Non si ancora quali saranno concretamente gli effetti del summit libico di Palermo per l’Italia. È stato un flop oppure no? È ancora presto per dirlo e, molto probabilmente, se ne dovrà parlare a gennaio, quando si terrà un nuovo vertice sul Paese nordafricano. Ma oggi il governo italiano incassa un importante endorsement dagli Stati Uniti.

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In una nota diffusa dal Dipartimento di Stato, gli Usa hanno espresso “grande apprezzamento al governo italiano per la leadership” . Per questo motivo, l’America “accoglie con favore l’esito della riunione, che ha messo insieme i leader internazionali e libici per far avanzare l’obiettivo condiviso di aiutare le istituzioni a superare lo stallo e assicurare un futuro prospero e sicuro per tutti i libici”.

Per questo motivo, gli Stati Unisti sostengono “con forza Salamé ed il piano di azione aggiornato dell’Onu presentato al Consiglio di sicurezza l’8 novembre, che chiede la convocazione di una Conferenza nazionale guidata dai libici nelle prime settimane del 2019 e che il successivo processo elettorale inizi nella primavera del 2019”.

Ma quali sarebbero stati i benefici del vertice sulla Libia? “La conferenza di Palermo ha sottolineato che raggiungere questi progressi (per la stabilizzazione del Paese, NdR) richiede un’attenzione sostenuta agli aspetti economici e di sicurezza del conflitto“. In particolare, per quanto riguarda l’economia, gli Stati Uniti sottolineano come sia “cruciale promuovere una maggiore trasparenza delle istituzioni economiche libiche, tra cui la Banca centrale”.

Non a caso, lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte ieri ha detto: “Abbiamo accolto con favore la recente approvazione del Piano di sicurezza della Capitale, elaborato dal Comitato per i Security Arrangements, da parte del Presidente Serraj. Ora l’obiettivo da perseguire è quello di procedere speditamente con la sua attuazione”.

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Una linea che ora trova l’appoggio americano. Un appoggio prevedibile in quanto è stato lo stesso Donald Trump, la scorsa estate, ad affidare a Conte l’ormai famosa “cabina di regia” per il Mediterraneo. Ma non solo. Negli ultimi mesi la tensione tra gli Stati Uniti e la Francia, da sempre impegnata in Libia, non ha fatto altro che crescere. E ora Trump potrebbe farla pagare a Macron, lasciando un ruolo sempre più importante a Roma.

La nuova strategia di Trump sulla Libia

L’appoggio Usa all’Italia è anche figlio della nuova strategia inaugurata da Donald Trump sulla Libia e, più in generale, sul Mediterraneo. Il paese nordafricano non è in cima alla lista delle priorità della Casa Bianca. Lo si capisce bene confrontando i toni molto positivi espressi all’organizzazione italiana del vertice di Palermo, con il livello degli ospiti inseriti all’interno della delegazione americana. A guidarla era infatti David Satterfield, un diplomatico di lungo corso e che conosce bene il nord Africa, ma non certo uno dei politici più in vista del paese occupando il ruolo di sottosegretario al dipartimento di Stato.

Segno dunque di come Washington non abbia dato grande considerazione all’evento organizzato in Italia. E questo non, per come possibile intuire dalle parole trapelate dagli Usa nelle ultime ore, per penalizzare Roma. Al contrario, l’impressione è che l’amministrazione Trump consideri secondario il proprio operato in Libia. Per la Casa Bianca la priorità in Africa attualmente è la stabilizzazione del Sahel e la lotta al terrorismo in questa regione. Non a caso in Niger gli americani hanno diverse basi, da una delle quali partono i droni che fino a qualche mese fa bersagliavano obiettivi dell’Isis anche in Libia.

È lì che gli americani stanno investendo risorse e denaro. Dopo i raid di Sirte nel 2016, la cui finalità è stata quella di aiutare le milizie di Misurata a spodestare lo Stato Islamico, gli Usa hanno progressivamente lasciato il campo. E lo spazio vuoto è pronto per essere occupato dalla Russia, che non a caso invece a Palermo ha inviato il primo ministro Medvedev.

Per gli Usa al momento va bene così: l’Italia, il cui governo ha ottimi rapporti con l’amministrazione Trump, può agire in Libia e guidare una cabina di regia internazionale. Non avendo priorità per Washington, si può lasciare a Roma il compito di provare a stabilizzare il Paese.

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