Il dialogo con tutte le parti impegnate sul campo, la volontà di proseguire nel sostegno all’inviato delle Nazioni Unite e nel perseguire una via politica per la risoluzione del conflitto: sono questi gli obiettivi dichiarati sulla Libia da uno dei più stretti collaboratori di Mike Pompeo, segretario di Stato Usa. David Schenker, arrivato a Roma per partecipare al Med2019, ha lanciato però un altro segnale che conferma molte indiscrezioni delle ultime settimane: la volontà degli Usa di arginare l’avanzata russa all’interno dello scacchiere libico.

“La presenza russa ci preoccupa”

Intervistato su La Stampa, David Schenker ha elencato quelle che sono, da parte dell’amministrazione Usa, le attuali priorità inerenti la Libia. Il dossier viene ritenuto tra i più caldi del Medio Oriente e il collaboratore di Pompeo ha confermato la forte attenzione di Washington su questa questione: “Gli Usa sono preoccupati per quello che sta accadendo in Libia – ha infatti dichiarato – dal punto di vista diplomatico stiamo procedendo con una serie di iniziative in vista della conferenza di Berlino e sosteniamo gli sforzi dell’inviato Onu, Ghassan Salamè”.

“Parliamo inoltre con tutte le parti in campo ha poi proseguito Schenker – dal Gna di Sarraj all’Esercito di Haftar. Siamo davanti a un conflitto regionale, una guerra per procura”. E quindi poi è arrivato l’affondo contro Mosca: “L’elemento di maggiore preoccupazione per noi è stato l’aumento del numero dei mercenari russi”. Una frase che va a confermare dunque come le ultime mosse americane sono state spinte dalla preoccupazione relativa al crescente attivismo russo nel Paese nordafricano. Timori che sono più del Congresso e del Pentagono, ma che vengono comunque monitorati in questi giorni anche da Casa Bianca e Dipartimento di Stato. Non è un caso che Washington proprio nelle ultime settimane è tornata ad essere molto attiva in Libia, dove ha incontrato sia delegati del governo di Fayez Al Sarraj che del generale Khalifa Haftar. A quest’ultimo poi il Dipartimento di Stato il 14 novembre scorso ha chiesto di interrompere l’offensiva su Tripoli.

Schenker inoltre ha anche fatto riferimento ad un’altra preoccupazione: “Guardiamo con attenzione anche il recente accordo tra Gna e Turchia – ha dichiarato nell’intervista – Chiediamo a tutte le parti di evitare azioni che possano acuire le tensioni nel Mediterraneo orientale, o il rischio è un’ulteriore regionalizzazione del conflitto”.

La presenza russa in Libia

Così come sottolineato alcuni giorni addietro, Mosca è apparsa di recente molto più attiva nello scenario libico. Il Cremlino da diversi anni appoggia il generale Haftar, l’uomo che controlla gran parte dell’est del Paese, zona dove i soldi in circolazione vengono stampati direttamente in Russia. Dopo aver attaccato la capitale Tripoli lo scorso 4 aprile, Haftar è andato per diversi mesi in difficoltà arenandosi in una guerra che ha logorato entrambe le forze sul campo, dunque anche le milizie che sostengono Al Sarraj

Da Mosca è arrivato l’aiuto anche sotto forma di contractors, piazzati sul campo per aiutare il generale a vincere la resistenza delle milizie filo Tripoli

Si calcola che almeno 200 contractor russi appartenenti alla società Wagner abbiano raggiunto la Libia a partire dallo scorso mese di settembre. Proprio quest’ultimo aspetto ha fatto scattare l’allarme a Washington, con gli Usa dunque che adesso provano a ritornare protagonisti nella gestione del dossier libico.

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