La pandemia da Covid-19 non placa la “guerra ibrida” in atto fra Stati Uniti e la Cina, due potenze coinvolte in una competizione globale senza esclusione di colpi. Il nuovo terreno di scontro fra Washington e Pechino riguarda proprio l’origine del coronavirus e la risposta alla pandemia. L’intelligence Usa, riporta l’agenzia Adnkronos, ritene che la Cina abbia riferito intenzionalmente un numero di casi di contagio e di decessi da Covid-19 inferiore alla realtà. Sono le conclusioni contenute in un rapporto consegnato la scorsa settimana alla Casa Bianca, secondo quanto rivela l’agenzia Bloomberg. Sebbene l’epidemia di coronavirus sia esplosa nella provincia dell’Hubei alla fine del 2019, le cifre ufficiali delle autorità cinesi parlano di 86.361 casi di contagio e circa 3.300 decessi, mentre negli Usa il numero dei contagi ammonta a oltre 190mila casi, con oltre 4mila decessi.

Coronavirus e lo scontro fra grandi potenze

Bloomberg sottolinea che non solo della Cina si pensa a dati sottostimati, bensì anche di Iran, Russia, Indonesia, Corea del Nord, Arabia Saudita ed Egitto. È evidente che la competizione fra le potenze si snoda anche sul piano dell’informazione. Nelle scorse settimane, il presidente americano Donald Trump aveva fatto infuriare il Dragone con un tweet in cui ha parlato di “virus cinese”. Il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang ha risposto che la Cina “si oppone con forza” all’uso delle parole del Commander in Chief. Toni bellicosi accantonati solamente a seguito di una telefonata intercorsa tra lo stesso Trump e il presidente cinese Xi Jinping del 27 marzo, con la quale quest’ultimo ha invitato gli Stati Uniti a collaborare “perché la pandemia di coronavirus non ha confini ed è nemico del mondo intero”. Difficile che questa collaborazione possa davvero concretizzarsi e passare dalle parole ai fatti.

Il rapporto dell’Intelligence Usa

L’accusa che proviene dalla comunità dell’intelligence Usa è che nascondendo i numeri reali Pechino abbia reso meno efficace la risposta degli altri Paesi nei confronti dell’epidemia. Deborah Birx, l’immunologo del Dipartimento di Stato, ha spiegato a Bloomberg che “i dati ufficiali cinesi hanno influenzato le ipotesi sulla natura del virus in tutto il mondo”. “La comunità medica ha interpretato i dati come qualcosa di serio ma molto diverso da quello che ci si aspettava” ha sottolineato in conferenza stampa. “Ci mancavano una notevole quantità di dati, e ora vediamo ciò che è successo realmente in Italia e in Spagna”.

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha esortato pubblicamente la Cina e le altre nazioni a essere trasparenti sui loro focolai. Ha ripetutamente accusato la Cina di nascondere la portata del problema e di essere lenta a condividere informazioni, soprattutto nelle settimane successive alla comparsa del virus, nonché di aver bloccato le offerte di aiuto di esperti americani.

Secondo molti analisti, tuttavia, c’è la necessità che le due potenze collaborino concretamente per fronteggiare la pandemia. Come spiegano Graham Allison e Christopher Lì su the National Interest, occorre evitare la continua “demonizzazione” reciproca, e cominciare a pensare che “americani e cinesi dovrebbero riconoscere che ogni nazione ha bisogno dell’altra per sconfiggere questo nemico mortale. La partnership”, anche se limitata, “è una necessità strategica”.

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