di Malta Today pubblicato proprio lunedì rivela delle importanti connessioni tra quell’incidente ed il dossier libico.

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Il 24 ottobre 2016 un piccolo aereo da turismo si schianta al suolo poco dopo il decollo dall’aeroporto internazionale di Luqa, l’unico presente nella piccola isola del Mediterraneo. Tutte le persone a bordo, cinque in tutto, risultano decedute per via dell’impatto del velivolo con il suolo e del successivo incendio. Poche ore dopo si scopre, tramite dichiarazioni rese dal governo di La Valletta, che le vittime sono tutte francesi. 

L’aereo trasportava spie transalpine 

Pochi giorni dopo la tragedia emergono altri dettagli e, in particolare, salta fuori che i cinque francesi deceduti a seguito dell’incidente erano doganieri. Il loro compito quella giornata sarebbe stato quello di pattugliare lo specchio d’acqua tra Malta e Libia per prevenire ed eventualmente scovare imbarcazioni sospettate di trasportare in Europa migranti e droga. Una missione dunque di controllo, nel pieno di una crisi migratoria che in quel 2016 porta a numeri record di sbarchi soprattutto lungo le coste italiane. Ma secondo David Hudson, giornalista di MaltaToday, le cose non stanno così. In realtà a bordo sarebbero stati presenti cinque 007 francesi. Le vittime, secondo il cronista maltese, facevano parte di un nucleo di nove spie francesi che operavano nell’isola di Malta. Non il controllo dell’immigrazione, nemmeno quello dei traffici di droga: i transalpini erano nel cuore del Mediterraneo per gestire il flusso di armi garantito dalla Francia verso la Libia. 

Hudson, nella sua ricostruzione, parte dai dettagli emersi in una villa di Balzan, piccolo comune al centro di Malta. È lì dentro che aveva base il gruppo di nove persone incaricate della gestione della armi che, dopo essere arrivate sull’isola, dovevano quindi sbarcare in Libia. Il gruppo in questione, in particolare, doveva garantire che gli armamenti giunti dalla Francia non cadessero in mani sbagliate. Quando si scopre all’epoca l’identità delle vittime, gli inquirenti maltesi si precipitano subito all’interno della villa dove i cinque alloggiavano assieme ad altri quattro francesi per l’appunto, pagando un affitto di ventimila Euro l’anno. Ma all’arrivo dei poliziotti, lo scenario appare quello di una villa abbandonata in fretta e furia: nessun telefono, molti oggetti spariti, persino cavi elettrici lasciati scoperti. Un qualcosa dunque che risalta subito all’occhio ed appare strano. 

Secondo Hudson, citando dichiarazioni di una fonte che fa riferimento alle testimonianze raccolta dal magistrato maltese inquirente, Doreen Clarke, i cinque deceduti sull’aereo erano tre funzionari del Dgse, i servizi segreti francesi per l’estero, e due contractors della Cae, società con sede in Lussemburgo. Dal loro aereo, le cinque vittime dovevano riprendere le coste libiche e mandare in tempo reale le immagini nella villa di Balzan dove gli altri quattro del nucleo di spie francesi avevano le strumentazioni per analizzare i video. Qualcosa è andato storto ed ovviamente la missione, per via dell’incidente aereo, non è potuta proseguire. Ufficialmente però La Valletta, già pochi giorni dopo lo schianto, ha parlato di semplice missione doganale. A smentire questa tesi ci sarebbero anche le sparizioni di alcuni oggetti, un pc su tutti, ritrovati durante la perquisizione della Polizia maltese. Dopo questo articolo, dall’isola non arrivano ufficiali conferme, ma nemmeno ufficiali smentite. Un silenzio che al momento sembrerebbe dar quanto meno credito alla ricostruzione di David Hudson.

I francesi contrabbandavano armi anche con la Libia sotto embargo? 

Al di là degli aspetti inerenti le inchieste che riguardano l’incidente e quel singolo episodio dell’ottobre di due anni fa, a risaltare è soprattutto il dato politico. La Francia evidentemente ha venduto armi specialmente in Cirenaica e, soprattutto, anche quando ufficialmente nemmeno un proiettile poteva essere fatto approdare in Libia per via dell’embargo sulle armi. Non è una novità, per la verità. Quando nel 2011 scoppia il caso Wikileaks, una delle mail attribuite ad Hillary Clinton testimonia come da Parigi il flusso di armi verso la Libia nel dopo Gheddafi è sempre stato costante. La missiva dell’allora segretario di Stato Usa è del 2 aprile 2011, poche settimane dopo il via dei bombardamenti Nato voluti soprattutto dalla Francia, ed è rivolta al consigliere Sidney Blumenthal: Parigi, si legge in quella mail, ha premuto per un intervento Nato contro Gheddafi e vende armi ai ribelli. 

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Quanto accaduto negli ultimi sette anni lungo l’asse Francia – Libia assume quindi dei contorni sempre ben precisi. L’Eliseo, dopo aver spodestato Gheddafi, ha sempre cercato di dare le spallate definitive alla presenza italiana cercando di infiltrarsi soprattutto in Cirenaica. Un momento ben preciso dunque della storia del Mediterraneo, che adesso forse è destinato a tramontare. In vista del vertice di Palermo francesi ed italiani hanno collaborato, il dualismo per la Libia tra i due paesi appare più politico che reale, starebbe emergendo la consapevolezza da parte dei transalpini che forse l’unilateralismo nell’ex colonia italiana non paga. Intanto però le armi circolano e passano, non a caso, da Malta. L’isola è sempre più centrale nel dossier libico: qui vivono molti libici in esilio, da qui passano armi e petrolio che violano gli embarghi internazionali, qui hanno sede alcuni uffici della banca centrale libica. Che l’incidente del 2016 sveli la presenza di spie francesi dunque, sorprende ma soltanto fino ad un certo punto. 

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