La Repubblica Islamica dell’Iran ha più volte dichiarato che le sanzioni imposte dagli Stati Uniti avrebbero ricevuto una risposta dura e decisa: sembra che la prima risposta sia arrivata. L’Assemblea consultiva islamica dell’Iran (il Majles), in pratica il parlamento iraniano, ha approvato con 240 voti a favore e un solo astenuto un piano di finanziamento di almeno 260 milioni di euro per lo sviluppo del programma missilistico e per il finanziamento ai Guardiani della rivoluzione, in altre parole i pasdaran. Una mossa che arriva dopo le crescenti tensioni tra Teheran e Washington, derivanti dalle sanzioni per quello che Trump considera il mancato rispetto degli accordi sul nucleare iraniano da parte del governo di Rohani: sanzioni che l’Iran ritiene odiose poiché lesive proprio degli stessi accordi sul nucleare del cosiddetto 5+1.

Secondo il portavoce della Commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del parlamento iraniano, Seyed Hussein Naghavian, la mozione del parlamento “incorpora tutti i principi dell’accordo sul nucleare”, ufficialmente noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JPCOA). Secondo Naghavian, l’obiettivo di questa iniziativa parlamentare è quello di “cerca di contrastare il terrorismo e l’avventurismo degli Stati Uniti nella regione”, sottolineando che non vi sia alcuna parte del disegno di legge che contraddica il patto siglato nel 2015 tra l’Iran e il gruppo composto da Gran Bretagna, Stati Uniti, Russia, Francia , Cina, più la Germania. Seyed Abbas Araqchi, membro del consiglio di sorveglianza sul JCPOA, ha confermato come il progetto di legge faccia parte dei piani del comitato di sorveglianza per rispondere alla cosiddetta “legge contro le attività destabilizzanti dell’Iran 2017”, approvata dal Senato degli Stati Uniti per punire l’Iran e i suoi programmi missilistici.

Secondo il disegno di legge presentato al Consiglio di Presidenza, i Ministeri degli Affari Esteri, della Difesa e dell’Intelligence, nonché i comandi della Guardia della rivoluzione, della forze Quds all’interno dei pasdaran, e dell’esercito della Repubblica Islamica, sulla base della loro gerarchia e in coordinamento con il Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, sono tenuti, entro sei mesi dalla ratifica del disegno di legge, a elaborare un piano strategico globale per contrastare le minacce statunitensi. In particolare, interessanti sono i finanziamenti alla forza Quds, cioè il settore dei pasdaran che si occupa di esportare la rivoluzione all’estero – in sostanza, le forze impegnate sui fronti bellici internazionali. Questo piano globale dovrà poi essere oggetto di controllo sistematico del parlamento, cui i comandi militari e i ministeri dovranno riferire di tutti gli sviluppi. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana Irna, il piano mira ad affrontare “le minacce degli Stati Uniti contro la Repubblica Islamica dell’Iran, le politiche egemoniche, terroristiche e divisive di Washington, le sue interferenze illegali militari e di sicurezza nella regione e il supporto militare americano a favore del terrorismo e dell’estremismo.”

La mozione votata dal Parlamento iraniano s’inserisce in un quadro di tensioni militari con gli Stati Uniti sicuramente complesso. L’amministrazione di Donald Trump non ha mai negato di considerare l’Iran quale principale obiettivo della politica statunitense nel Medio Oriente. Gli accordi con l’Arabia Saudita per centinaia di miliardi di dollari in armi e la solida alleanza con Israele, sono elementi fondamentali per comprendere come non vi possa essere, allo stato attuale delle cose, un allentamento delle tensioni fra Washington e Teheran. L’accordo sul nucleare iraniano è sempre stato oggetti do critiche da parte del presidente Trump, che ha spesso accusato il suo predecessore Obama di aver concluso un accordo pericoloso per la sicurezza degli Stati Uniti e dei partner regionali.

Per evitare l’isolamento internazionale, Teheran, soprattutto con il nuovo corso voluto da Rohani, non ha mai negato di voler rispettare gli accordi, ma anzi, ha intrapreso da subito una campagna di apertura agli investimenti internazionali e soprattutto di collaborazione con la Russia, con la Cina e con l’Unione europea, quest’ultima considerata dall’Iran come ponte culturale e politico con gli Usa per ristabilire rapporti pacifici. L’approvazione di questa nuova legge, che l’Iran giura di non contraddire gli accordi sul nucleare e sul programma missilistico, certamente non potrà essere accolta in maniera positiva da parte della Casa Bianca, che ora si trova a dover fronteggiare non soltanto la crisi missilistica della Corea del Nord, ma anche la sfida della Repubblica Islamica alle sanzioni volute dal Congresso e firmate da Donald Trump il 15 luglio. Per gli Stati Uniti le sanzioni sono state un atto necessario perché, a detta delle parole del presidente, l’Iran non rispettava “il senso degli accordi”. Tuttavia, in molti, anche a Washington, ritengono che si sia trattato di una mossa azzardata in grado di minare ulteriormente la già fragile (in)stabilità mediorientale, soprattutto quando gli Usa hanno già a che fare con la crisi in Corea. La risposta dell’Iran, arrivata con quest’ultima iniziativa, non va certo nella direzione della distensione, e conferma il timore di molti analisti sull’eccessività delle sanzioni.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.