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Non solo Pyongyang. Anche Nuova Delhi ha da tempo un proprio programma missilistico e atomico. L’India è da tempo nel novero delle potenze dotate di capacità nucleari insieme a Russia, Usa, Francia, Inghilterra, Cina, Israele, Pakistan ed ora Corea del Nord e non ha certo intenzione di rallentarne lo sviluppo.

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Gli ultimi risvolti internazionali, in particolare l’espansionismo economico e militare cinese che ha ribaltato gli assetti geopolitici nell’area spingendo Islamabad tra le braccia di Pechino, preoccupano non poco il gigante asiatico che si sente circondato da nemici vecchi e nuovi. La nuova apertura verso gli Stati Uniti, prima considerati un alleato ambiguo e inaffidabile proprio per la loro vicinanza al Pakistan, è lì a dimostrare come in tutta l’area geografica estremo orientale sia in atto una vera e propria rivoluzione epocale di portata storica che ne fa – una volta di più – il centro degli interessi del mondo.

Nuova Delhi pertanto sta abilmente sfruttando la propria posizione strategica per porsi come protagonista diretto nella partita per il controllo di tutta l’Asia che vede giocare giganti come la Cina, gli Usa e la Russia.

L’India infatti non dimentica la propria vicinanza con Mosca, da sempre partner strategico per le proprie forniture militari, pur cominciando a guardare a Washington in funzione anticinese.

Le esercitazioni navali congiunte con la US Navy – e con la flotta nipponica – si fanno sempre più frequenti, inoltre per la prima volta il governo di Nuova Delhi ha permesso a tecnici americani di salire a bordo dei propri sommergibili a propulsione nucleare di fabbricazione russa classe Shchuka-B  (“Akula” in codice Nato) e sulla portaerei Vikramaditya – già Admiral Gorshkov – recentemente rimodernata, generando non poche proteste da parte del Cremlino.

In questo mutato panorama strategico risulta evidente l’intenzione dell’India di non abbassare il livello della tensione con le potenze a lei avverse tramite il ricorso a test di vettori missilistici con capacità nucleare.

Dall’inizio di quest’anno se ne contano infatti già 3 che hanno visto protagonisti diversi tipi di missili: dal missile intercontinentale all’SRBM.

A metà gennaio, infatti, Nuova Delhi ha lanciato un ICBM del tipo “Agni V” dall’isola di Abdul Kalam – già note come Wheeler –  nel Golfo del Bengala che dopo aver viaggiato per 19 minuti e percorse circa 3 mila miglia ha impattato nell’Oceano Indiano. Il missile è una versione migliorata della serie “Agni” la cui produzione è cominciata nei primi anni ’80 ed è stato testato già 5 volte a partire dal 2012, con l’ultimo lancio effettuato a dicembre del 2016 – lancio che provocò le vive proteste di Cina e Pakistan.

Doppio test missilistico, invece, nei giorni scorsi. Martedì 6 febbraio è stato lanciato un missile “Agni I”, un SRBM la cui gittata è di 700 km, sempre dal poligono sito nell’isola di Abdul Kalam. Il razzo, sviluppato dalla Advanced Systems Laboratory della Defence Research and Development Organization, è lungo 15 metri  per un peso di circa 12 tonnellate al lancio. Il suo carico bellico è di una tonnellata con testata convenzionale, chimica o nucleare e grazie al suo sofisticato sistema di guida vanta un notevole grado di precisione.

Il giorno successivo, mercoledì 7 febbraio, un secondo lancio di un SRBM ha provocato le dure reazioni di Pechino e di Islamabad. Il nuovo missile “Prithvi II” è stato testato dal poligono dell’Esercito di Balasore nello stato dell’Orissa. Il missile, la cui gittata massima stimata è di 350 km ha impattato nel Golfo del Bengala e secondo le autorità militari indiane è stato “un completo successo”.

Il “Prithvi II” lanciato mercoledì è una versione migliorata del missile nato alla fine degli anni ’90: dotato di due stadi a combustibile liquido è in grado di trasportare sino a mille kg di carico utile con capacità nucleare.

Numerosi analisti ritengono – a buon diritto – che la fervente attività missilistica indiana di questo inizio 2018 sia da leggere come un messaggio per Pechino – e Islamabad – in risposta alla crescente attività militare cinese nei mari che circondano la sfera di influenza del subcontinente indiano. Anche Nuova Delhi, oltre che Tokyo, si dice preoccupata per quanto sta succedendo nel Mar Cinese Meridionale dove gli atolli delle isole Spratly sono stati unilateralmente ed illegalmente militarizzati dalla Cina per farne un avamposto per il controllo dei traffici commerciali e soprattutto per avere una bolla A2/AD (Anti Access/Area Denial) sia per proteggere la propria flotta di sottomarini lanciamissili balistici sia per avere una punta di lancia nella proiezione di forza.

Anche l’attività navale e commerciale cinese nell’Oceano Indiano è vista come una minaccia dall’India: le iniziative di Pechino per implementare la “Belt and Road Initiative” che hanno visto stringere accordi con il Pakistan e la penetrazione cinese in Bangladesh o in Myanmar, sono viste come un tentativo di “strangolare” l’India ed i suoi interessi in tutta l’area. Da qui, come già anticipato, l’avvicinamento agli Usa – pur cercando di mantenere buoni rapporti con la Russia – e soprattutto i “messaggi” affidati ai testi missilistici degli ultimi giorni.  

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