Una visita un po’ a sorpresa quella effettuata nella giornata di giovedì a Roma da parte del rappresentante della missione Onu in Libia, Ghassan Salamé. Il diplomatico di origine libanese nella capitale tiene una serie di incontri, il più importante dei quali è indubbiamente quello con il presidente del consiglio Giuseppe Conte. Sul piatto dei colloqui la prosecuzione del percorso per la Libia avviato all’indomani della conferenza di Palermo

I retroscena dell’incontro 

Non si sa se per motivi di sicurezza oppure per un’organizzazione sviluppatasi soltanto negli ultimi giorni, fatto sta che anche dentro Palazzo Chigi sono in pochi a sapere della calendarizzazione dell’incontro Salamé-Conte per giovedì. Così come si apprende da un comunicato della stessa presidenza del consiglio, il premier ed il diplomatico parlano a lungo dell’attuale situazione in Libia e delle prospettive future. Il tutto ovviamente delle ultime evoluzioni, che vedono il campo libico nuovamente in fibrillazione soprattutto lungo l’asse Tripoli-Misurata. Salamé in questi giorni, dopo la messa in discussione del premier libico Al Sarraj sia da parte di alcuni esponenti politici misuratini che da parte di alcune milizie della città Stato libica, è sembrato voler difendere la posizione dello stesso numero uno dell’esecutivo stanziato a Tripoli. Un esecutivo con cui l’Italia ha rapporti già dal suo insediamento nel marzo 2016. 

Salamé e Conte avrebbero approfonditamente parlato proprio di questa situazione e della necessità di continuare a supportare il processo libico inaugurato sul finire dello scorso anno. Da quanto emerge sempre da Palazzo Chigi, Conte avrebbe assicurato il sostegno alla road map voluta dall’Onu ed elaborata dalla missione presieduta da Salamé. Una posizione del resto, già assunta nei mesi scorsi alla vigilia del vertice di Palermo e che dona all’Italia la possibilità di poter essere mediatrice tra le varie parti in causa. 

Cosa prevede la road map dell’Onu

Dunque, in primo luogo, l’impegno assunto da Roma è quello di favorire l’organizzazione della conferenza nazionale libica. Prevista entro gennaio, probabilmente questo appuntamento sarà svolto entro il mese di febbraio. Si tratta della prima tappa del percorso voluto dall’Onu, nonché nuovo primo passo dopo il vertice di Palermo. L’Italia, dal canto suo, si impegna a favorire il dialogo tra le parti in causa grazie ai contatti che il nostro paese detiene sia nella parte occidentale che orientale della Libia. Ma non mancano le difficoltà, a cominciare proprio dagli scontri recenti avvenuti a Tripoli. Inoltre, il nostro Paese in questo momento non ha nella capitale libica un ambasciatore. Il successore di Giuseppe Perrone, ossia Giuseppe Maria Buccino Grimaldi, è sì nominato ma ancora non insediato ed in una fase delicata come quella attuale tutto ciò mette ulteriormente in salita la posizione dell’Italia. 

Dopo la conferenza comunque, si dovrebbe procedere a tappe spedite verso il referendum costituzionale e successivamente verso le elezioni legislative e presidenziali. Un programma ambizioso, ma sostanzialmente appeso ad un filo almeno fino a quando non risulterà sbloccato l’attuale stallo politico e militare. 

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