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A sei anni dalla guerra che ha portato alla caduta e all’uccisione di Muammar Gheddafi la Libia è nel caos. I governi rivali di Tripoli e Tobruk, guidati rispettivamente da Fayez al-Serraj e Khalifa Haftar, continuano a disputarsi il tesoro petrolifero, sostenuti dai rispettivi sponsor esterni, e la mancanza di un potere centrale fa prosperare le organizzazioni che si arricchiscono con il traffico di armi, droga e migranti. Mentre il generale Haftar è sostenuto da Egitto, Francia e Russia, Al-Serraj è il premier riconosciuto dalla comunità internazionale.

Francia e Italia litigano. E rispunta l’Isis

Ma la Libia è anche al centro della contesa fra Italia e Francia. Il presidente francese Emmanuel Macron sta puntando su un’intesa fra Al-Serraj e l’uomo forte della Cirenaica, Haftar, per ricostruire uno Stato unitario e sostituire l’Italia come principale partner politico e commerciale. Ma il caos ha permesso anche all’Isis di tornare nei giochi e di allargare la sua presenza militare nelle regioni desertiche, specie attorno all’Oasi di Jufra, a Sud di Sirte. Tanto che sia la coalizione di milizie di Misurata, Bunyan Mansour, che l’esercito nazionale libico di Haftar hanno deciso di inviare rinforzi alla zona di Sirte. L’Isis è ritenuto dietro l’attacco al check point di Fugha in cui nove soldati libici dell’esercito nazionale e due civili sono stati uccisi e decapitati. Un’altra autobomba kamikaze dell’Isis è esplosa contro un posto di blocco in Libia, circa 130 chilometri a est di Sirte, uccidendo quattro miliziani del generale Khalifa Haftar e ferendone altri otto. 

Le Drian in Libia

Il prolungarsi della guerra civile e le nuove infiltrazioni dell’Isis ha spinto il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian a una missione-lampo in Libia, per tenere in vita gli accordi raggiunti il 25 luglio a La Celle Saint-Cloud, vicino a Parigi, quando Al-Serraj e Haftar si sono incontrati sotto il patrocinio del presidente francese Emmanuel Macron. Al-Serraj e Haftar si erano impegnati a rispettare il cessate il fuoco e a lavorare insieme per l’organizzazione di elezioni “non appena possibile”. Macron, così, incassava un accordo “storico” per il Paese sprofondato nel caos in seguito all’intervento promosso sei anni fa dall’ex presidente francese Nicolas Sarkozy contro il regime di Gheddafi.  Anche secondo Karim Mezran, analista dell’Atlantic Council di Washington, “la rivalità tra Francia e Italia è centrale in Libia: l’Italia infatti non vuole farsi scavalcare”.

Anche l’Italia nei giochi

L’accordo patrocinato dal presidente Macron non include però le altre fazioni libiche e molti Paesi occidentali, a cominciare dall’Italia, esprimono la necessità di un meccanismo più ampio sotto l’egida dell’Onu. Anche per questo il ministro francese ha visitato Misurata, una delle basi dell’opposizione ad Haftar, oltre che Bengasi, dove ha incontrato il comandante, e Tobruk. L’obiettivo di Parigi è sostenere la “stabilizzazione della Libia“, ha ribadito il capo del Quai d’Orsay. Ma anche l’Italia vuole restare nei giochi. Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha infatti ha incontrato Haftar qualche giorno prima di Le Drian. L’incontro si sarebbe tenuto lunedì sera nella sede del comando generale nella zona di Al-Rajmeh nel capoluogo della Cirenaica, come ha mostrato l’account Facebook dell’esercito di Haftar in una foto poi ripresa dal giornale online Al Wasat

Strategia: cooptare Haftar

L’incontro tra il generale e Minniti è il primo fra un uomo di governo italiano e il generale che in Libia è il principale rivale di Al-Serraj. “La strategia di Minniti – secondo Mezran – è lungimirante, perché ha anche già coinvolto le comunità locali, come i sindaci del Fezzan, per creare così un network sul territorio che rafforzi il rapporto con l’Italia.  Quindi è un passo importante quello del ministro degli interni che si propone così come mediatore tra Serraj e Haftar. Però questo passo potrebbe indebolire, il già debole Serraj. Invece, – puntualizza Mezran – si dovrebbe rafforzare Serraj, non indebolirlo. Anche se è teoricamente sbagliato, è però praticamente meglio cooptare Haftar nelle trattative. L’Italia è una piccola potenza e quindi fa quello che può, con i suoi mezzi”.

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