La notizia ha forse un po’ sorpreso tutti, in Libia e non solo, quando è stata ufficializzata dal palazzo di Vetro delle Nazioni Unite. Salah Badi infatti è stato fatto oggetto di sanzioni internazionali. Si tratta del leader della brigata Al Samoud, milizia di Misurata spesso però recentemente protagonista degli ultimi eventi che hanno sconvolto la capitale Tripoli. A settembre, così come a 24 ore dalla chiusura del vertice di Palermo, la brigata al Samoud è stata tra quelle che hanno attaccato le forze di sicurezza vicine ad Al Serraj. Queste ultime, a loro volta, corrispondono ad altre milizie denominate “Rada“, stipendiate però dal ministero dell’Interno. Dettaglio questo non da poco per comprendere la mossa delle Nazioni Unite contro Salah Badi. 

La brigata Al Samoud

Salah Badi, da quando è arrivato alla ribalta nei primi anni post Gheddafi in Libia, è sempre stato un personaggio visto con sospetto. C’è chi lo ha sempre accostato all’islamismo, sia di matrice fondamentalista che interna alla fratellanza musulmana. Le sanzioni contro Salah Badi non hanno sorpreso per via delle caratteristiche del soggetto colpito, bensì per la loro tempistica. Che il gruppo denominato Al Samoud non fosse dedito infatti alla ricerca di soluzioni pacifiche, lo si sapeva già dal 2014. In quell’anno infatti, Salah Badi assieme ai suoi uomini ha assaltato l’aeroporto internazionale di Tripoli situato a sud della capitale, nella zona di Bin Ghashir. Un’azione molto più che discutibile, volta a portare la brigata al Samoud da Misurata fin dentro il cuore della più importante città libica. Salah Badi voleva, in poche parole, provare a prendersi un pezzo di città per aumentare il proprio peso politico. Lo scontro all’epoca è stato contro le milizie di Zintan. La brigata al Samoud è stata costretta alla fuga, ma lo scalo internazionale da allora è impraticabile. Distrutti i terminal, inutilizzabile la pista, Tripoli da quel momento è costretta a servirsi di un’ex base militare nella zona costiera di Mitiga per collegarsi con il resto del mondo. 

La domanda che è sorta nei giorni scorsi in Libia e non solo ha riguardato per l’appunto i motivi che hanno spinto, soltanto in questi giorni, la comunità internazionale ad agire contro Salah Badi. Dal 2014 in poi la sua brigata, composta soprattutto da misuratini estremisti, ha infatti continuato ad esistere ed a stazionare minacciosa alle porte di Tripoli. Come detto in precedenza, a settembre e nei giorni scorsi si è resa protagonista degli scontri proprio nelle zone adiacenti il distrutto scalo internazionale. 

Un affare tutto interno a Misurata? 

Una risposta al quesito che in tanti hanno iniziato a porsi nei giorni scorsi, ha provato a darlo il sito Africa Intelligence. In un articolo riportato anche dalla tv libica Channel 218, si parla in particolare di una mossa attuata dalle Nazioni Unite per dare maggiore credito e peso al nuovo ministro dell’interno del governo di Al Serraj, Fathi Bishaga. Salah Badi, con la sua brigata, ha spesso attaccato gli uomini della Rada che, come detto, fanno capo al ministero dell’interno. Bishaga, che da pochi mesi è a capo del dicastero dopo il rimpasto di governo, è anche lui misuratino. Farebbe parte, almeno da indiscrezioni trapelate già dal suo insediamento, di un ramo seppur moderato dei Fratelli Musulmani. Dunque, secondo la ricostruzione riportata su Africa Intelligence, in realtà le sanzioni Onu contro Salah Badi avrebbero l’obiettivo di aiutare politicamente e non solo proprio Fatih Bishaga. Un modo quindi, da un lato, per legittimare le forze sotto il controllo del ministero degli interni di Tripoli, dall’altro per rafforzare nella stessa Misurata il peso di Bishaga.

Questo perchè Salah Badi nella sua città avrebbe ancora consenso. Ed in effetti dal comune di Misurata, città Stato a tutti gli effetti, sono arrivate nelle scorse ore parole di condanna per la decisione di applicare le sanzioni al leader della Brigata Al Samoud. “Un simile atto da parte dell’Onu – si legge in una nota del consiglio comunale misuratino riportata su AgenziaNova – Indebolirà la validità delle sanzioni stesse”. Secondo il più importante organo politico di Misurata, “la missione Onu dovrebbe impegnarsi nel far attuare l’accordo di Skhirat – si legge ancora – per come previsto dalle stesse risoluzioni del consiglio di sicurezza”. Un modo per dire, tra le righe, che le Nazioni Unite dovrebbero intervenire anche su Haftar, considerato il principale responsabile della mancata attuazione degli accordi di Skhirat, gli stessi che hanno dato poi vita al governo di Al Sarraj. Da Misurata dunque c’è chi difende Salah Badi, accusando l’Onu di agire con due pesi e due misure. Resta però il fatto che, sotto un profilo politico, ad oggi è Bishaga a beneficiare dell’appoggio delle Nazioni Unite e, con esse, soprattutto degli Usa. 

Sia Bishaga che Badi orbitano attorno ai Fratelli Musulmani, formazione contro cui Haftar ha sempre dichiarato la propria volontà di combattere. Pur tuttavia, Bishaga è considerato più moderato, Salah Badi più estremista. Tra i due, per il momento, si è scelto di salvare soltanto il primo.

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