«Quell’incontro è un’assurdità». Sono state durissime le parole di Khalifa Al-Ghweil capo del cosiddetto “governo di salvezza nazionale” della Libia che ha fatto posto a quello patrocinato dall’Onu e guidato da Fayez al Serraj. Al-Ghweil se l’è presa con la stretta di mano avvenuta ad Abu Dhabi tra il premier tripolino e il generale Khalifa Haftar che formalmente controlla l’est del Paese come uomo forte del governo di Tobruk.In una nota diffusa il 4 maggio Ghweil sostiene che i due non hanno legittimità per decidere il destino della Libia e che anche lui deve partecipare a un «dialogo costruttivo nell’interesse globale libico». Man mano che si scorrono le righe del documento arrivano attacchi personali ai due. Haftar viene definito «un cittadino in pensione da militare» mentre Serraj «una persona senza incarico legittimo che rappresenta un gruppo usurpatore del potere nella capitale Tripoli».Serraj si è insediato a Tripoli nell’aprile di un anno fa e da allora ha faticato non poco a tenere il controllo della Libia occidentale. Questo perché a un anno di distanza l’ex esecutivo guidato da Ghweil mantiene una certa presa sulla città. «Il governo di salvezza lavora ancora in maniera quasi normale attraverso qualche ministero» ha detto una fonte locale l’Ansa verso la fine dell’aprile scorso. In particolare i ministeri in questione sarebbero quello della Difesa, Istruzione superiore ed Esteri. La stessa fonte ha confermato che l’ex esecutivo è ancora forte in diverse zone della città.

Al netto delle parole di Ghweil tutta la comunità internazionale ha accolto con favore l’incontro tra l’Est e l’Ovest del Paese. Secondo diverse fonti della stampa araba e nord africana i due avrebbero raggiunto un accordo per risolvere lo stallo attraverso un controllo congiunto delle milizie e nuove elezioni entro il prossimo inverno. La conferma è arrivata direttamente dal profilo Facebook dell’”Ufficio informazioni del comando generale delle Forze armate libiche”.
L’intesa prevede anche la creazione di un «consiglio di presidenza dello Stato» composto dal presidente del parlamento di Tobruk, Aghila Saleh, da quello del governo di intesa nazionale, ovvero Serraj, e dal comandante dell’esercito cioè Haftar. Libya’s Channel ha riportato anche che l’accordo prevede lo «scioglimento di tutte le milizie irregolari» ma su questo punto che l’accordo presenta le sue crepe.Storia di un collassoL’ostilità dell’ex governo Al-Ghweil non è l’unico esempio di forze tenute fuori dall’accordo Serraj-Haftar. La Libia dopo la caduta di Gheddafi è sprofondata in un caos che forse solo un grande incontro tra tutti i gruppi che che la controllano potrà risolvere.Un anno e mezzo dopo la morte di Gheddafi si sono susseguiti due anni di relativa calma fino alle elezioni parlamentari del 2014 che hanno causato un aumento delle violenze fino alla completa divisione del Paese con il parlamento eletto costretto a fuggire a Tobruk.Nell’estate dello stesso anno il generale Khalifa Haftar ha iniziato la sua offensiva, intitolata “Operation Dignity” contro quelle che ha chiamato “milizie islamiste”. Nella sua offensiva Haftar è riuscito a dare stabilità alla zona orientale del Paese anche grazie alla riconquista di Bengasi.
Nel frattempo a Tripoli sono scoppiati volenti scontri nella zona dell’aeroporto internazionale che hanno coinvolto la coalizione Libia Dawn, una formazione islamista legata alle milizie misuratine fedeli al General National Congress, il governo soppiantato dalle elezioni del 2014, e una coalizione legata ad Haftar, le forze di Zintan che controllavano il sito fin dal 2011. La battaglia si è risolta con la vittoria della coalizione Libia Dawn, mentre nel frattempo il Paese si è trovato con due governi, quello di Tripoli con bandiera Onu e quelli di Tobruk sostenuto dalle capacità militari di Haftar che che viene visto di buon occhio da Mosca.A complicare ancora di più le cose è arrivato anche lo Stato islamico che ha operato per lungo tempo nella zona di Sirte salvo poi essere cacciato dalla città nel dicembre del 2016 da milizie vicine all’esecutivo di Serraj. Nel frattempo dall’altra parte del Paese Haftar stava conducendo la sua personale battaglia contro le milizie di Bengasi. In particolare gli scontri hanno interessato la cosiddetta “mezzaluna petrolifera” nei pressi del centro petrolifero di Ras Lanuf.Ma il Paese non è diviso solo tra Est e Ovest. Sul terreno sono presenti diverse forze che si sono divise il Paese. Ne sono un esempio le milizie misuratine. Per larga parte indipendenti, alla fine di gennaio di quest’anno hanno deciso di unirsi all’esercito libico, ovvero al governo di Tripoli. I mezzo ci sono diverse milizie locali che si contengono fette di territorio. In più esiste ancora una sacca sotto il controllo dell’Isis poco lontana dal centro di Sirte. Ma le divisioni riguardano anche la linea tra Nord e Sud. Come nel caso della regione meridionale del Fezzan contesa tra i Tuareg e Tebou. I primi fedeli all’ex governo islamico di Tripoli e i secondi alleati di Tobruk.

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