Il futuro dell’Indonesia è sempre più incerto. I casi di Covid-19 nel Paese asiatico sono in forte aumento e c’è il timore che il sistema sanitario, carente di posti letto, personale medico e strutture di terapia intensiva, possa collassare. L’Indonesia potrebbe divenire uno degli Stati al mondo più colpiti dal morbo ed il numero di casi riportati sinora, 686, sarebbe molto sottostimato in confronto alla reale diffusione della malattia. Secondo uno studio del Centre for Mathematical Modelling of Infectious Diseases, basato a Londra, le infezioni scoperte sarebbero appena il 2 per cento dei casi totali presenti che, in realtà, ammonterebbero ad oltre 34mila. I modelli più pessimistici ritengono che potrebbero esserci almeno cinque milioni di infezioni, entro fine aprile, nella sola Giacarta. I parametri del sistema sanitario inducono a prospettive ancora più cupe: ci sono appena 12 posti letto per 10,000 abitanti (contro i 115 della Corea del Sud) e 4 medici ogni 10,000 abitanti (contro i 40 dell’Italia).

Crepe pericolose

L’Indonesia ha una popolazione di 267 milioni di abitanti e la sua collocazione geografica ed i tassi di crescita dell’economia la rendono uno dei Paesi più importanti dell’Asia Sud-Orientale. La pandemia di Covid-19 potrebbe però avere effetti devastanti sulla nazione e provocare fino a 500mila morti. Il 20 per cento degli abitanti rischierebbe la povertà qualora si verificasse una grave contrazione economica e questa prospettiva è sempre più concreta. Le istituzioni indonesiane sono state criticate per non aver risposto in maniera adeguata all’emergenza sanitaria: per tutto febbraio e sino all’inizio di marzo Giacarta segnalava l’assenza di casi di Covid-19 mentre i Paesi vicini, come la Malesia, erano già stati colpiti. La mancata adozione di adeguate misure di contenimento, come la quarantena, ha generato tensioni tra i governi provinciali e quello centrale mentre sono state chieste le dimissioni del Ministro della Salute a causa della sua presunta inefficienza.

L’amministrazione presidenziale di Joko Widodo, rieletto Capo di Stato nell’aprile del 2019 e membro del Partito Democratico Indonesiano di Lotta, di tendenze progressiste, ha escluso l’imposizione di un lockdown nazionale su modello di quanto fatto in Italia ed in altre nazioni del Vecchio Continente. Secondo Widodo, infatti, le caratteristiche culturali e la disciplina degli indonesiani renderebbero inefficace la misura ed i risultati ottenuti nei Paesi europei non sarebbero invece incoraggianti. Il Capo di Stato ritiene più utile ribadire l’importanza del distanziamento sociale volontario e della necessità di stare a casa.

Rischio islamista

La pandemia di Covid-19 rischia di rafforzare il radicalismo islamico indonesiano: gruppi come la Jemaah Islamiyah, legata ad Al-Quaeda e Jamaah Ansharud Daulah, considerato vicino allo Stato Islamico, rappresentano minacce strategiche concrete per l’esecutivo del Paese. L’estensione del territorio nazionale ne rende difficile il controllo capillare mentre le cellule degli estremisti hanno la possibilità di mimetizzarsi e nascondersi con discreta facilità. Qualora la crisi economica impattasse con particolare severità su Giacarta potrebbero risentirne, tra le altre, anche le operazioni di anti-terrorismo ed in breve tempo alcune aree del Paese potrebbero sfuggire al controllo del governo centrale e subire una maggiore influenza degli elementi radicali. Uno sviluppo, quest’ultimo, che rischierebbe di provocare pesanti effetti a catena sull’intera regione contribuendo a rafforzare gli islamisti dei Paesi vicini, come le Filippine. Lo spettro del terrorismo minaccia sempre più da vicino l’Indonesia ed i prossimi mesi saranno cruciali per capire quanto concreta potrà divenire questa minaccia.

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