L’escalation missilistica della Corea del Nord da quando è al potere Kim Jong-un oltre a provocare, congiuntamente all’espansionismo cinese, una nuova corsa agli armamenti tra i Paesi dell’area, ha causato il ricorrere a sistemi di difesa antimissile (ABM) in quelle nazioni che sono geograficamente più vicine a Pyongyang e che si sentono direttamente minacciate dal programma missilistico e atomico nordcoreano. Giappone e Corea del Sud (oltre agli Usa) hanno infatti dispiegato diversi sistemi ABM in grado di fornire un ombrello protettivo contro un possibile attacco effettuato con SRBM ed IRBM da parte della Corea del Nord.

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In cosa consiste questo scudo antimissile? È davvero efficace? Per rispondere a queste domande occorre fare una panoramica dei sistemi che attualmente sono in servizio e spiegare alcuni concetti strategici di difesa antimissile. Premessa: dal 1972 e per ben 30 anni è stato in vigore l’ABM Treaty, un trattato siglato da Stati Uniti e dalla allora Unione Sovietica che limitava il dispiegamento di sistemi antimissili balistici a due complessi dotati in totale di 100 vettori. Nel 2002 gli Stati Uniti decisero, unilateralmente, di ricusare il trattato quando nuovi sistemi antimissile erano già in fase avanzata di sviluppo.

La dottrina ABM prevede l’intercettazione dei vettori missilistici durante le 3 fasi principali che avvengono immediatamente dopo il lancio: la fase di ascesa, la fase balistica (o di “midcourse”) e la fase terminale o di rientro in atmosfera. Ancora poco si sa dei sistemi in grado di intercettare i vettori in fase di ascesa, ma indiscrezioni lasciano intendere che i complessi ABM americani siti in Romania e Polonia potrebbero avere questa capacità insieme a quella di intercettazione midcourse, la quale viene affidata, oltre che al GMD (Ground based Midcourse Defense basato a Fort Greely in Alaska) ad un sistema ben noto nell’ambito militare essendo montato su diversi vascelli e basato a terra: l’Aegis.

L’Aegis navale è un sistema antiaereo e antimissile imbarcato sui DDG americani classe “Arleigh Burke” (25 unità), sui CG classe “Ticonderoga” (5 unità) e sui DDG giapponesi classe “Kongo” e “Atago” (4+2 unità). Più complesso rispetto al sistema basato a terra (Aegis Ashore) dovendo provvedere anche alla difesa antiaera; nella sua ultima versione, la “Baseline 9” dispone di un software che, oltre ad essere in grado di seguire 4mila tracce simultaneamente con il suo radar SPY-1D, grazie a migliori capacità di calcolo è capace di eseguire missioni ABM contemporaneamente a missioni di difesa aerea (AAW). Le navi dotate di questo sistema sono in grado di utilizzare tutta la gamma di missili a disposizione (ESSM, SM-2 “Standard” Block III e IV, SM-6, SM-3 Block IA e IB efficaci contro missili balistici) in ambiente litoraneo senza subire il degrado delle prestazioni dovute dalle interferenze della topografia, possono lanciare un missile su un bersaglio senza neppure averlo inquadrato sul radar grazie alla capacità “Engage on remote” venendo coadiuvati dai nuovi aerei E-2D “Hawkeye”. L’integrazione dei sistemi di scoperta e sorveglianza è infatti fondamentale nel quadro dei diversi livelli di difesa ABM: oltre ai DDG o CG il sistema si appoggia a radar aeroportati, alla sorveglianza satellitare, e a radar basati a terra come l’AN/TPY-2 di Kurecik (Turchia) nato originariamente per il THAAD e successivamente dispiegato anche in Israele e Giappone per operare come sistema “Early Warning” avanzato. Tutti sistemi gestiti e integrati nella BMD (Balistic Missile Defense) statunitense che quindi possono lavorare su tracce esterne passate da qualsiasi sistema dispiegato intorno al globo: dalla Romania sino alla Corea del Sud passando per Guam o per l’Alaska. L’Aegis Ashore, il sistema basato a terra, risulta “più semplice” rispetto a quello navale non dovendo provvedere alla difesa aerea ma funziona utilizzando gli stessi sistemi radar (sempre l’AN/SPY-1D). Un sito, come quello di Deveselu in Romania, oltre al radar comprende 3 moduli Mk-41 da 8 celle verticali per il missile eso-atmosferico SM-3 “Standard” nella versione Block IB: questo missile è in grado di intercettare veicoli di rientro grazie ad un sistema denominato TDACS (Throttleable Divert and Attitude Control System) caratterizzato da 10 ugelli in grado di imprimere variazioni di assetto al “Kill Vehicle” del missile che gli permettono di colpire bersagli manovranti con la sua testata ad energia cinetica da 23 kg.

Per l’intercettazione della fase terminale, o di rientro, la difesa ABM americana si affida a due sistemi, parzialmente sovrapposti: il THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) ed il MIM-104 “Patriot” PAC-2 GEM/T e PAC-3. Al primo è affidata l’intercettazione dei veicoli di rientro (RV) dei missili nella fase endo ed eso-atmosferica avendo una portata dichiarata di 200 km ed una altitudine di ingaggio compresa tra i 40 e i 150 km. Il THAAD è nato infatti per intercettare e distruggere missili balistici a medio e lungo raggio congiuntamente al sistema Patriot che si occupa di intercettarli ad una quota più bassa e con una portata inferiore. Questo infatti opera su brevi distanze (35/40 km) e arriva ad una altitudine massima di 25 km venendo ad essere a tutti gli effetti “l’ultima linea di difesa” di tutto l’apparto BMD: tutti ricorderanno infatti le immagini dei Patriot americani chintercettavano gli Scud iracheni durante la Guerra del Golfo nel 1991. Una tipica batteria THAAD comprende dai 3 a 9 lanciatori montati su autocarro M1075 ciascuno dotato di 8 contenitori per missili, un radar tipo AN/TPY-2 capace di acquisire bersagli sino 2000 km di distanza ed un massimo di due centri tattici per le operazioni (TOC Tactical Operations Centres). Il missile vero e proprio è lungo 6,71 metri ed è equipaggiato con un motore a combustile solido dotato di spinta vettoriale, il KV (Killing Vehicle) del missile che si separa dal resto del razzo nella fase finale dell’intercettazione è dotato di sistema di propulsione a combustibile liquido che gli permette di manovrare autonomamente attraverso la sua guida IR per colpire il bersaglio. Anche questo missile, così come lo “Standard”, sfrutta l’energia cinetica, quindi non una carica esplosiva, per distruggere il veicolo di rientro del missile balistico.

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Un’intercettazione tipo avviene dopo che il segnale di scoperta di un missile, rilevato da un sensore “Early Warning”, indirizza il THAAD sul bersaglio per un lancio di intercettazione che può essere ripetuto in caso di fallimento. Se anche questo secondo lancio non trova il bersaglio entra il scena il Patriot PAC-3 come ultima risorsa. L’intercettazione in fase terminale è a tutti gli effetti la più rischiosa e meno efficace: essendo il RV già dentro o ai limiti dell’atmosfera ci sono pochissimi minuti per effettuare il lancio di un sistema antimissile ed in caso ci si trovi davanti ad un grosso numero di bersagli questa ultima barriera difensiva può essere superata: gli ultimi ICBM russi tipo RS-24 “Yars” ed i Topol-M oltre ad avere 10 testate indipendenti (MIRV) sono dotati di contromisure “anti-antimissile” quali falsi bersagli e capacità di manovra in fase di rientro, per questo gli Stati Uniti puntano più sull’intercettazione in fase di “mid course” o in fase di ascesa rispetto a quella terminale.

Il sistema Aegis/THAAD/Patriot quindi risulta particolarmente efficace contro quelle nazioni, come la Corea del Nord, che sono agli albori del proprio programma missilistico non avendo ancora sviluppato veicoli di rientro dotati di contromisure anti-antimissile come i russi o i cinesi; in particolare il THAAD schierato in Corea del Sud nella città di Seongju, che ha raggiunto recentemente la piena operatività, rappresenta uno strumento di dissuasione efficace benché basato su una batteria ridotta con soli due veicoli di lancio (quindi 16 missili di pronto impiego). Questo nel caso che la Corea del Nord dovesse tentare un “decapitation strike” solo con pochi vettori presumibilmente a carica nucleare, qualora Pyongyang dovesse utilizzare tutto il suo arsenale missilistico (stimato tra i 100 e i 250 vettori di tutti i tipi) per un massiccio attacco di ritorsione contro la Corea del Sud o il Giappone, il sistema Aegis/THAAD/Patriot rischierebbe di essere sopraffatto dalla sola forza del numero di missili usati per l’attacco.

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