A Tripoli erano da poco atterrate le delegazioni giunte da Palermo quando, intorno alle ore 20:00 di mercoledì, lungo la strada per l’aeroporto internazionale sono apparse barricate e miliziani armati di tutto punto. È stato quello il segno che qualcosa di grave nella capitale libica stava nuovamente accadendo. Tra i primi a riferire della situazione sono stati, su Twitter, i giornalisti di LibyaTimes: “Si registrano scontri – si legge in un Tweet pubblicato sul loro profilo – Tra miliziani ricollegabili alle milizie di Tarhuna e gruppi vicini ad Aghnaiwah Kikly”. 

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Nuovamente in azione la Settima Brigata

La dinamica sembra dunque drammaticamente simile a quella dello scorso settembre, quando Tripoli ha iniziato ad essere sotto il fuoco dei miliziani provenienti dalla cittadina di Tarhuna. Si tratta, in poche parole, della famigerata Settima Brigata. Come spiegava proprio a settembre, in un’intervista in merito agli scontri di allora, il giornalista Alessandro Scipione “molti della Settima Brigata sono militari di professione addestrati ai tempi di Gheddafi e che hanno base a Tarhuna, a cui Al Serraj aveva affidato la protezione dell’aeroporto”. Quest’ultima mossa è stata mal digerita da molte milizie tripoline, qui è possibile rintracciare una parte delle cause forse che ha portato poi agli scontri di settembre. Il cessate il fuoco concordato ad inizio autunno, a cui si è giunti con la mediazione anche delle Nazioni Unite, prevedeva l’arretramento della Settima Brigata dalle zone sud di Tripoli e dunque anche dall’aeroporto. 

Adesso i nuovi scontri registratisi nelle scorse ore vedrebbero proprio gli uomini di Tarhuna nuovamente all’assalto dello scalo internazionale della capitale libica. “Hanno preso parte dell’aeroporto – si legge su Al Arabiya– Dichiarando la strada di collegamento con il centro città zona militare”. Alcuni testimoni riferiscono di una situazione molto tesa, con uomini armati presenti in tutto il perimetro del quartiere attorno l’aeroporto. La Settima Brigata, nel suo tentativo di presa dello scalo, ha iniziato a scontrarsi con alcune milizie fedeli al governo di Al Serraj e, in particolare, con quelle di Kikly che, a loro volta, sono riconducibili alla brigata Abu Salim. Sono le formazioni che da tempo hanno il controllo dell’aeroporto e che hanno riconquistato le loro posizioni dopo gli scontri di settembre. 

Un’azione contro Al Serraj e l’Onu

Già a settembre la Settima Brigata, nel giustificare il suo attacco alle brigate che controllano la zona sud di Tripoli, aveva dichiarato di avere come obiettivo quello di spazzare via le milizie islamiste dalla capitale. La storia, dopo il vertice di Palermo, sembra ripetersi. Secondo diverse fonti libiche, l’azione del gruppo di Tarhuna è figlia del malcontento per come si è sviluppato il summit siciliano: “C’era da aspettarselo – ha dichiarato un ex membro del governo di Ghwell, disciolto con l’arrivo di Al Serraj – La Settima Brigata è delusa perchè nessuno a Palermo ha parlato della fine del potere delle milizie a Tripoli”. Il fatto che nessuno, secondo le ultime ricostruzioni, abbia parlato della necessità del disarmo delle fazioni (per lo più islamiste) presenti nella capitale, avrebbe nuovamente fatto propendere la Settima Brigata verso un’azione armata.

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La situazione sul campo appare comunque adesso molto confusa. Si registrerebbero ancora scontri, anche se limitati al perimetro dello scalo aeroportuale. C’è chi vede, dietro questa azione, lo zampino della Turchia. Ankara ha abbandonato il vertice di Palermo prima del tempo e, come ritorsione, avrebbe dunque armato nuovamente la mano della Settima Brigata. Più volte infatti in passato la milizia di Tahruna è stata accostata ai Fratelli Musulmani e dunque alla Turchia ed al Qatar. Ma tale ricostruzione potrebbe essere anche molto semplicistica: “Non è detto che siano della Fratellanza – ha ricordato ancora Alessandro Scipione nell’intervista di settembre – Le foto che circolano in rete li ritraggano in uniforme militare e senza barba”. L’unica cosa certa è che Tripoli sembra nuovamente vicina al punto di rottura del fragile equilibrio instauratosi con il cessate il fuoco di settembre. E, forse, c’era realmente da aspettarselo. Nella scacchiera libica, è sempre in agguato il rischio che una singola mossa accontenti una parte ma ne scontenti un’altra. Decisive le prossime ore per comprendere cosa accadrà nella capitale del paese nordafricano. 

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