Dopo la violenta battaglia di giovedì, nel primo pomeriggio di venerdì le forze dell’operazione militare “al Bunian al Marsus” fedeli al governo di accordo nazionale di Tripoli hanno annunciato la liberazione del quartiere “700”, nella città di Sirte. Un quartiere considerato fondamentale per strappare l’intera città ai jihadisti e che, allo stesso modo, consentì la presa di Sirte nelle operazioni contro Gheddafi del 2011. Ora le milizie di Misurata, che guidano l’operazione, stanno procedendo alla liberazione dell’ospedale Ibn Sina. I miliziani circondano sia l’ospedale, sia il centro congressi Ouagadougou, il grande palazzo costruito dall’ex Rais, dove i jihadisti dell’Isis restano asserragliati. La conquista delle ultime due roccaforti del sedicente Stato Islamico potrebbe determinare la fine dell’offensiva sulla città e la sua liberazione.La Libia è la nuova meta dei jihadistiMa per cacciare gli uomini del Califfato dalla Libia, ci vorrà ancora del tempo. Secondo un ultimo rapporto dell’intelligence americana, consegnato dalla Cia ai governi dei Paesi che confinano con la Libia, tra cui quello algerino, fedele alleato statunitense nella lotta al terrorismo nella regione saheliana, in Libia arrivano in media, dieci jihadisti al giorno.Sarebbero almeno mille, infatti, i jihadisti che nei primi tre mesi del 2016 sono entrati nello Stato libico per rimpinguare le file dei combattenti. Secondo quanto rivelato da fonti dell’intelligence algerina al quotidiano El Khabar, il rapporto evidenzia come i jihadisti che arrivano nelle basi dello Stato Islamico in Libia, appartengono a diverse nazionalità. E molti sono anche occidentali. Il Paese, sottolinea il rapporto, si è trasformata in una meta privilegiata per i jihadisti, sia per via della “stretta imposta sui valichi che conducono alle basi dell’Isis in Siria e Iraq”, sia per la “facilità con cui i jihadisti possono raggiungere la Libia, soprattutto attraverso i confine terrestri con il Niger e il Sudan”, che si estendono lungo il deserto del Sahara e sono quindi difficilmente controllabili. Secondo i servizi di Algeri “l’emigrazione verso la Libia ha assunto proporzioni maggiori dopo le campagne degli apparati di sicurezza dei Paesi occidentali dopo gli attentati terroristici in Francia e in Belgio”. “Decine di persone sospettate di essere coinvolte in queste cellule” si sono sentite insicure in Europa, e hanno scelto così di raggiungere l’altra sponda del Mediterraneo, minacciando la sicurezza dell’intera regione.Si dimettono quattro ministri del governo SarrajIntanto nella giornata di martedì uno dei leader del sedicente Stato Islamico, il terrorista libico Abu Abduah al Ansari, è stato ucciso nel quartiere di Bousanib, alla periferia di Bengasi dalle forze del generale Khalifa Haftar, che non riconosce il governo di accordo nazionale di Tripoli, e continua la sua campagna contro i gruppi radicali islamici nella Cirenaica. E proprio quattro ministri del governo di accordo nazionale con sede a Tripoli, considerati vicini al blocco “orientale” della Cirenaica, dove ha sede il governo “parallelo” a quello di Tripoli e il quartier generale dell’Esercito Libico di Haftar, si sono dimessi lasciando l’esecutivo di Sarraj.

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