Dopo la formalizzazione dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, per il governo guidato dal primo ministro Boris Johnson è giunto il momento di ridiscutere i trattati commerciali che regolano i rapporti tra Londra ed il resto del mondo. Mentre per quanto riguarda i Paesi aderenti al trattato del Commonwealth ciò si è rivelato una semplice formalità anche grazie ai già precedenti rapporti, la vera sfida per Johnson è quella di giungere ad accordi favorevoli con i tre attori internazionali con cui il paese intrattiene i rapporti più fitti e complicati: Unione europea, Stati Uniti e Cina.

Tuttavia, mentre con Bruxelles lo scontro sulla definizione dei trattati commerciali si sta svolgendo ad armi pari, le cose sembrano mettersi decisamente male sul fronte di Washington. Stando alle volontà del presidente americano Donald Trump e come riportato dalla testata giornalistica The Guardian, gli Stati Uniti sarebbero disposti a rescindere qualsiasi trattato con Londra qualora Johnson giunga ad accordi col Paese guidato da Xi Jinping che non sono stati precedentemente accettati dalla Casa Bianca. E in questa situazione, che si incanala in una lotta più ampia e giocata su più fronti tra Cina e Stati Uniti, il Regno Unito rischia seriamente di fare la fine del topo in trappola.

“I’ll make Britain great again”

Era diventato lo slogan della campagna elettorale del partito conservatore la frase pronunciata da Johnson “I’ll make Britain great again”. Tuttavia, a nemmeno un anno di distanza, questa volontà rischia di diventare l’incubo di Westminster. Già, perché se da un lato è vero che uscendo dall’Ue la Gran Bretagna abbia la possibilità di ridiscutere tutti i trattati commerciali, dall’altro il terreno della trattativa è impervio e pieno di ostacoli. E in questa situazione, le maggiori complicazioni per Johnson stanno arrivando proprio dall’alleato americano, deciso più che mai a ostacolare l’avanzata della Cina.

Con la battaglia aperta su più fronti la situazione sta diventando giorno dopo giorno sempre più difficile da gestire da parte del governo britannico impegnato nella lotta contro il coronavirus. E mai come adesso, dunque, con la necessità di tenersi aperte quante più finestre possibili per dare slancio alla propria economia nel momento della definitiva ripartenza.

Johnson potrebbe temporeggiare

Nell’ambiente britannico si è fatta strada l’idea che la mossa voluta da Trump sia indirizzata principalmente alla sua campagna elettorale per le presidenziali del prossimo novembre. E anche nella migliore delle ipotesi, la conclusione di un accordo tra Londra e Washington entro quella scadenza temporale appare decisamente impossibile, anche a causa delle grandi discussioni soprattutto per quanto riguarda le forniture sanitarie e le società operative sul web.

In questa situazione, dunque, le volontà del governo britannico paiono essere quelle di temporeggiare, magari appoggiando l’alleato repubblicano per poi tornare sull’apertura a Pechino soltanto verso la fine dell’anno, quando le elezioni americane saranno già concluse e Trump potrebbe perdere interesse verso l’argomento. In questo modo – se tutto andasse secondo i piani – Johnson sarebbe messo nella posizione di non perdere i rapporti commerciali con un partner strategico internazionale come la Cina, salvando allo stesso tempo i rapporti con la Casa Bianca.

Per il Regno Unito la Cina è fondamentale

Come ricordato dallo stesso Guardian, i rapporti che intercorrono attualmente tra Londra e Pechino sono molto fitti e di vitale importanza per entrambe le economie. Questo particolare è inoltre molto ben conosciuto dallo stesso primo ministro, che sin dai tempi in cui era sindaco della capitale britannica aveva spinto per migliorare i rapporti tra le due potenze. E benché in questo momento buona parte del partito conservatore si stia allineando con le posizioni di Washington riguardo alla Cina, buona parte dell’establishment rimane ancora il più grande alleato di Xi Jinping nel Regno Unito.

In fin dei conti, rinunciare alla Cina o comunque limitare buona parte dei commerci sarebbe una perdita enorme in questo delicato momento per la Gran Bretagna. Con il settore finanziario già colpito dall’uscita dall’Unione europea e la crisi dovuta al Covid-19 che obbligherà il Paese a ridisegnare la propria economia e la propria società, precludersi il mercato della sfera cinese è una eventualità che, nel limite del possibile, andrebbe evitata. E da come verrà gestita la situazione, alla fine, sarà la stessa figura dell’attuale primo ministro Johnson a uscirne enormemente vittoriosa o drasticamente sconfitta.

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