La condanna del presunto golpe, poi la richiesta di maggiore chiarezza: sono queste le due richieste più importanti che il premier libico Fayez Al Serraj avanza all’Italia durante l’ultima intervista concessa a SkyTg24. Il capo del governo ufficialmente riconosciuto dall’Onu, rompe dunque il silenzio circa i rapporti con il nostro paese e sceglie di farlo in una fase che appare sempre più di stallo.

“Italia non sia timida”

La frase forse più ad effetto pronunciata da Al Sarraj riguarda la posizione dell’Italia: “Non sia timida – dichiara il premier libico – Deve dire chiaramente da che parte sta. Deve stare dalla nostra parte, perché siamo noi l’unico governo legittimo”. Una frase evidentemente riferita alla posizione del nostro paese, il quale da quando Haftar inizia la battaglia per la presa di Tripoli lo scorso 4 aprile, più volte afferma di riconoscere soltanto il governo di Al Sarraj ma al tempo stesso ritiene indispensabile il dialogo anche con le autorità dell’est del paese. La politica dell’equidistanza volta a mantenere i rapporti con tutte le parti in causa, viene vista quindi con sospetto dal capo del governo di Tripoli.

Al Sarraj però ringrazia Roma: “Il ruolo italiano lo apprezziamo e siamo in continuo contatto con il governo di Roma”. Ma il nodo sta proprio nella posizione dell’esecutivo guidato da Conte: “Roma deve condannare il golpe. Quello che si sta tentando di fare in Libia è un colpo di Stato a tutti gli effetti”. Infine, la chiosa che sintetizza un po’ il discorso di Al Sarraj contenuto nell’intervista andata in onda nelle scorse ore: ” Il punto per noi non è chiedere aiuto per Sarraj, ma per le istituzioni che rappresentiamo”.

La situazione sul fronte dell’immigrazione

La vera “arma” che Al Sarraj prova poi a tirar fuori, è ancora una volta quella dell’immigrazione. Negli ultimi giorni si registra un aumento di partenze dalla Libia, alcuni barconi vengono intercettati dalla stessa Guardia Costiera di Tripoli, altri invece vengono soccorsi dalle navi Ong in acque internazionali e spesso di competenza libica. Ben lo si vede anche nel dibattito politico a cavallo delle ultime europee, dove il tema sull’immigrazione torna nuovamente ad essere di fatto centrale. Al Sarraj, che trincerato nel suo palazzo presidenziale segue con continuità le vicende italiane, sa quindi l’importanza di agitare lo spettro dell’immigrazione e della sicurezza.

“L’immigrazione illegale è un incubo per l’Italia e per l’Europa in generale – afferma Al Sarraj – Anche noi siamo molto preoccupati per ragioni umanitarie, economiche e di sicurezza. Abbiamo parlato con il vostro governo, sa che qui ci sono tantissime persone in fuga, in Europa in molti paesi le porte sono chiuse, e questi stessi paesi criticano la Libia che ospita 800mila migranti! Dobbiamo trovare un punto di incontro”. E si arriva quindi al tema della sicurezza: “Ricordiamoci – chiosa Al Sarraj – anche il problema della sicurezza, tra i migranti possono nascondersi terroristi e fuorilegge, ne abbiamo avuto conferma dalla nostra intelligence”.

Non è certo la prima volta che il premier libico parla di immigrazione. Nelle prime settimane dopo l’inizio del conflitto con Haftar, in altre interviste fa riferimento alla cifra di 800mila migranti presenti in Libia che sarebbero pronti a salpare. Una cifra per la verità poi drasticamente ridimensionata dai nostri apparati di sicurezza, dall’Onu e dalla stessa Guardia Costiera. Se da un lato è verosimile che siano 800mila i migranti in Libia, dall’altro solo una minima parte vuole salpare alla volta dell’Europa ed una parte ancora più piccola ha possibilità di farlo. Ma per Al Sarraj pronunciare questa cifra è un modo per mettere pressione al governo italiano, agitare la tematica dell’immigrazione e provare ad avere appoggio in termini politici e di mezzi.

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