Il timore diffuso, tra osservatori e principali attori libici, è che il Fezzan veda la comparsa dei primi veri scontri diretti tra forze fedeli a Tripoli ed esercito agli ordini del generale Khalifa Haftar. Le evoluzioni delle ultime ore sembrano suggerire uno scenario in tal senso preoccupante. Come già scritto in precedenza, l’uomo forte della Cirenaica avanza in tutta la regione meridionale della Libia senza incontrare praticamente resistenza a Sebha. Poi i raid contro presunti miliziani ciadiani, con i Tebu che accusano di essere presi di mira dall’esercito di Haftar e, infine, la corsa vinta sempre dall’uomo forte della Cirenaica per la presa di Sharara. Una situazione che si fa più ingarbugliata, giacché da Tripoli si continuano ad inviare rinforzi verso la regione meridionale. 

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Il ritorno del generale gheddafiano Ali Kanna

La prima mossa di Fayez Al Sarray, capo del governo riconosciuto dall’Onu con sede a Tripoli, è quella di nominare una vecchia conoscenza dell’esercito libico come capo militare nel Fezzan. Si tratta, in particolare, di Ali Kanna. È uno dei generali più vicini a Muammar Gheddafi, di etnia tuareg e dunque anche ben conosciuto nel sud della Libia. Di certo, non si tratta di un uomo del “dialogo” con il generale Haftar. Anzi, la sua nomina appare per l’appunto una decisione volta a contrastare le avanzate dell’uomo forte della Cirenaica nel Fezzan. Oltre a questa nomina, da Tripoli si propende pure per l’invio di una milizia della città di Zintan per salvaguardare i campi petroliferi nelle province meridionali del paese. A capo di tale gruppo, vi è Osama Jweili. Non è però chiara la situazione: i campi in questione, soprattutto quello di Sharara, è già protetto da unità appositamente costituite negli anni scorsi (le Petroleum Facility Guards) e, per di più, risulta in parte occupato da manifestanti del gruppo “La rabbia del Fezzan”.

La cronaca delle ultime ore sembra cancellare però le mosse di Al Sarraj. Come già scritto in precedenza, Haftar anticipa tutti e conquista i campi di Sharara. Si tratta di un sito dove viene pompato un terzo del petrolio totale che ogni giorno si estrae in Libia. Ma, anche in questo contesto, emerge poca chiarezza. Soltanto una parte del campo petrolifero sarebbe in mano all’esercito di Haftar: lo si apprende da un articolo di SpecialeLibia, che richiama alcune fonti locali. Del resto, pensare che gli uomini del generale della Cirenaica possano in qualche modo prendere tutto il sito in poche ore è alquanto difficile. Per di più, come si legge su Agenzia Nova, nella mattinata di venerdì si sarebbero registrati scontri a fuoco tra forze dell’esercito di Haftar ed altri non meglio precisati gruppi proprio a Sharara. Segno che la situazione non è ancora sotto controllo. Il rischio di scontri diretti tra forze di Tripoli e uomini di Haftar è molto concreto. Anche la ricomparsa di un generale tuareg ex gheddafiano, quale Ali Kanna, ne è una concreta dimostrazione. Un allarme in questa direzione viene lanciato nelle scorse ore anche da Mustafa Senalla, il numero uno della Noc (National Oil Company), il quale invita le parti ad evitare scontri per il controllo di Sharara.

Haftar impone divieto di sorvolo nel Fezzan 

Intanto, stando a quanto riportato dalla tv libica Channel218, l’uomo forte della Cirenaica ha imposto una “no fly zone” in tutto il Fezzan. “Ogni velivolo che entra nello spazio aereo del sud della Libia verrà intercettato dai mezzi dell’aviazione dell’esercito libico”, stando alle fonti delle stessi forze di Haftar citate dalla tv libica sopra menzionata. Vale sia per aerei civili che militari, sia libici che stranieri. Un’altra mossa a sorpresa, che conferma comunque l’avanzata di Haftar nel Fezzan. Nei giorni scorsi proprio l’aviazione delle forze del generale della Cirenaica, conduce dei raid contro ribelli ciadiani colpevoli, secondo il portavoce di Haftar, di essersi infiltrati dal confine più meridionale del Paese. 

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