Il ruolo del petrolio in Libia si sta facendo sempre più centrale. Da quando il generale Khalifa Haftar ha bloccato le esportazioni, imponendo la chiusura di giacimenti e terminal, la tensione sul fronte petrolifero si sta facendo sempre più elevata. Ed ora, sotto un profilo politico, si potrebbero innescare ulteriori divisioni all’interno dell’Europa e non solo.

Il blocco di Haftar

La mossa dell’uomo forte della Cirenaica è arrivata a 24 ore dalla conferenza di Berlino ed ha ovviamente infiammato l’immediata vigilia dell’appuntamento tedesco. Haftar ha messo il dito in una piaga che da anni oramai contraddistingue il dossier libico. Ossia, l’intreccio paradossale secondo cui il governo di Tripoli non ha il controllo del territorio bensì del portafoglio, mentre l’esercito del generale ha il controllo del territorio ma non del portafoglio. Questo perché Haftar controlla buona parte delle zone dove vi è la presenza dei campi petroliferi, ma questi ultimi sono gestiti unicamente dalla Noc (o da joint venture costituite dalla stessa società libica ed operatori stranieri). A sua volta, la Noc non gode di una propria autonomia finanziaria ma gira tutti i proventi del petrolio alla Banca centrale libica. Il “forziere” dunque è sempre rimasto a Tripoli, nonostante il governo insediato nella capitale non abbia il possesso fisico dei giacimenti.

Già da mesi nell’est del paese, dove ha sede il governo filo Haftar, sono stati fatti tentativi volti a riequilibrare la situazione. In particolare, lo stesso generale ha agitato lo spauracchio di una divisione della Noc o di una vendita del petrolio in modo autonomo da parte del governo insediato in Cirenaica. Ma una mossa del genere, avrebbe provocato una dura reazione internazionale. Quando, nello scorso mese di settembre, era stato annunciato un consiglio di amministrazione parallelo per una società con base nell’est del paese e controllata dalla Noc, è stata forte la condanna di diversi paesi, tra cui anche gli stessi Emirati Arabi Uniti alleati di Haftar. Ecco perché dunque il generale ha scelto un’altra via: quella per l’appunto del blocco dell’industria petrolifera. Un modo per non far andare più soldi nelle casse del governo di Tripoli e mettere ulteriormente in difficoltà il premier Al Sarraj.

La condanna (al momento) mancata

In tal modo però, si crea forte il rischio che l’intera economia libica collassi. Del resto, gli introiti del petrolio rappresentano il 90% del totale in Libia, bloccare la vendita dell’oro nero significa fermare il paese. Non a caso, oltre alla condanna della Noc per quanto avvenuto sabato, alla vigilia della conferenza di Berlino anche le Nazioni Unite hanno espresso parole di forte disappunto circa l’azione di Haftar. E nella giornata di lunedì in ambienti diplomatici girava la voce di un imminente testo, voluto soprattutto dagli Stati Uniti, di condanna per la mossa del generale della Cirenaica. Un documento che sarebbe dovuto essere condiviso anche dall’Unione Europea, dalla Gran Bretagna, così come da Germania ed Italia.

Ma, hanno fatto sapere fonti vicine al governo di Tripoli, a mettersi di traverso a questo documento è stata la Francia. Un’indiscrezione rilanciata anche da un’agenzia dell’AdnKronos, secondo cui il governo di Parigi si è categoricamente rifiutato di firmare un testo di condanna nei confronti di Haftar. La motivazione data dalla Francia per questa scelta, avrebbe riguardato una mancata interlocuzione con Cipro e Grecia, paesi invece molto vicini al generale dopo il memorandum tra Erdogan ed Al Sarraj firmato lo scorso 27 novembre. Più plausibile invece, che dall’Eliseo si vogliano evitare strappi netti ed importanti con Haftar.

Il documento non è stato dunque rilanciato e né sottoscritto. Nelle ultime ore, si sta facendo strada l’ipotesi che potrebbero esserci singole condanne da parte dei vari paesi che hanno interesse a stoppare l’iniziativa di Haftar. Non a caso, proprio in questo martedì mattina su Twitter l’ambasciatore Usa in Libia ha lanciato un appello al generale affinché vengano ripristinate le infrastrutture petrolifere: “Siamo molto preoccupati per il fatto che la sospensione delle operazioni della Noc rischi di aggravare l’emergenza umanitaria in Libia ed infliggere ulteriore inutile sofferenza al popolo libico – si legge sul profilo del rappresentante Usa – Le operazioni della Noc dovrebbero riprendere immediatamente”.

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