Le telefonate tra Emmanuel Macron e Vladimir Putin sono ormai una costante. I due presidenti hanno iniziato a parlare da quando si è iniziato a percepire il pericolo dell’escalation tra Russia e Ucraina, e non si cono mai interrotte dall’inizio della guerra. Un filo diretto cui si è aggiunto, negli ultimi giorni, anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz.

L’ultima telefonata non è certo stata foriera di ottime notizie. Dall’Eliseo hanno fatto sapere che Putin non ha dimostrato alcuna volontà di “interrompere la guerra” e il colloquio a tre è stato definito “molto franco e difficile”. La conversazione, che è durata circa un’ora un quarto, è sembrata particolarmente tesa, con i due leader europei che hanno accusato il capo del Cremlino di dire “bugie” sulle violazioni dei diritti umani da parte delle forze ucraine. Un altro elemento sempre più costante nel dialogo tra Macron e il presidente russo, visto che più volte il capo dell’Eliseo ha detto al suo omologo a Mosca di affermare falsità sulla “denazificazione” dell’Ucraina e sui suoi sospetti riguardo le mire del governo di Kiev.

Un clima teso, ma soprattutto di sfiducia. Le fonti che parlano di questi lunghi colloqui tra Macron e Putin descrivono una situazione per cui lo stesso capo dell’Eliseo appare quasi scoraggiato, se non indispettito, per alcune prese di posizione da parte del presidente russo. Macron continua a mantenere aperto questo filo diretto con Putin, ma ormai anche le parole successive a ogni telefonata appaiono quelle dello scoramento, intrise di pessimismo. Mai una volta il presidente francese ha terminato la chiamata con il leader russo ottenendo davvero risultato concreto, ma il più delle volte ha espresso tutto il suo rammarico per una situazione in cui non riesce a trovare una soluzione. Putin va avanti, non si ferma. E il convincimento dello “zar” sembra granitico.

In queste ormai più di quindici telefonate tra Putin e Macron, in parte anche con Scholz, si è comunque costruito un rapporto particolare. Il quotidiano francese Le Figaro ha raccontato che il capo dello Stato si è spesso sfogato raccontando che ormai sta iniziando a comprendere cosa spinge davvero Putin in questa guerra, intercettando in parte anche l’anima più profonda del presidente della Federazione Russa. A volte il presidente francese risponde anche a tono alle idee espresse dal capo del Cremlino. E questo aiuta a far capire il grado di intimità raggiunta tra due leader che fino a pochi mesi fa sembravano anzi avere intrapreso un percorso di reciproca fiducia e stima.

Adesso, con la guerra in Ucraina, le cose appaiono molto diverse. Quel clima di serenità che si era creato tra Mosca e Parigi ha ceduto il passo a un senso di tristezza e di paura. Ma l’impressione è che tutti i leader coinvolti vogliamo mantenere aperto questo canale di dialogo. Per Putin si tratta di una porta verso un Occidente che l’ha completamente isolato. E significa soprattutto parlare con due capi di Stato e governo di peso all’interno delle gerarchie dell’Unione europea: di fatto l’asse franco-tedesco è in questo omento il motore della diplomazia Ue. Dall’altro lato, a Scholz serve per non essere escluso da una partita fondamentale, in cui pesa inevitabilmente anche l’eredità della cancelliera Angela Merkel. In tanti invocano proprio l’ex cancelliera come possibile interlocutrice tra Europa e Mosca. Inoltre la Germania ha già dimostrato di avere un peso specifico rilevante nella crisi russo-ucraina, specialmente per i rapporti economici che ha con entrambe le forze contrapposte. Sul fronte francese,, invece, la partita di Macron è molto più complessa. Nelle sue telefonate a Putin c’è sicuramente preoccupazione verso il destino dell’Ucraina e dell’Europa, ma non va dimenticato anche il risvolto molto più prosaico di queste chiamate. Macron vede la rielezione come presidente, e quindi vuole dimostrare di essere un leader che a livello internazionale ha un peso. Inoltre, il presidente francese è in questo momento anche guida di turno dell’Unione europea: quindi in questo modo conferma anche la sua leadership in seno all’Ue. Infine, tenere aperto il canale con il Cremlino aiuta a supportare la visione di una Francia come potenza in grado anche di mediare per decidere i destini dell’Europa. Temi essenziali cui si aggiunge a quello molto pragmatico di evitare che Putin sia completamente solo o contattato solo sa potenze orientali o esterne all’Ue.

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