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Sta rimbalzando in queste ore la dichiarazione del brigadier generale Aziz Nasirzadeh, comandante in capo dell’Aeronautica Iraniana, in cui si afferma che l’Iran è “impaziente di combattere e distruggere Israele“. 

“I giovani dell’aeronautica iraniana sono pronti e impazienti di confrontarsi con il regime sionista e di eliminarlo dalla faccia della Terra” sono state le parole esatte del generale Nasirzadeh ad un sito collegato alla televisione di Stato iraniana, come riportato da Reuters

La dichiarazione del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Iraniana arriva a poche ore dall’ennesimo attacco israeliano contro posizioni iraniane in Siria.

Cosa è successo in Siria?

Nella giornata di ieri domenica 20 gennaio la Iaf (Israeli Air Force) ha condotto un attacco contro posizioni della Forza Quds, i miliziani iraniani presenti in Siria che stanno combattendo le forze del Califfato insieme all’Esercito Siriano e al corpo di spedizione russo, che, secondo quanto riportano i media di Damasco e di Mosca, è stato efficacemente neutralizzato dai sistemi di difesa area siriani.

Questo attacco, solo l’ultimo di una lunga serie di strike condotti dalla Iaf su posizioni iraniane in territorio siriano, ha portato alla risposta della Forza Quds che ha lanciato un missile balistico a corto raggio verso il Golan ed in particolare verso il monte Hermon, nota località sciistica. Il missile è stato intercettato dal sistema difensivo Iron Dome ma gli impianti turistici sono stati comunque chiusi per precauzione e le forze della Idf presenti nel Golan messe in stato di allarme.

La Iaf, nella notte tra domenica 20 e lunedì 21, ha quindi effettuato un secondo attacco in risposta al lancio del missile, andando a colpire, come indicato in un tweet, depositi di munizioni, centri di intelligence e campi di addestramento iraniani nei pressi di Damasco.

 Il comando militare russo in Siria ha rilasciato uno stringato comunicato in cui si legge: “Il 21 gennaio 2019, tra le 2:11 e le 2:56 antimeridiane, le forze aree israeliane hanno condotto tre raid aerei sul territorio siriano provenienti da ovest, sud-ovest e sud”.

Durante questo strike, che ha coinvolto anche le posizioni siriane che hanno risposto al fuoco nemico, risulterebbero 11 morti tra personale iraniano e siriano, ma la notizia, riportata dall’ambiguo Osservatorio Siriano sui Diritti Umani, non risulta confermata.

Cosa c’è di diverso?

La vera notizia non è che Israele abbia colpito, nuovamente, posizioni iraniane in Siria, tanto meno la risposta con toni guerreschi del Csm Aeronautica Nasirzadeh. 

La vera novità, come si evince dalle parole che il ministro per l’intelligence Yisrael Katz ha detto in un’intervista alla radio delle Forze Armate israeliane, è che l’Iran viene per la prima volta esplicitamente indicato come il nemico da combattere.

“Questo è stato un chiaro messaggio rivolto agli iraniani” sono state le parole del ministro “la politica è cambiata. Ora siamo in un confronto aperto con l’Iran. Quando c’è bisogno di alzare il tiro, alzeremo il tiro.

“Non permetteremo il loro trinceramento in Siria” ha poi aggiunto dando enfasi al fatto che il missile lanciato verso il Golan sia stato un palese attacco di Teheran a Tel Aviv “chiunque ci attacchi ne pagherà il prezzo!”.

Il messaggio di Israele, per via del ministro Katz, è in realtà rivolto ad altri soggetti oltre l’Iran. Se la dialettica verso Teheran risponde all’esigenza di Tel Aviv di cercare di far desistere gli Ayatollah dal tentativo di penetrazione in Siria che accerchierebbe Israele all’interno della “Mezzaluna Sciita” che va dall’Iran al Libano passando per l’Iraq e la Siria, questa nuova palese indicazione su chi sia il nemico da colpire è soprattutto un messaggio rivolto alla Russia e agli Stati Uniti.

Tel Aviv ora gioca a carte scoperte e avvisa Mosca di sfruttare la propria influenza sui governi siriano e iraniano affinché cessi la penetrazione – ma sarebbe meglio dire il consolidamento – delle milizie sciite filoiraniane in Siria.

Dall’altro lato avvisa Washington che la Siria rappresenta ancora un campo di battaglia da non abbandonare e che l’Isis non è il solo nemico per Israele e gli Stati Uniti: ora le forze si devono concentrare su Hezbollah e l’Iran.

Del resto nemmeno Washington nasconde la propria avversione verso Teheran e lo ha ampiamente dimostrato nel passato recente facendo un dietro-front – del tutto prevedibile – sull’accordo nucleare comunemente denominato 5+1 (o Jcpoa). Accordo che è stato rigettato dalla Casa Bianca e ha provocato il ritorno delle sanzioni internazionali.

L’effetto diretto, oltre a rinvigorire la volontà di Teheran di penetrare in Siria per avere quella continuità politica/geografica data dalla Mezzaluna Sciita, è stato quello di far riprendere all’Iran l’arricchimento dell’uranio che era stato sospeso in forza del trattato Jcpoa.

Le parole del generale Nasirzadeh non devono quindi stupire: siamo davanti, ormai, ad un conflitto aperto tra Israele e l’Iran che, tuttavia, sta utilizzando ancora dei proxy come la Forza Quds in Siria.

Del resto un attacco diretto da parte dell’Iran ad Israele comporterebbe una reazione dello Stato ebraico e dei suoi alleati – Russia compresa – che il regime degli Ayatollah non si può permettere, pertanto questo tipo di guerra asimmetrica è l’unica attualmente possibile per Teheran, al di là della propaganda.

L’ago della bilancia però, pende sempre verso Israele sia per questioni tattiche, come la vicinanza delle sue basi al teatro operativo e la possibilità di operare apertamente con tutto il proprio arsenale – cosa che Teheran non ha – sia per questioni diplomatiche: Tel Aviv è legata a doppio filo con Washington e Mosca ed ora, soprattutto con Trump alla Casa Bianca, può permettersi di “alzare la voce” – ed i caccia – contro l’Iran.

Uno scontro diretto tra i due contendenti della regione lo riteniamo improbabile, sia perché non conveniente per Teheran, di nuovo alle prese con le sanzioni ed in netta inferiorità militare rispetto al suo avversario, sia perché Mosca non lo permetterebbe: un suo prezioso alleato, sebbene non propriamente stretto, verrebbe spazzato via dallo scacchiere mediorientale con la conseguente perdita del sistema di contrappesi che sta creando lentamente nell’area. 

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