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L’emiro del Qatar è a Roma per incontrare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Una vista programmata da tempo, che conferma i buoni rapporti fra Roma e Doha suggellati anche dal viaggio di Matteo Salvini nell’emirato, dove il ministro dell’Interno ha  sostanzialmente”sdoganato” quello che è ancora oggi un osservato speciale sul fronte del terrorismo internazionale e per i legami con la Fratellanza musulmana. E proprio per questo motivo, su questa testata avevamo parlato di “trappola”.

Ma la partita dell’Italia in Medio Oriente si gioca anche nel Golfo Persico. E il governo italiano ha deciso che non può inimicarsi l’emirato in un momento in cui Eni è in espansione e in cui i legami con il Qatar, commerciali ed energetici, assumono un’importanza essenziale non solo per la nostra economia ma anche per le nostre strategie libiche e, in generale, nel Mediterraneo allargato.

I rapporti con il Qatar e gli interessi economici

L’obiettivo di questa visita dell’emiro a Roma sembra essere quello di confermare che, nonostante i cambiamenti politici dell’attuale governo, l’Italia resta un partner solido per l’emirato. Pecunia non olet, si direbbe. E in questo caso, la pecunia è molta. Basti pensare ai contratti nel settore dell’industria bellica. In circa un anno, l’Italia ha venduto a Doha sette navi da guerra e 28 elicotteri Nh 90: tutto con un introito di 8 miliardi di euro. Se si aggiunge il contratto siglato con il consorzio Eurofighter (in cui una quota importante la possiede Leonardo) per 24 Typhoon, si comprende perché all’Italia interessi eccome mantenere buoni rapporti con Doha. 

Da parte sua, l’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad bin Khalifa Al-Thani, sa perfettamente che l’Italia rappresenta un partner strategico. L’emirato ha interessi enormi nel settore turistico, nell’export di gas, nei marchi di moda, nell’edilizia, nel calcio, ma anche nel settore aeronautico con Air Italy. E in tutto questo, si aggiunge l’importanza della Qatar Investment Authority (Qia), un colosso da 335 miliardi di dollari di patrimonio, che non ha caso è stata rappresentata dall’amministratore delegato, Abdullah bin Saud al Thani, nel viaggio dell’emiro a Roma.

Il fronte libico

Per l’Italia l’obiettivo non è semplice: deve convincere l’emirato a rimanere un partner italiano nonostante le mosse italiane non vadano nella direzione voluta da Doha. Due in particolare i terreno di scontro: il gas nel Golfo Persico e la Libia. Per quanto riguarda il primo punto, l’accordo siglato da Eni con il colosso emiratino Adnoc rappresenta un problema per il Qatar, dal momento che gli Emirati Arabi Uniti dipendono quasi interamente dal gas qatariota. E fra i due Paesi non correo affatto buon sangue.

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Ma questo scontro fra le due monarchie del Golfo si sposta anche in Libia, visto che i due Stati sono nettamente contrapposti. Abu Dhabi sostiene Khalifa Haftar, Doha sostiene altre parti attraverso la Fratellanza Musulmana. Le stesse milizie e gli stessi movimenti appoggiati dalla Turchia di Recep Tayyip Erodgan. E l’abbandono della Conferenza di Palermo da parte della delegazione turca, non è stato un buon segno per la strategia qatariota.

L’emiro, al termine dell’incontro al Quirinale con Mattarella, ha dichiarato: “L’Italia è il Paese dell’Europa che patisce di più quanto sta accadendo in Libia. Abbiamo ringraziato l’Italia per la Conferenza che si è svolta a Palermo e speriamo che i risultati possano essere positivi e ci sia una soluzione, che non ci siano ingerenze. E diamo il nostro sostegno ad un governo di accordo nazionale”.

Un messaggio importante che dimostra come ci sia volontà da parte dell’emirato di tendere la mano a Roma. Ma è chiaro che da parte del Qatar ci siano delle perplessità. Gli emiri vogliono vederci chiaro. Ma l’Italia ha già scelto. E lo ha fatto capire con l’accordo con gli Emirati e l’accoglienza di Haftar a Palermo. Il Qatar è un partner fondamentale. Ma non possiamo permetterci di sbilanciarci a favore di Doha quando sono in gioco la nostra sicurezza e i nostri interessi economici. Un rebus complicato. Ma anche estremamente pericoloso.

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