Il direttore dell’intelligence nazionale John Ratcliffe ha smentito, nei giorni scorsi, che il laptop appartenente ad Hunter Biden, figlio del candidato democratico Joe Biden, faccia “parte di una campagna di disinformazione russa “, come invece aveva suggerito il presidente comitato dei servizi segreti della Camera, il democratico Adam Schiff. Secondo Ratcliffe l’accusa di Schiff è infondata e non c’è alcuna prova in possesso dell’intelligence che possa provare le accuse dei democratici. I commenti di Ratcliffe arrivano dopo che Schiff aveva descritto lo scandalo delle e-mail come parte di un piano di disinformazione proveniente “dal Cremlino”.

E Trump chiede di indagare su Hunter Biden

Insomma, la sensazione è che quando i democratici non sappiano a cosa appellarsi, tentino di di mettere in mezzo i russi. Un po’ come era successo con il Russiagate, poi conclusosi con un nulla di fatto. Nel frattempo, come riportato dall’agenzia Nova, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta esercitando pressioni sul procuratore generale William Barr perché indaghi su Hunter Biden, figlio del candidato democratico alla Casa Bianca Joe Biden, e ha chiesto che le informazioni vengano rilasciate prima del giorno delle elezioni, in programma il prossimo 3 novembre. “Dobbiamo convincere il procuratore generale ad agire. Deve agire e deve agire in fretta”, ha detto Trump in un’intervista a “Fox News”. “Questo è un grave (atto di) corruzione e deve essere reso noto prima delle elezioni”, ha aggiunto Trump. Ieri lo stesso capo della Casa Bianca si era lamentato del fatto che Barr si fosse astenuto dall’indagare su Joe Biden, sostenendo che lo stesse facendo poichè il procuratore generale è un “uomo molto gentile e molto giusto”. In queste ore Trump sta martellando su Twitter sullo scandalo e-mail, ricordando che Joe Biden è un “politico corrotto”.

Come riportato la scorsa settimana dal New York Post, in un’inchiesta esclusiva, Hunter Biden, presentò a suo padre un alto dirigente di Burisma, la società energetica ucraina in cui lavorava, prima che l’allora vice presidente americano facesse pressioni sui funzionari del governo di Kiev affinché licenziassero un procuratore che stava indagando sull’azienda. A rivelarlo, sono le email entrate in possesso del New York Post. L’incontro, mai rivelato prima d’ora, secondo il tabloid sarebbe menzionato in un messaggio che un membro del board di Burisma, Vadym Pozharskyi, avrebbe inviato a Biden Jr il 17 aprile 2015, circa un anno dopo che Hunter era entrato nel consiglio con uno stipendio che arrivava ai 50 mila dollari al mese. “Caro Hunter, grazie per avermi invitato a DC e per avermi dato l’opportunità di incontrare tuo padre e di aver passato un pò di tempo insieme. È un onore e un piacere”, si legge nell’e-mail.

Hunter Biden sta diventando un problema per il candidato dem

L’inchiesta del bomba del New York Post conferma un dato di fatto che i democratici non possono in alcun modo smentire: che la famiglia Biden abbia approfittato del ruolo di Joe Biden, all’epoca vicepresidente, per un proprio tornaconto personale. Ma lo scandalo Burisma, come nota The American Conservative, rappresenta solamente una delle (tante) macchie del figliol prodigo del candidato dem alla presidenza. Alla fine degli anni ’90, Hunter Biden ottenne un incarico come vice direttore della campagna per la rielezione di suo padre e un comodo lavoro presso una holding bancaria che era essa stessa uno dei maggiori finanziatori della campagna di suo padre.  Dopo meno di tre anni, in cui riuscì a diventare il vicepresidente esecutivo della società, Hunter venne assunto presso il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti per gli ultimi tre anni dell’amministrazione Clinton per ordine del Segretario al Commercio William Daley (che aveva lavorato con il padre, naturalmente). Successivamente Hunter lasciò il governo e si dedicò all’attività di lobbying, salvo poi acquisire, in compagnia del fratello James e di un terzo socio, l’hedge fund Paradigm Global Advisors.

Caddero in balia una truffa, perdendo milioni di dollari. L’entrata a 50mila dollari al mese nel cda di una società di gas ucraina (Burisma) era perfetta per risollevare le sorti economiche di Hunter Biden, e questo l’allora vicepresidente Joe Biden lo sapeva piuttosto bene..

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