Due pesi e due misure. Da quando Donald Trump è stato alla Casa Bianca non è difficile notare la differenza di vigore mediatico delle accuse rivolte al presidente rispetto alle smentite, così come non è impossibile comprenderne i motivi. Il Russiagate stringe l’amministrazione del presidente repubblicano in una morsa sempre più complessa, ma le accuse continuano a riflettere più un pregiudizio politico che una realtà fattuale. La lente d’ingrandimento continua a osservare la Casa Bianca e il suo entourage eppure sembra sempre che manchi qualcosa necessario a colpire definitivamente Trump e la sua amministrazione. Ma cosa succederebbe invece se gli accusatori diventassero a loro volta accusati? Cosa succederebbe se si scoprisse, molto lentamente e sottovoce, che un segmento del deep-State americano abbia effettivamente ordito una trama per screditare, accusare e tentare di fermare il presidente degli Stati Uniti già prima della sua elezione? Ebbene, questa domanda provocatoria potrebbe prossimamente trovare una risposta. Oppure la sta già trovando ma non sembra interessare in maniera approfondita i grandi media nazionali e internazionali. In Italia, ne ha parlato Maria Giovanna Maglie per Dagospia. In America, ne hanno scritto e discusso anche media di tiratura nazionale e di grande valore internazionale – si pensi a Washington Post e Cnn – ma questi ultimi sempre con la reale e profonda convinzione che dietro non vi possa essere una grande verità, ma solo una mezza bugia.

E quale sarebbe questa piccola verità che potrebbe scardinare l’intero apparato d’accusa nei confronti del presidente degli Stati Uniti d’America? Tutto inizia con dei messaggi di testo scambiati tra due alti funzionari dell’Fbi: Peter Strzok e Lisa Page. Questo scambio di messaggi è avvenuto durante e dopo le elezioni del 2016. Strzok era un membro del team del Bureau che investigava sul server di posta elettronica di Hillary Clinton e, successivamente, divenne membro del consiglio speciale di Robert Mueller, che esaminava la tentata interferenza della Russia nelle elezioni del 2016. Secondo quanto riporta la Cnn, Strzok “è stato rimosso dall’indagine sui consulenti speciali nell’estate 2016 dopo che alcuni dei messaggi di testo tra lui e Page che mostravano un chiaro pregiudizio anti Trump sono stati ritrovati durante un’indagine interna” I due, tra l’altro, sembra avessero una relazione al di là dell’aspetto puramente lavorativo. Lo scambio di messaggi tra i due agenti Fbi non era cosa da poco. Entrambi parlavano chiaramente di una “società segreta” che avrebbe lavorato contro l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. L’Fbi aveva consegnato nel fine settimana una serie di testi al Congresso tramite la Commissione Giustizia e Intelligence, poiché c’è un gruppo di congressisti bipartisan che sta svolgendo indagini parallele al Russiagate, poco convinta della trasparenza di quest’indagine ufficiale.

Lunedì, in un’intervista a Fox News Channel, il senatore repubblicano della Carolina del Sud, Trey Gowdy, ha detto di aver visto un messaggio di testo tra Page e Strzok avvenuto il giorno dopo le elezioni di novembre 2016 in cui affermava: “Forse questo è il primo incontro della società segreta”. E ovviamente Gowdy vorrebbe sapere di cosa parlassero questi due agenti. Nello stesso giorno e sullo stesso canale, un rappresentante repubblicano del Texas, John Ratcliffe, ha riferito qualcosa di simile: “Oggi abbiamo avuto delle informazioni secondo cui, subito dopo l’elezione di Trump, potrebbe esserci stata una società segreta di persone all’interno del Dipartimento di Giustizia e dell’Fbi che avrebbe lavorato contro di lui “. Fatto ribadito anche dal senatore del Wisconsin, Ron Johnson, il quale ha suggerito che la frase “società segreta” si riferisse a qualcosa di molto specifico, come riportato dalla Cnn.

Ma non è solo questo a far dubitare della trasparenza dell’Fbi nella lotta alle interferenze russe durante l’elezione di Donald Trump. C’è qualcosa di profondamente curioso che è avvenuto in questi mesi e che sta gradualmente minando la granitica certezza non solo dell’impianto accusatorio nei confronti del presidente, ma anche della lealtà del Federal Bureau of Investigation nei confronti dello Stato. Come riporta Dagospia, “c’è l’uso che l’Fbi ha fatto del dossier russo su Trump, dossier pagato dalla campagna Clinton e dal comitato Nazionale Democratico. Questo dossier costruito ad arte è stato utilizzato dal bureau per ottenere autorizzazione dai Tribunali , il Fisa warrant, autorizzazione a spiare gli uomini di Trump”. In pratica l’Fbi ha utilizzato un dossier di parte per basare la richiesta per spiare il presidente e il suo circuito. A questo, si aggiunge un altro mistero. L’Fbi non riuscirebbe a recuperare i 50mila messaggi scambiati fra Page e Strzok attraverso i loro telefoni Samsung. La colpa, secondo il Bureau, sarebbe dell’azienda di telefonia che avrebbe reso tutto molto difficile a causa degli aggiornamenti del software. Una scusa che ha fatto andare su tutte le furie il presidente Trump che, attraverso un suo tweet, ha chiesto ironicamente dove fossero finiti i 50mila messaggi scomparsi. Domanda lecita che, in questo periodo di confusione giudiziaria, lascia ancora più dubbi su cosa stia realmente accadendo negli Stati Uniti. Una cosa è certa: a parti inverse quest’indagine avrebbe avuto una lettura del tutto diversa e una copertura mediatica molto più profonda. Ma è evidente che non interessa.

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