I legami tra Israele ed il generale libico Khalifa Haftar risalirebbero almeno al 2015 quando, appena nominato Ministro della Difesa e Capo di Stato Maggiore del governo orientale di Tobruk, durante una visita ufficiale ad Amman, il leader libico si sarebbe incontrato segretamente con i capi del Mossad attraverso la mediazione degli Emirati Arabi. In quell’incontro Haftar avrebbe chiesto armi ed appoggio militare a Tel Aviv per combattere le milizie islamiste e rafforzare il proprio peso nei confronti del rivale governo di Tripoli.

L’accordo si sarebbe concretizzato qualche settimana dopo con una fornitura di armi (fucili di alta precisione di fabbricazione israeliana) e strumenti militari (visori notturni) e con un diretto appoggio militare: una serie di bombardamenti dell’aviazione israeliana contro postazioni di Daesh sulla città di Sirte.

La rivelazione viene da The New Arab (Al-Araby), che conferma che l’appoggio diretto di Israele al gen. Haftar è continuato nel 2016 e continua tuttora.

La notizia sarebbe stata ovviamente tenuta nascosta dagli israeliani per due ragioni:

perché un coinvolgimento diretto di Tel Aviv nella guerra civile libica potrebbe destabilizzare i già fragili equilibri in campo. E infatti l’Algeria, storico alleato di Haftar, ha lanciato un “forte avvertimento” contro questa alleanza.perché l’appoggio militare di Israele viola apertamente la Risoluzione 1970 delle Nazioni Unite nella quale si fa espresso divieto di fornire armi “direttamente o indirettamente” ad una qualsiasi delle parti impegnate nella guerra libica. Risoluzione emanata con Gheddafi ma che è rimasta in vigore anche nell’attuale caos che ha trasformato la Libia in un paese con due governi

Nel Giugno scorso l’Onu ha denunciato in un suo rapporto, la violazione dell’embargo da parte degli Emirati Arabi, storici supporter del generale libico e del Governo orientale. Aerei ed elicotteri sono stati forniti negli anni dando all’Esercito Nazionale Libico (LNA) di Haftar, la superiorità aerea e massiccia capacità operativa.

La relazione contiene prove inoppugnabili, tra cui le immagini satellitari della base aerea di Al-Khadim ad est di Benghazi, che mostrano la concentrazione di velivoli e droni, e documenti che tracciano il passaggio di armamenti e mezzi militari (la Bielorussia avrebbe confermato la vendita agli Emirati di 4 elicotteri d’attacco che sarebbero poi stati “passati” ai libici). Sarebbe difficile per Israele giustificare una uguale violazione.

Il rapporto Haftar/Israele

In realtà le relazioni tra Haftar e Israele non sono mai state idilliache, sopratutto perché il generale viene da una storia complessa e controversa anche nei suoi rapporti con lo Stato ebraico.

Nel 1973, fu lui a comandare le truppe libiche inviate in aiuto degli egiziani durante la guerra dello Yom Kippur, per cercare di fermare la controffensiva israeliana sul Sinai. D’altro canto, giovane allievo ufficiale formatosi in Unione Sovietica, a 26 anni Haftar partecipò alla Rivoluzione libica accanto a Gheddafi, divenendo uno dei suoi più fedeli uomini.

Caduto in disgrazia del Rais dopo la disfatta delle truppe libiche da lui guidate in Ciad (dove fu persino fatto prigioniero), fu costretto a fuggire dalla Libia e riparare negli Usa dove divenne uno dei più attivi cospiratori anti-regime iniziando a collaborare con la Cia e ottenendo la cittadinanza americana.

Eppure qualche anno fa, in un passaggio di un’intervista rilasciata a Franco Battistini sul Corriere della Sera, Haftar creò grande sconcerto nel mondo arabo, dichiarando la sua disponibilità a ricevere aiuti militari da Israele perché: “il nemico del mio nemico, è mio amico”. Anche se riteneva improbabile ci fosse una reale volontà israeliana a combattere il terrorismo.

Un asse israeliano-sunnita?

Attualmente l’Esercito Nazionale Libico sotto il comando di Haftar è la forza militare più potente della Libia, in aperta opposizione al Governo di Serraj, insediato per volontà dell’Onu (e appoggiato da Paesi come l’Italia) ma che, come spiega Giancarlo Elia Valori, “conta poco e nulla persino nelle strade di Tripoli”, ed è “ostaggio dei cartelli islamici e islamisti (tra cui spicca la Fratellanza Musulmana)” come ha spiegato Giampiero Venturi su Difesa On Line.

Haftar ha dalla sua invece l’appoggio di Egitto, Emirati Arabi, Arabia Saudita e Algeria. Appoggio che si è consolidato dopo la crisi con il Qatar. In modo particolare l’Egitto (con cui il Governo orientale di Tobruk confina) vede in Haftar (soprannominato non a caso, l’Al-Sisi libico) l’uomo forte in grado di spazzare via le residue resistenze dei Fratelli Musulmani ancora presenti nella Libia occidentale.

Anche la Russia di Putin appoggia apertamente Haftar mentre gli Stati Uniti, apparentemente, hanno dichiarato di non voler ricoprire alcun ruolo nella questione libica.

In termini di equilibri internazionali, l’appoggio diretto di Israele al gen. Haftar confermerebbe l’intensificarsi di un’asse tra Israele e i Paesi arabi sunniti: in particolare Egitto, Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi; alleanza costruita chiaramente in chiave anti-iraniana che spiega anche il ruolo ombra che Israele ha avuto in Siria, appoggiando spesso le forze ribelli di Al-Nusra e imponendo a Putin e alla Russia il ruolo di garanti della presenza iraniana nel conflitto e di controllori degli Hezbollah.

Una foto rivelatrice

Nel scorso Luglio un ministro del governo di Tobruk (e uomo di riferimento di Haftar) ha partecipato a Rodi ad una conferenza con esponenti del mondo ebraico mediorientale. 

Al di là della conferma se Tel Aviv ha armato Haftar o meno, la foto conviviale di uno degli uomini del generale libico a fianco del vicepresidente della Knesset e di un ministro del governo Netanyahu, sembra rivelare più di ogni altra cosa, per chi Israele probabilmente fa il tifo.

@GiampaoloRossi puoi seguirlo anche su Il Blog dell’Anarca

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