Russia e Turchia, a partire dal fallito golpe anti Erdogan del luglio 2016, hanno iniziato un’intensa collaborazione che spazia su più fronti e su svariati dossier. A partire dalla Siria, Paese in cui Mosca sostiene il presidente Bashar Al Assad, mentre dall’altro lato da Ankara si è sempre fatto leva su gruppi islamisti e turcomanni finanziati per rovesciare il governo di Damasco. Due posizioni opposte, ma su cui tuttavia i due governi sono riusciti sempre a trovare gli accordi per tregue e cessate il fuoco. Una collaborazione, quella tra Russia e Turchia, che da anni procede anche sul versante energetico, così come dimostrato dall’inaugurazione l’8 gennaio scorso del tratto turco del TurkishStream. Dunque, il fatto che adesso le delegazioni dei due rispettivi governi non siano riuscite ad incontrarsi sulla Libia, la dice lunga su quella che è la situazione nel Paese nordafricano. E su quelli che potrebbero essere gli scenari futuri a due passi dalle nostre coste.

L’annullamento del vertice ad Istanbul

Quando la scorsa settimana una nota diplomatica turca ha annunciato un rinvio “a data da destinarsi” di un incontro già programmato tra le delegazioni di Mosca ed Ankara, ben si è intuito come qualcosa non stava andando per il verso giusto. Il vertice era stato programmato per domenica ad Istanbul e doveva riguardare, in primo luogo, il dossier libico. La Turchia da novembre è impegnata nel sostegno, tramite soldi, mezzi militari e miliziani siriani filo Ankara, al governo di Fayez Al Sarraj. Un appoggio che al capo dell’esecutivo stanziato a Tripoli ha fino ad adesso garantito un ritorno all’offensiva militare, con le conquiste di città strategiche quali Sabratha e Tarhouna a danno del generale Khalifa Haftar. Quest’ultimo ha dovuto di fatto sospendere la sua iniziativa cominciata il 4 aprile 2019 e che aveva come obiettivo la conquista di Tripoli. Il generale è sostenuto dalla Russia, la quale a settembre ha iniziato ad inviare i contractors della Wagner per aiutare i suoi uomini ad avanzare.

Ecco perché dunque il vertice tra i rappresentanti diplomatici e militari di Mosca ed Ankara era così atteso. Ci si aspettava, in particolare, un principio di intesa volto a trovare quantomeno un cessate il fuoco od a provare un accordo in grado di far avvicinare le parti direttamente sostenute. All’incontro dovevano prendere parte, tra gli altri, anche i ministri degli esteri di Russia e Turchia, ossia Sergej LavrovMevlut Cavusoglu, così come i responsabili della difesa di Mosca ed Ankara, rispettivamente Sergej Shoigu ed Hulusi Akar. Come detto, tutto però è stato rinviato a data da destinarsi. Le due parti hanno posizioni politiche al momento tanto distanti da aver fatto ritenere maggiormente opportuno proseguire il confronto in un altro momento: “In una conversazione telefonica svoltasi tra il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu e il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov – si legge in una nota diplomatica turca – è stato deciso che i contatti ed i colloqui proseguiranno nel prossimo futuro. La riunione a livello ministeriale avrà luogo in una data futura”. La cancellazione del vertice è stata improvvisa e repentina, tanto che una parte della delegazione russa si trovava già ad Istanbul. Un ulteriore segno del clima che si respira, con riferimento alla Libia, lungo l’asse Mosca – Ankara.

La Russia non vuole escludere Haftar

Nodo della discordia tra le parti sarebbe stato, così come emerso da fonti diplomatiche, il ruolo da accordare al generale Haftar nel futuro processo di pace. Il leader del Libyan National Army, che controlla buona parte della Cirenaica e diverse province del Fezzan, pur se in difficoltà attorno a Tripoli secondo i suoi più stretti alleati meriterebbe l’inclusione all’interno delle discussioni politiche da avviare con il confronto tra Russia e Turchia. Mosca in particolare, pur se l’alleanza con Haftar a volte ha creato non pochi imbarazzi anche per le scelte repentine e non concordate prese dal generale, vede nell’uomo forte della Cirenaica una sorta di garanzia per i propri interessi nella regione.

Nell’est della Libia il governo di Mosca punta ad impiantare una nuova base russa nel Mediterraneo, così come a fare gola sono anche e soprattutto le risorse energetiche in questa parte del Paese nordafricano. Impossibile quindi, specialmente dopo gli sforzi volti a sostenerlo, rinunciare al generale Haftar. Né tanto meno può essere ipotizzabile, secondo la visione del Cremlino, una Libia futura senza un ruolo per il capo militare del Libyan National Army.

Ankara punta a capitalizzare gli sforzi

Ma non è affatto dello stesso avviso la Turchia. Erdogan non vedrebbe di buon occhio la presenza di Haftar in un prossimo dialogo intralibico. Il generale viene visto come un perdente, il suo esercito per adesso si è dovuto ritirare dalla Tripolitania e questo basta per Ankara per far considerare terminata la stagione del leader del Libyan National Army. La Turchia vuole cercare in questa precisa fase di capitalizzare il suo peso nelle avanzate di Al Sarraj e delle sue milizie. In poche parole, Ankara vuole considerarsi la vera vincitrice della battaglia di Tripoli e, come tale, si sente in diritto di sbarazzarsi politicamente e militarmente di tutti i rivali.

Se in Siria Erdogan ha sempre accettato di buon grado di sedersi al tavolo diplomatico con Putin, visto il maggior peso della Russia in quel dossier, in Libia invece vuole dettare lui le condizioni. Ed il tira e molla su Haftar, ha quindi portato alla non praticabilità del vertice di Istanbul. E questo non è un buon segnale: significa che, con molta probabilità, la Turchia vorrà spingere le milizie vicine ad Al Serraj fin oltre la Tripolitania, magari con più di un piede da puntare sui campi petroliferi poco più ad est di Sirte.

Occhi puntati su Sirte

E non è un caso che la città natale di Gheddafi sia tornata ad essere al centro del conflitto. A sud di Sirte, all’interno della base di Al Jufra, i russi hanno posizionato gli aerei fatti arrivare dalla Siria. Un segnale di deterrenza nei confronti della Turchia, a cui si vorrebbe far capire l’indisponibilità di Mosca ad accettare altre avanzate delle milizie filo Al Sarraj fin dentro il cuore della Cirenaica. Questo perché in effetti prendere Sirte, come scritto nei giorni scorsi su InsideOver, equivarrebbe ad avere per una delle parti in causa un grande vantaggio strategico. Chi arriva qui può avere le chiavi di accesso per Tripoli o per Bengasi. Haftar aveva preso la città il 6 gennaio scorso e sembrava oramai pronto ad attaccare definitivamente Misurata e la capitale libica. Ora è Al Sarraj con l’appoggio turco ad avanzare e, se Sirte dovesse cadere, anche la Cirenaica non sarebbe al sicuro. Dallo scontro per questa porzione della Libia si determineranno i futuri equilibri del Paese.

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