Non c’è il sole di una settimana fa, ma a Palermo oggi soffia un vento di scirocco che fa trasparire nel cielo un po’ di quella sabbia del Sahara che inevitabilmente richiama alla Libia ed al vertice chiusosi martedì scorso sulla Libia. E le nubi, alternate a schiarite, non mancano nemmeno lungo l’asse politico tra il paese africano e l’Italia. Dichiarazioni volte all’ottimismo, fanno spazio in alcuni frangenti a fatti o frasi che al contrario sembrano far temere strappi od ulteriori difficoltà. L’unica cosa certa è che, dopo l’appuntamento siciliano di una settimana fa, qualcosa sembra smuoversi ma il percorso sia italiano che del piano delle Nazioni Unite appare ancora decisamente in salita. 

La situazione a Tripoli 

Proprio a poche ore dal vertice di Palermo, nella capitale libica si torna a sparare. La settima brigata, composta da miliziani della cittadina di Tarhuna, attaccano l’aeroporto di Tripoli e provano a strapparlo agli uomini della Rada. Questi ultimi compongono la forza di sicurezza alle dipendenze del ministero dell’interno del governo Al Serraj, guidato dal misuratino Fathi Bishaga. Si tratta perlopiù di miliziani appartenenti alla brigata Abu Salim, dal nome del quartiere di Tripoli dove sorge un carcere costruito ai tempi di Gheddafi. Secondo la settima brigata, in realtà le forze di sicurezza sono sigle anche islamiste che tengono in ostaggio Al Serraj. Per tal motivo ne chiedono lo smantellamento ed il disarmo e, in momenti che segnano passaggi delicati per il paese, provano azioni di forza. Accade a settembre, succede per l’appunto anche dopo il vertice di Palermo. 

La situazione rientra poche ore dopo dai primi scontri, ma il clima a Tripoli è solo di calma apparente. La tensione in realtà è latente ed in città si respira un’aria molto tetra. Ad alimentare lo spettro della ripresa dei combattimenti, vi è l’ultimatum lanciato nello scorse ore proprio dalla Settima Brigata. Come riporta Agenzia Nova, il portavoce dei miliziani di Tarhuna, Saad al Hamali, afferma che se entro 72 ore l’aeroporto non viene evacuato dai gruppi della Brigata Abu Salim, allora sono in programma nuove azioni di forza. E Tripoli si prepara nuovamente all’eventualità di convivere con rumori di esplosioni e colpi d’arma da fuoco. Nel frattempo da New York fa ancora notizia l’eco dell’inserimento di Salah Badi tra i soggetti da porre sotto sanzione da parte dell’Onu. Come si legge sul Libya Herald, la decisione del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite viene accettata anche dal governo di Washington. Salah Badi è a capo di un gruppo misuratino, sospettato anche di legami con l’islamismo, denominato Al Samud. Anche questo gruppo è tra i responsabili degli scontri di Tripoli di settembre, così come i suoi miliziani aspirano (al pari della Settima Brigata) a prendere l’aeroporto. 

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L’inserimento di Salah Badi tra i soggetti da sanzionare, potrebbe influenzare i prossimi sviluppi non solo nella capitale ma anche nell’intera Tripolitania. L’obiettivo sembrerebbe quello di mettere a freno le velleità della sua brigata, così come di altri potenziali miliziani. Dietro però potrebbero celarsi alcuni screzi con la Turchia. Salah Badi infatti, come detto, è vicino ad ambienti dei Fratelli Musulmani anche se da Ankara sembrano appoggiare altri soggetti misuratini legati alla fratellanza.

L’ottimismo del governo italiano 

Da Roma comunque, si professa ottimismo. Il vertice di Palermo, come detto, ha i suoi lati positivi e negativi ma è comunque riuscito a far centrare all’esecutivo italiano l’obiettivo minimo. Ossia presentare in Sicilia tutti e quattro gli attori più importanti dello scacchiere libico. In un’intervista rilasciata a La Verità, il sottosegretario alla difesa Angelo Tofalo afferma la convinzione che il governo italiano stia agendo in modo positivo. “La Libia oggi – si legge – grazie al lavoro incessante del premier Giuseppe Conte e di tutto il governo italiano, sta apprezzando nuovamente il nostro approccio diplomatico franco e rispettoso. Stiamo costruendo con grande impegno un nuovo rapporto basato sulla fiducia”. Tofalo torna anche sulla presunta rivalità con i francesi, aggiungendo come i libici si fidino più degli italiani che degli omologhi transalpini. 

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Nelle scorse ore invece si è parlato di Libia anche al Quirinale, nel corso di un incontro tra il Presidente della Repubblica Mattarella e l’emiro del Qatar, Tamim Bin Hamad al-Thani. Il capo dello Stato ha ringraziato il governo di Doha per l’apporto dato alla conferenza di Palermo e per la sua partecipazione. Parole di elogio dunque, che però potrebbero non rimanere sotto traccia dall’altra parte del Mediterraneo e, in particolare, lungo la sponda della Cirenaica. Il Qatar infatti, con la Turchia, è il maggiore finanziatore dei Fratelli Musulmani. Proprio per questo motivo Haftar e le delegazioni della Cirenaica hanno più volte minacciato di disertare il summit siciliano, esprimendo la propria contrarietà a sedersi attorno al tavolo assieme a rappresentanti di Turchia e Qatar. Proprio la visita di Salvini a Doha nelle settimane precedenti il vertice ha acuito alcune frizioni con Bengasi. L’incontro al Quirinale, mirante a sottolineare la vicinanza con il piccolo emirato affacciato sul golfo, potrebbe in qualche modo originare altri piccoli ma significativi attriti. 

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