La notizia rilanciata dalle agenzie internazionali che,  citando i dati pubblicati dalla Gazprom scrivono di un’Italia diventata il secondo esportatore di gas russo, segna un altro passo importante per il nostro Paese che nel settore energetico vuole, e può, giocare un ruolo centrale.

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Spesso ci capita di sentire dai nostri politici che l’Italia è la seconda potenza manifatturiera d’Europa, dopo la Germania: beh anche in questo settore, Roma si trova dopo Berlino, con 18,3 miliardi di metri cubi di gas acquistati da Mosca nel periodo tra gennaio e settembre contro i 42,7 miliardi dei teutonici. Ma non c’è da scoraggiarsi.

La geografia è il fattore principale per riuscire a comprendere le prospettive di un mercato, quello dell’energia, che sta vivendo un periodo di grande cambiamento che l’Italia potrebbe riuscire a sfruttare con risultati molto positivi. Perché? Perché siamo al centro del mercato energetico del gas naturale, che secondo le stime dell’International Energy Agency  entro il 2040 diventerà la seconda fonte energetica per consumo mondiale.

In Europa siamo connessi con l’Austria (Tag) e con la Svizzera (Transitgas), mentre a sud con l’Algeria (Ttpc) e la Libia (Greenstream). Roma è la più vicina, tra gli attori europei, ai principali fornitori di Gnl del Medio Oriente e del nord Africa. Inoltre vanno prese in considerazione le nuove scoperte di risorse in Egitto (il super giacimento di Zohr) e in Israele (Leviathan) che potrebbero essere introdotte nel mercato europeo nei prossimi decenni.

Su Gli Occhi della Guerra vi abbiamo raccontato l’importanza della partita energetica per l’Italia e il ruolo di primo piano che potrebbe riuscire a giocare grazie sì alla sua posizione geografica, ma anche e soprattutto al lavoro dei due colossi Eni e Snam, che sembrano avere grandi progetti in cantiere. Il progetto EastMed, che prevede la costruzione di 1900 chilometri di gasdotto che colleghi le risorse del Mediterraneo orientale a Grecia, Creta, Cipro e Italia, insieme alle scoperte di Eni e all’impegno di Snam per lo sviluppo di infrastrutture che rendano il nostro Paese un affidabile e stabile esportatore di gas, proiettano l’Italia verso un futuro che potrebbe vedere proprio il Belpaese come uno dei più grandi hub energetici in Europa.

Intanto la Germania, redarguita dagli Stati Uniti di Donald Trump per il prolungamento del gasdotto NordStream con la Russia, apre il mercato europeo al gas d’oltreoceano. Pochi mesi fa sulle pagine del quotidiano tedesco Bild il vice segretario per l’Energia Dan Brouilette  ha affermato che “il gas naturale liquefatto degli Stati Uniti sta arrivando in Germania.” E che “la domanda non è se, ma quando.” Dentro i confini tedeschi, sommessamente, annuiscono. Nonostante all’interno dei confini tedeschi ci siano anche molti voci contrarie all’idea di importare il più costoso e secondo alcuni inutile gas americano, come raccontato su Energia Oltre  “la Germania ha comunque annunciato l’intenzione di voler costruire a partire da quest’anno, un terminal Gnl da 500 milioni di dollari sul fiume Elba, nel nord del paese. Brunsbüttel sarebbe il primo impianto di questo tipo in Germania e, se tutto va secondo i piani, sarà aperto entro la fine del 2022.” Gas che poi verrebbe esportato nei paesi vicini.

In Italia attualmente produciamo solo l’8% del nostro fabbisogno di gas, il 40% lo importiamo dalla Russia, il 25% dall’Algeria, il 6% dalla Libia e il 10% nel sistema diviso tra l’Olanda e il Mare del Nord, mentre un altro 11% lo prendiamo dal Qatar, che è uno dei maggiori esportatori di gnl nel mondo. La nostra posizione nel Mediterraneo offre uno scenario in cui l’Italia può pensare di proporsi come ponte energetico tra i paesi in via di sviluppo e l’Europa settentrionale, pensando al contempo al continuo processo di diversificazione – già a buon punto – della nostra rete di approvvigionamento. Per pensare di poter realizzare lo scenario che vede il nostro Paese come un hub fondamentale per il passaggio di Gnl in Europa,  però, bisogna superare l’ostacolo tutto italiano della mania di dire “no” a grandi progetti infrastrutturali: senza il continuo ammodernamento dei gasdotti e la costruzione di quelli considerati strategici per il futuro dell’Italia non si andrà da nessuna parte mentre, ad approfittarne, sarà qualcun altro.

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