“Vogliamo raccontare i drammi senza fine del Congo, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista Daniele Bellocchio.
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L’interesse della Russia per il cuore dell’Africa è un tema noto da diverso tempo. Mosca non ha mai dimenticato i suoi legami con il continente africano costruiti in particolare ai tempi dell’Unione sovietica. Non solo con i Paesi della fascia settentrionale, quelli del Mediterraneo e che per la Russia rappresentano Stati rivieraschi dei cosiddetti “mari caldi”, ma anche quelli dell’immenso spazio subsahariano. Un’area immensa, ricca di criticità ma anche di opportunità e risorse, in cui da tempo si è inserita anche una complessa partita a scacchi geopolitica. Un vero e proprio “grande gioco” africano, in cui il Cremlino, per evitare di lasciare spazio ad altre potenze rivali, si è spinto a costruire una fitta trama di interessi che vanno dal mercato delle materie prime a quello del nucleare fino alle armi e allo sfruttamento dei contractors.

L’immagine più nitida di questo interesse russo per l’Africa subsahariana è stato il forum economico Russia-Africa tenutosi a Sochi dal 23 al 24 ottobre 2019. Un vertice che è servito a rafforzare la percezione dell’impegno di Vladimir Putin in Africa ma che ha palesato anche il desiderio di Mosca di blindare le relazioni con due Paesi-chiave dell’area più centrale del continente: la Repubblica del Congo e la Repubblica democratica del Congo (Rdc).

Russia Africa mappa

Con questo secondo Paese, essenziale nello scacchiere regionale, la Russia ha da tempo intavolato una serie di trattative e di accordi per blindare i legami. L’obiettivo del Cremlino, palesato proprio in quell’incontro di Sochi, era quello di sfruttare, combinandoli tra loro, elementi economici e strategici in modo da costruire dei rapporti diversi, che facessero da volano un coinvolgimento russo su diversi aspetti della vita del Congo. Non solo minerali e armi – pilastri della diplomazia russa in Africa – ma anche una serie di investimenti e rapporti di natura tecnologica e infrastrutturale per far sì che Mosca potesse erodere le sfere di influenza cinesi ed europee.

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CAUSALE: Reportage Congo
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Per la Russia, l’occhio sul Congo si sostanzia quindi in due prospettive. La prima è quella di considerare l’Africa un mercato in cui trovare risorse ma anche opportunità per le proprie aziende. Nel 2019, come scriveva Il Sole 24 Ore, Putin fissava un obiettivo di un volume d’affari da 40 miliardi di dollari per “non essere presenti solo nei settori tradizionali” e aiutare in questo modo le imprese della Federazione a inserirsi nella regione. Dall’altro lato, l’idea del Cremlino è quella di evitare che una perdurante assenza dai Paesi più importanti dell’area comporti una perdita generale di inserimento nella partita africana. Con ripercussioni che non possono che essere anche geopolitiche: sia per l’allargamento della propria sfera di influenza a scapito della altre, sia per costruire una serie di ponti e di schermi protettivi degli interessi nazionali in modo da esternalizzare su diversi fronti i conflitti e le tensioni tra grandi potenze.

Essenziale, soprattutto per quanto riguarda il Congo, è soprattutto il nodo “coltan”. Un elemento indispensabile per l’industria elettronica del pianeta e su cui si fonda l’importanza geostrategica del Paese africano. Tanti Paesi, tra cui gli stessi Stati Uniti, si fondano sul coltan presente in Congo per essere all’altezza delle aspettative tecnologiche della propria popolazione, delle richieste del mercato ma anche nell’ambito della sfida internazionale contro le altre potenze. Inserirsi in questo martoriato Stato nel cuore dell’Africa comporta quindi costruire leve contrattuali di primaria importanza anche nei confronti di quelle nazioni le cui industrie sopravvivono proprio grazie a questo indotto.

Tutto questo naturalmente si è trasformato anche in un complesso meccanismo di penetrazione politica. Esistono, come spiegato da un’approfondita analisi della Jamestown Foundation, due tipi di canali in cui si sostanzia questa forma di cooperazione: ufficiale e non ufficiale. Tra Mosca e Kinshasa esiste, per esempio, un gruppo di amicizia Russia-RDC che si è impegnato in rafforzare le relazioni tra i due Paesi a livello politico. Così come sono aumentate le occasioni di incontro tra i funzionari delle rispettive amministrazioni. Ma esistono anche delle relazioni più sotterranee o, se così si può dire, “non ufficiali” che sono semplicemente riferite da media e da brevi ma pur significative notizie fatte circolare da organi interni agli apparati locali.

Si parla addirittura di legami diplomatici tra la Repubblica Popolare di Luhansk in Ucraina con la Repubblica democratica del Congo, così come di interessi della ormai nota agenzia Wagner fino alle notizie di un presunto inserimento russo nelle aree minerarie più importanti del Paese, le stesse dove sono presenti le aziende cinesi. Notizie che spesso non trovano conferme, ma che dimostrano come sia alta l’attenzione sia interna al Paese africano che nei circuiti russofoni su quanto avviene nello scacchiere africano da parte di Mosca. Mosse che interessano non solo il Cremlino, per evidenti ragioni strategiche di inserimento nel Paese e in tutta la regione, ma anche allo stesso governo congolese, attento a non essere troppo ancorato a una sola superpotenza ma desideroso di costruire una rete diplomatica più estesa possibile. Col rischio però di diventare non un Paese senza un dominus, ma scenario di un eterno conflitto tra superpotenze.

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