Giovedì 21 dicembre i cittadini della Catalogna saranno chiamati al voto per eleggere il Parlamento e il governo della Generalitat dopo lo scioglimento del precedente esecutivo regionale a seguito del commissariamento della giunta di Carles Puigdemont da parte del governo di Madrid. Tra le forze segnalate in ascesa nell’imminente tornata elettorale vi é il partito liberale di centrodestra Ciudadanos, che è pronto a capitalizzare i frutti della sua condotta nella complessa e a tratti paradossale vicenda seguita al referendum sull’indipendenza svoltosi, nella violazione della legalità costituzionale spagnola, lo scorso 1 ottobre.

A seguito della scissione nella coalizione che ha primeggiato nel voto del 2015, Junts Pel Sì, e della drastica evoluzione del mondo politico catalano verificatasi negli ultimi due mesi, Ciudadanos risulta addirittura in lizza per la maggioranza relativa nel voto di giovedì: un sondaggio di The National accreditava la formazione guidata a livello nazionale da Albert Rivera del 24,1% dei consensi, con un margine di 3 punti sugli indipendentisti di Esquerra Republicana de Catalunya (ERC),  mentre Junts per Catalunya, la forza politica costituitasi in sostegno alle istanze del partito di Puigdemont, risulterebbe relegata in terza posizione con poco meno del 20% dei suffragi.

La Catalogna, base e roccaforte di Ciudadanos

Non bisogna dimenticare, infatti, che la Catalogna rappresenta la base storica di Ciudadanos, che proprio nella Generalitat fu fondato nel 2005 da esponenti della società civile e del mondo imprenditoriale a cui era invisa la prospettiva di una secessione di Barcellona. Dal 3% conquistato nel voto catalano del 2006, che garantì al neonato partito quattro parlamentari, Ciudadanos é diventata una formazione politica capace di autonoma proiezione nazionale.

In occasione del referendum di ottobre, la formazione di Rivera si é distinta per una posizione ancora più oltranzista delle rigide istanze antindipendentiste del governo dei popolari di Mariano Rajoy. “Ciudadanos, […] che con i popolari compete per l’elettorato di centro-destra”, ha scritto Joan B. Culla i Carrà sul numero di Limes di novembre “difende una postura ancora più energica nella repressione delle istanze indipendentiste. In Catalogna la piattaforma ha infatti ottenuto dal 2015 la primazia dello spazio unionista e pertanto ha reclamato da Madrid l’annullamento provvisorio dell’autogoverno catalano”.

La speranza di Ciudadanos, spiega il docente dell’Università Autonoma di Barcellona, sarebbe il miglioramento del risultato del 2015 (17,9% e 25 seggi), fatto che aprirebbe le porte, in caso di recesso del fronte indipendentista, oggi più disunito che mai, alla nascita di quello che potrebbe essere il primo governo anticatalanista della storia della Generalitat.

La linea di Ciudadanos: dialogo solo con i “partiti costituzionali”

Ciudadanos candida alla presidenza della Catalogna la deputata regionale 36enne Inés Arrimandas Garcia, ex consulente di D’Alpeh divenuta, negli ultimi anni, una delle principali collaboratrici di Albert Rivera.

In vista del voto di giovedì 21 novembre, la linea del partito è decisamente chiara ed é stata espressa molto chiaramente da Rivera e dalla Arrimandas nel corso della campagna elettorale: Ciudadanos mira a ottenere la guida della Generalitat per inviare a Madrid un messaggio chiaro sulla necessità di procedere a un completo riassetto dell’ordine dello Stato e della distribuzione delle competenze tra governo centrale e comunità autonome.

Intervistato ai margini del congresso dell’ALDE ad Amsterdam, Rivera ha dichiarato che “è necessario riformare l’intera Spagna, non solo la Catalogna”,  mentre la Arrimandas ha aggiunto, come riportato da Euobserverche se la somma dei seggi ottenuti dai partiti contrari all’indipendenza sarà superiore a quella della frastagliata galassia di formazioni autonomiste o secessioniste, proporrà un accordo di governo di coalizione ai partiti “costituzionali”, ovverosia le sezioni catalane del Partito Popolare e del Partito Socialista.

Ciudadanos è in rampa di lancio per diventare la principale formazione politica in Catalogna: la scissione del fronte indipendentista e la percepita coerenza tra principi e azioni della formazione di Rivera potrebbero offrirle un’opportunità, potenzialmente irripetibile, di imporre una netta sterzata all’ondivaga politica catalana.

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