Ursula Von der Leyen si scaglia contro i giganti della Silicon Valley e le piattaforme social. “Dobbiamo contenere il potere immenso delle grandi compagnie digitali. Significa che ciò che è illegale offline dev’esserlo anche online. Vogliamo che le piattaforme digitali siano trasparenti sugli algoritmi e sia definita chiaramente la loro responsabilità su come selezionano e diffondono contenuti” ha detto von der Leyen nel suo’special address alla Davos Agenda 2021. Von der Leyen, parlando del digital services act europeo, ha citato i fatti di Capitol Hill innescati dai social media, “uno shock”. “L’Europa è pronta” e “voglio invitare i nostri amici negli Usa a partecipare a questa iniziativa”. Nelle scorse settimane, la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva definito “problematica” la chiusura da parte di diversi social network, tra cui Twitter, degli account del presidente uscente degli Stati Uniti Donald Trump.

“È possibile interferire con la libertà di espressione, ma secondo i limiti definiti dal legislatore, e non per decisione di un management aziendale”, ha spiegato in conferenza stampa Steffen Seibert. “Questo è il motivo – ha aggiunto – per cui il Cancelliere ritiene problematico che gli account del presidente americano sui social network siano stati chiusi in maniera definitiva”. Anche il commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, ha espresso la sua “perplessità” per la decisione delle piattaforme di bandire il presidente americano, Donald Trump, dai social network “senza controllo legittimo e democratico” e ha rilanciato i progetti europei per regolamentare i giganti del web.

Ora che Trump non c’è i social tornano di nuovo ad essere un problema

I leader europei e i democratici americani vogliono sì limitare lo strapotere di Big Tech e dei social media, ma per il motivo diametralmente opposto di repubblicani e conservatori: pretendono infatti che le piattaforme social agiscano contro “l’odio in rete” e le ingerenze straniere piuttosto che tutelare la libertà di parola ed espressione (free speech) come chiede la controparte. Così, archiviato Donald Trump, Ursula von der Leyen ci spiega che i social media sono un problema non perché hanno censurato, con una decisione senza precedenti, il Presidente degli Stati Uniti d’America, ma perché non fanno abbastanza per censurare gli estremismi. Non è un caso, infatti, che Ursula von der Leyen si sia riferita, nel suo discorso contro i giganti della Silicon Valley, ai fatti di Capitol Hill dello scorso 6 gennaio e agli “algoritmi”. Come non è un caso, d’altra parte, che la presidente della Commissione Ue abbia pronunciato quel discorso dal Forum di Davos, simbolo del globalismo finanziario per eccellenza. Che da anni chiede una stretta sui social media.

Il 18 febbraio 2020, ad esempio, il magnate liberal George Soros, fondatore dell’Open Society Foundations, chiedeva di rimuovere Mark Zuckerberg dal suo ruolo il ceo di Facebook, perché colpevole, a suo dire, di “oscurare i fatti” e di “essere impegnato in una sorta di accordo di assistenza reciproca con Donald Trump che lo aiuterà a essere rieletto”. Secondo Soros, Zuckerberg avrebbe “dovuto smetterla di offuscare i fatti sostenendo con religiosa devozione di essere a favore di una regolamentazione del governo” americano sulle Big Tech.

I social verso la stretta

Sta di fatto che ora, per motivi diversi (e anzi opposti), liberal e conservatori in Europa e negli Stati Uniti chiedono di ridimensionare il potere di Big Tech. Come abbiamo riportato sulle colonne di questa testata, dopo il grande studioso della democrazia liberale Francis Fukuyama, anche il pluripremiato giornalista Glenn Greenwald, fondatore The Intercept, si schiera apertamente contro i magnati della Silicon Valley analizzando il caso (clamoroso) di Parler. Nell’agosto 2018, ricorda Greenwald in un articolo pubblicato sul suo blog, i fondatori di Parler hanno creato una piattaforma di social media simile a Twitter ma che prometteva una protezione della privacy decisamente maggiore, incluso il rifiuto di aggregare i dati degli utenti al fine di monetizzarli per gli inserzionisti o classificare attraverso gli algoritmi i loro interessi al fine di promuovere loro contenuti o prodotti. “Hanno anche promesso diritti di libertà di parola maggiori, rifiutando il controllo sui contenuti sempre più repressivo dei giganti della Silicon Valley” osserva.

Tuttavia, l’estromissione della piattaforma social dai servizi host di Amazon, e dagli store di Google ed Apple, ha praticamente reso impossibile a milioni di utenti iscriversi a Parler. Attraverso un’azione senza precedenti, i giganti Big Tech hanno mostrato il loro vero volto. Chiunque abbia a cuore la democrazia e la libertà di espressione dovrebbe pensare al caso emblematico di Parler. Favorire che altre piattaforme social, oltre a quelle “canoniche”, possano vivere, ridimensionando il potere immenso che Amazon, Facebook, Twitter e Google hanno accumulato in questi anni. E non promuovere la censura con evidenti scopi politici.

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