L’Iran ha rivelato la produzione di un nuovo missile balistico con una gittata di mille chilometri, in occasione delle celebrazioni per il 40esimo anniversario della Rivoluzione islamica.

Il razzo, un missile superficie-superficie, che porta il nome di Dezful, doppierebbe le caratteristiche del modello precedente, Zolfaghar, la cui gettata era di 700 chilometri. Secondo il brigadier generale Amirali Hajizadeh, comandante della Forza aerospaziale del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica iraniano, Dezful avrebbe un “potere devastante”.

Il razzo è stato realizzato all’interno di un impianto sotterraneo di produzione di missili balistici, “ben protetto dai nemici”. Durante la cerimonia, il comandante dei Pasdaran, Mohammad Ali Jafari, ha dichiarato che “mostrare l’impianto sotterraneo rappresenta una risposta alle dichiarazioni dell’Occidente, che crede di poter impedire all’Iran di raggiungere i suoi obiettivi con sanzioni e minacce”.

Amirali Hajizadeh si è detto molto soddisfatto dei progressi realizzati dal Paese, sottolineando come la produzione di missili di precisione e ‘intelligenti’ sia ormai “una realtà per la Forza aerospaziale del Corpo dei guardiani della Rivoluzione islamica”.

Le tensioni con l’Occidente

L’Iran ha svelato l’esistenza di un impianto sotterraneo di produzione di missili balistici in un momento di grande tensione con l’Occidente, derivante soprattutto dalla questione del potenziamento delle capacità nucleari iraniane.

Nel luglio 2015, Teheran aveva firmato con i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite – Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Russia e Cina – e con la Germania l’accordo sul nucleare (Jcpoa). Il patto prevedeva la limitazione del programma nucleare iraniano in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni internazionali nei settori finanziario e energetico.

Nonostante avesse siglato l’accordo, l’Iran ha sempre proseguito nello sviluppo del proprio programma missilistico. Ciò ha causato un inasprimento dei rapporti con gli Stati Uniti, culminato nel maggio 2018 con il ritiro degli Usa dall’accordo e la re-imposizione di sanzioni contro l’Iran.

Diversa la posizione dell’Europa, che si è dichiarata a favore della salvaguardia del patto sul nucleare. L’Unione europea teme, infatti, le ricadute economiche e sulla sicurezza qualora l’accordo venisse superato.

L’Iran e l’Unione europea

Tuttavia, le recenti provocazioni dell’Iran, unite alla continua pressione degli Stati Uniti, che spinge i Paesi europei ad adottare una linea aggressiva contro Teheran, stanno mettendo a dura prova l’atteggiamento tenuto fin qui dall’Unione. Trump è arrivato a minacciare che quanti aiuteranno Teheran ad aggirare le sanzioni “non potranno più concludere affari con gli Stati Uniti”.

Già a inizio settimana, l’Unione si è detta preoccupata per l’eventuale intervento dell’Iran nei conflitti della regione, chiedendo a Teheran di interrompere le sue attività missilistiche. L’attenzione europea è cresciuta soprattutto dopo i test effettuati lo scorso 2 febbraio, che hanno coinvolto un  missile da crociera a lungo raggio – chiamato Hoveizeh – con una gittata di 1.350 km. Un razzo che sarebbe in grado di colpire diversi obiettivi in Europa, oltre a quelli in Medio Oriente, tra i quali Israele.

Una politica della deterrenza?

L’Iran ha sempre sottolineato che la produzione di missili per scopi difensivi non andrebbe contro il diritto internazionale, né costituirebbe una violazione degli accordi internazionali. Secondo Teheran, infatti, gli accordi imporrebbero soltanto di non fabbricare o testare missili con testate nucleari, ragion per cui quelli di altro tipo non violerebbero l’accordo.

La politica missilistica iraniana, dunque, avrebbe solo uno scopo di deterrenza e di difesa. Di conseguenza, per Teheran non potrà mai essere oggetto di trattative. “La capacità difensiva dell’Iran – ha ribadito Jafari in occasione delle rivelazioni sul nuovo missile – mira al mantenimento della sicurezza nazionale e non può essere soggetta a nessuna negoziazione”.

Teheran ha altresì affermato di aver deciso di limitare la portata dei missili balistici a un massimo di 2mila chilometri. Tuttavia la decisione non rassicura le potenze internazionali, dal momento che si tratterebbe di un raggio sufficiente per colpire sia Israele sia le basi statunitensi in Medio Oriente.

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