(Dal nostro inviato a Palermo) Già leggendo la lista degli ospiti internazionali diramata lunedì pomeriggio da Palazzo Chigi, ben salta all’occhio un qualcosa che contraddice l’evoluzione della situazione degli ultimi mesi. Da Parigi arriva infatti il ministro degli esteri, Jean-Yves Le Drian. Ma non solo: la delegazione francese è composta da 14 persone, tra funzionari di alto rango sia del ministero degli esteri che dell’Eliseo.

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In poche parole la Francia sembra aver modificato in corsa l’atteggiamento verso la conferenza di Palermo. Fino a pochi giorni fa Macron ha remato contro, ma si è dovuto arrendere all’evidenza. L’Onu nel suo piano ha escluso le elezioni in Libia a dicembre, fiore all’occhiello delle velleità transalpine sul paese, l’Ue ha deciso di inviare Tusk e la Mogherini in Sicilia. La Francia, nel tentativo di isolare l’Italia, ha rischiato di ritrovarsi essa stessa da sola. 

Distensione tra Roma e Parigi? 

Molti retroscena indicano un’intensa collaborazione tra Italia e Francia nelle ultime ore antecedenti al vertice di Palermo. Come anticipato anche sul Corriere della Sera, esperti del ministero degli esteri francese e dell’Eliseo si sono confrontati con gli omologhi italiani. E questo sia a Roma che in Sicilia, anche prima dell’arrivo delle rispettive delegazioni. “L’ascia di guerra è stata deposta”, si vocifera tra analisti e giornalisti presenti a villa Igiea. Non è certo scoppiata la pace tra i due paesi, né sono state divelte le reciproche diffidenze, ma da entrambe le parti emerge l’idea che lo scontro penalizza sia Roma che Parigi. Forse quindi meglio, è il pensiero di numerosi diplomatici, iniziare con un approccio multilaterale sulla Libia.

Il tutto con l’avallo dell’Onu e dell’Ue. La posta in gioco è molto alta, sia per l’Italia che per la Francia: petrolio, gas, riserve energetiche, investimenti bloccati da anni, c’è molto da perdere e poco da guadagnare se la Libia rimane alla stregua di un paese frammentato ed in perenne guerra civile. Il sintomo che l’aria nei rapporti tra Roma e Parigi sta cambiando, lo si vede anche nelle collaborazioni nate in altre parti del medio oriente tra Eni e Total, le due principali compagnie petrolifere. L’Eni vuol salvaguardare i suoi interessi in Tripolitania e Fezzan, la Total vorrebbe mettere le mani sui giacimenti in gran parte ancora inesplorati in Cirenaica. L’unilateralismo francese avrebbe potuto danneggiare la stessa Total, un braccio di ferro prolungato tra Roma e Parigi la stessa Eni. I due colossi del petrolio sarebbero stati tra gli artefici di questo principio di distensione. 

Il vertice tra Conte, Al Serraj ed Haftar

Un primo concreto risultato della distensione tra Italia e Francia, si è avuto prima ancora dell’inizio dei lavori della seconda giornata di vertice a Palermo. Intorno alle ore 10:00, le agenzie hanno iniziato a battere la notizia di un summit tra Conte ed i due principali contendenti del potere in Libia. Non un mini summit alternativo, né un vero e proprio fuoriprogramma bensì un faccia a faccia a tre risultato, in parte, della collaborazione tra Roma e Parigi. “L’incontro è andato bene – riferiscono a villa Igiea fonti di Palazzo Chigi – Haftar ed Al Serraj si sono anche stretti la mano, tutto è andato oltre le più rosse aspettative”. 

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Un ottimismo da cui però Haftar, più per mantenere la parte e per continuare nella personale sfilza di provocazioni delle ultime 48 ore, si sottrae: “Non partecipo affatto al vertice di Palermo – fa sapere il generale ad una tv libica presente a Palermo – Non ci parteciperei nemmeno fra 100 anni. Sono qui per dei bilaterali, soltanto per questo e per incontrare alcuni partner internazionali”. Dal canto suo dunque, il generale cerca di sottrarsi dal programma ufficiale del summit. Nella foto di famiglia tra le delegazioni compare Al Serraj, ma non l’uomo forte della Cirenaica. 

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