Nel Regno Unito non tutti sono convinti che dietro il presunto attacco chimico di Douma, in Siria, ci sia la mano del presidente Bashar al-Assad. L’ex capo delle forze speciale della Gran Bretagna Jonathan Shaw ha recentemente contestato le dichiarazioni della premier Theresa May: “Perché Assad dovrebbe usare armi chimiche in questo momento? Ha vinto la guerra”, ha dichiarato l’ex ufficiale al Daily Mail. “Non è solo la mia opinione, è condivisa dai comandanti più anziani delle forze armate statunitensi. Non c’è alcun fondamento logico dietro il coinvolgimento di Assad”, ha ribadito Shaw, mettendo in dubbio la versione ufficiale del governo inglese sulla vicenda. “Ha convinto i ribelli a lasciare le aree occupate con gli autobus. Ha riconquistato il loro territorio. Dunque, perché dovrebbe preoccuparsi di gasarli?”.

L’ex ufficiale inglese su Douma: “Si tratta di un false flag”

L’ex comandante delle forze speciali e del reggimento paracadutisti parla apertamente di un false flag, ossia di un’operazione condotta sotto falsa bandiera per far ricadere la colpa su Bashar al-Assad e sull’esercito arabo siriano: “I jihadisti e i vari gruppi di opposizione che hanno combattuto contro Assad – ha sottolineato – avevano un motivo più serio per lanciare un attacco di armi chimiche e far credere che Assad fosse responsabile. Il vero motivo è che vogliono che gli americani restino in guerra, dopo che Trump ha annunciato che gli Usa lasceranno la Siria”.

L’opinione controcorrente di Shaw è stata condivisa da altri ufficiali dell’esercito come l’ammiraglio Lord West, ex generale della Royal Navy: “Se fossi il presidente Assad, perché mai dovrei usare armi chimiche a questo punto? Non ha alcun senso. Ma posso capire che i gruppi di opposizione islamista lo facciano. Voglio concedere tuttavia a Theresa May il beneficio del dubbio e confidare che abbia visionato delle prove inequivocabili sulla colpevolezza del presidente siriano”.

Dubbi anche da The National Interest: “Probabile operazione sotto falsa bandiera”

Anche l’autorevole rivista americana The National Interest esprime forti perplessità sulla colpevolezza del presidente siriano. “La conclusione più ragionevole – afferma Ted Galen Carpenter – è che le prove siano confuse e inconcludenti. Sebbene il governo Assad possa essere colpevole, la possibilità che si sia verificata un’operazione sotto falsa bandiera da parte dell’Isis non può, e non dovrebbe, essere scartata. Anche le forze sunnite che non fanno parte dello Stato Islamico avrebbero potuto ottenere armi chimiche ed è ingenuo non pensarlo”. Secondo l’esperto del Cato Institute, “le prove degli attacchi chimici – fornite da fonti ribelli – potrebbero essere state manipolate a beneficio delle loro stesse, spesso riprovevoli, agende politiche. I responsabili delle politiche statunitensi dovrebbero mostrare maggiore cautela nell’individuare i colpevoli”.

Nel frattempo, come riporta l’agenzia di stampa siriana Sana, martedì la squadra degli investigatori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) è arrivata a Douma per accertare la verità sul presunto attacco chimico dello scorso 7 aprile.

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