I mille interessi economici e le dispute che si protraggono da decenni hanno trasformato la penisola araba in un teatro di guerra continua, dove il petrolio ha dominato la scena politica internazionale. Un solo sultanato, però, è stato in grado di tenersi sempre all’esterno dei conflitti, al limite mediatore in presenza di escalation di tensioni, progredendo anche sotto il punto di vista sociale interno. L’Oman è stato l’unico Paese nel quale ogni stereotipo del mondo arabo è stato contraddetto; tale risultato porta al nome di Qaboos bin Said, sultano in carica dal 1970 ed uno dei più longevi sovrani mondiali. Il “re gentile”, come l’Islam che professa nel pieno rispetto delle altre religioni, presto abbandonerà per sempre il Paese, lasciandolo alla difficile designazione del successore, che dovrà continuare il percorso di modernizzazione dell’Oman.

La busta col nome del successore

Nella scorsa primavera, il sovrano ormai malato ha scritto il nome del suo successore, in duplice copia in due buste separate, di modo che lo scritto non possa essere alterato. Tale designazione, per stessa scelta del sovrano, ha il semplice scopo di indicazione: il Consiglio familiare può scegliere il candidato che ritiene opportuno, la scelta del re deve essere ascoltata solo qualora esso non riuscisse a mettersi d’accordo. Un’espressione che suona come ultimo atto della vita politica del presidente, mantenendo l’umiltà che ha caratterizzato i suoi quasi cinquant’anni di potere. Nonostante le volontà del re, sembra però che l’apertura della busta sia l’unica possibilità per designare il prossimo sultano dell’Oman.

Il ruolo internazionale di Qaboos bin Said

Nel corso degli anni, Muscat è stato il più grande mediatore della politica mediorientale, fungendo spesso da perno per avvicinare le posizioni tra Stati Uniti e Iran, come avvenuto nel caso dell’accordo iraniano sul nucleare del 2015. La vicinanza al Paese sciita non è mai stata interpretata come pericolo da parte dell’Oman, uno degli unici Paesi musulmani assieme, talvolta, al Qatar ad intrattenere rapporti con Teheran, nonostante le tensioni che si sono verificate negli anni. Nel corso degli ultimi decenni Muscat è stato il fulcro della stabilità politica della penisola araba e dei Paesi bagnati dal Golfo dell’Oman, col sultano che è stato in grado di svolgere un ruolo diplomatico cui è difficile trovare un successore idoneo.

Non solo l’Iran: anche nell’estenuante conflitto dello Yemen Qaboos ha tentato la difficile mediazione tra sauditi e gli Huthi, per riportare la pace nella regione. Questa volta, però, con risultati meno incisivi e che hanno limitato i contatti con il vicino Paese arabo.

La necessità di un successore all’altezza

Dato il grande ruolo istituzionale del Paese al confine della penisola araba, la scelta del successore di Qaboos acquista una notevole importanza. Soprattutto dopo che, con l’amministrazione americana di Donald Trump, le tensioni tra Occidente ed Iran sono di nuovo aumentate, culminando con l’uscita dall’accordo sul nucleare. Una carica non all’altezza della situazione non sarebbe in grado di garantire la stabilità della regione; allo stesso modo, la scelta di un rappresentante più vicino alla fazione iraniana o a quella americana potrebbe inasprire le tensioni, portando alla perdita di importanti commerci per il Paese e della sua importanza diplomatica.

Un rischio, quello di perdere risonanza internazionale e di tornare nell’isolamento precedente al colpo di stato del 1970, che l’Oman non può permettersi di correre.

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