L’India continua la sua corsa ai missili intercontinentali e mette in allerta il gigante cinese, da sempre particolarmente interessato a contenere il suo diretto concorrente per l’Asia. Nella notte di giovedì, le forze armate indiane hanno compiuto un nuovo test per il missile balistico a lungo raggio Agni-V. Un missile balistico intercontinentale, capace di trasportare una testata nucleare fino a una distanza di 5mila chilometri. La prova ha avuto successo e l’India ora può davvero festeggiare un risultato storico per la propria potenza missilistica. L’Agni-V permetterà, infatti, all’India di entrare nel club degli Stati possessori di missili balistici intercontinentali (Icbm). Per ora, solo sei Stati possiedono questo “onore” a livello ufficiale: i cinque del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti) ed Israele. Israele che, fra le altre cose, ha anche sviluppato da tempo una cooperazione sul piano tecnologico e militare proprio con il gigante indiano. A questi Stati si aggiunge la Corea del Nord, che ha raggiunto la possibilità di colpire obiettivi a migliaia di chilometri.

Il test indiano arriva dopo una lunga corsa alle armi proposta dai governi di Nuova Delhi. Ed è un segnale che non va preso alla leggera, soprattutto perché l’India continua ad avere enormi problemi con il Pakistan – con cui è ancora formalmente in guerra e con cui condivide un inquietante aumento del numero di armi nucleari – e inizia ad aumentare la propria voglia di controbilanciare l’espansione della Cina, diretto concorrente in Asia. E proprio per questo motivo, dalle colonne del Global Times, il tabloid internazionale di Stato di Pechino, sono arrivate parole estremamente interessanti e che servono come monito per tutti gli Stati asiatici. Già dal titolo dell’editoriale, non è lasciato spazio ai dubbi su quale sia il pensiero del dragone: “La Cina dovrebbe rafforzare la propria presenza militare nell’oceano Indiano in risposta ai test balistici dell’India”. L’editoriale afferma che il test dell’Agni-V rappresenti “una minaccia diretta alla sicurezza cinese e una grande sfida agli sforzi globali per la non proliferazione nucleare”.

“Il missile potrebbe essere teoricamente in grado di colpire Pechino, ma la tecnologia balistica indiana è assai inferiore alla media”, sostiene Hu Zhiyongm dell’Istituto di relazioni internazionali dell’Accademia di scienze sociali di Shanghai. Un’affermazione che sembra stemperare la preoccupazione cinese, ma che può tranquillamente ascriversi alla propaganda di Pechino per mostrarsi comunque assolutamente superiore rispetto alla minaccia indiana. Minaccia che non viene affatto messa da parte, in quanto, inutile ricordarlo, l’India non ha solo quei missili balistici come arma che può minacciare, potenzialmente, il territorio cinese fino alla sua capitale. Come detto sopra, l’arsenale nucleare indiano non è da sottovalutare e la Cina è perfettamente consapevole degli sforzi che il governo Modi (e quelli precedenti) hanno compiuto e stanno compiendo per ridurre l’inevitabile gap tecnologico ed economico con il diretto concorrente cinese.

A questa corsa al nucleare, cui corre parallela anche la corsa al raggiungimento della produzione di massa di missili balistici intercontinentali in grado di trasportare testate nucleari, ci aggiunge infatti una situazione di confronto geopolitico sempre più serrato fra i due giganti dell’Asia. Un confronto molto duro in cui la Cina può geograficamente soffocare l’India attraverso una serie di alleanze e di accordi militari ed economici che di fatto chiudono le possibilità indiane di espansione sia verso il mare che verso l’entroterra. Nuova Delhi sta cercando di eludere questo “assedio” cinese attraverso la nascita di nuove rotte commerciali e attraverso la nascita d nuovi porti in grado di eludere questa catena della Nuova Via della Seta. Ma è un percorso difficile in cui si deve confrontare con lo strapotere economico e politico che la Cina ha accumulato nel corso di questi anni. Il fatto che l’India stia contribuendo alla nascita del Quad, cioè quel progetto di un sistema militare integrato con Australia, Giappone e Stati Uniti è un segnale della direzione in cui si sta dirigendo. Da un punto di vista strategico, l’asse dell’Indo-Pacifico serve agli Stati Uniti e ai suoi partner per contenere la Cina. E l’India non può che guadagnarci dalla possibilità di scalfire l’egemonia cinese, pur essendo entrambi partner dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. D’altro canto, anche la rivalità con il Pakistan non può che essere letta nel più grande tema dello scontro politico fra India e Cina. Il governo di Islamabad ha ormai assunto una posizione del tutto filo-cinese e blocca i flussi economici che dall’India si dirigono verso l’Asia centrale. Avere il Pakistan alleato è utile a Pechino anche per bloccare l’espansione dell’India nei mercati asiatici ed europei. Una serie di complessi giochi di alleanze e di scontri in cui la creazione di un arsenale di missili intercontinentali strategici può certamente influire sensibilmente. Il test dell’Agni-V non può far dormire sonni tranquilli all’Asia, e in fin dei conti al mondo.

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