“Non credo sarà necessario. Ma se saremo costretti a farlo, lo faremo”. Le parole di Frans Timmermans, a metà strada tra un avvertimento e una minaccia, anticipano le future mosse di Bruxelles sui vaccini anti Covid. Nel mirino del vice presidente della Commissione europea ci sono loro: le case farmaceutiche. In ritardo con le consegne in Europa, le Big Pharma sembrano molto più interessate a spedire le dosi nei Paesi extra Ue, forse attratte da accordi più consistenti e incoraggiate da penali pressoché irrisorie.

Sarà che l’Unione europea ha stipulato con le suddette aziende intese a dir poco sconvenienti, salvo poi accorgersi soltanto in un secondo momento di aver combinato un mezzo pasticcio, ma la realtà è evidente: pressoché tutte le società autorizzate a vendere il loro vaccino sul mercato europeo hanno improvvisamente tagliato le spedizioni destinate verso il Vecchio Continente. E così, nel corso di un’intervista rilasciata a Repubblica, Timmermans ha sganciato la bomba che nessuno si aspettava.

A quanto pare esiste l’eventualità del sequestro dei vaccini da parte dell’Ue a danno aziende che non dovessero rispettare le consegne. Il socialista olandese sarebbe favorevole a seguire questa linea? Le sue parole sono emblematiche: “Aspettiamo di vedere che cosa succede. Se non rispettano gli impegni previsti dal contratto dobbiamo agire ed è esattamente quello che stiamo facendo”, ha aggiunto commentando la lettera di messa in mora inviata dalla Commissione ad AstraZeneca.

Bruxelles si lecca le ferite

Ricordiamo, infatti, che Ursula von der Leyen, dopo aver difeso gli opachi contratti sui vaccini, ha annunciato la messa in mora di AstraZeneca a causa dei ritardi nelle forniture. Non solo: il presidente della Commissione Ue ha chiesto reciprocità sull’export dei vaccini, rivolgendosi, in particolare, al Regno Unito. A proposito di von der Leyen, Timmermans, che nei giorni scorsi non era stato morbido nei confronti della collega, ha sottolineato che l’obiettivo resta quello di vaccinare il 70% della popolazione adulta europea entro l’estate.

Se ciò non dovesse accadere, von der Leyen non dovrà dimettersi, visto che “si dedica giorno e notte ai vaccini, parla costantemente con i leader e con le industrie. Fa il possibile e le sono riconoscente perché non conosco nessuno in Europa che lavori così duro e con tanta energia”. Insomma, il vicepresidente cerca di allentare la tensione, e ricucire gli strappi avvenuti in seno alla Commissione, così da spostare i riflettori sui ritardi delle aziende. Scordandosi, probabilmente, che se le Big Pharma stanno facendo il bello e il cattivo tempo, la colpa è soltanto di Bruxelles e dei contratti che ha stretto con le stesse case farmaceutiche. Contratti, evidentemente, rivedibili.

Tra blocco dell’export e sequestro delle dosi

Al netto delle parole, anche piuttosto dure, usate da Timmermans, l’Ue ha in realtà ben poche armi per impaurire le Big Pharma. Ci sarebbe l’ipotesi di chiudere l’export dei vaccini verso il Regno Unito e il resto del mondo, ma imbracciare il forcone del sovranismo vaccinale potrebbe presto rivelarsi un boomerang, visto e considerando che è l’Europa ad essere a secco di vaccini. E che il grosso delle dosi utilizzate (o prossimo all’utilizzo) sul territorio europeo proviene dall’estero. Il messaggio di Timmermans è comunque chiaro: “L’Europa esporta più di tutti al mondo, ma chiediamo reciprocità ed equilibrio. Chi produce vaccini deve anche esportarli, non solo prendersi i nostri. Così come non ha senso esportare verso nazioni che hanno un livello di immunizzati più alto del nostro, come Israele”.

Nel frattempo si fa strada l’articolo 122 del Trattato dell’Unione europea. Al momento, Bruxelles è intenzionata ancora a seguire la strada della cooperazione e non quella della coercizione. Attenzione però, perché se la situazione non dovesse cambiare, l’Ue potrebbe rivolgersi al suddetto articolo, che consente, a fronte di gravi difficoltà nell’approvvigionamento di determinati prodotti, di intervenire a gamba tesa con obblighi e divieti. E così l’ombra del sequestro inizia ad alzarsi sulle Big Pharma che non rispettano i contratti (quindi tutte o quasi). “Tutti gli strumenti sono sul tavolo, sarebbe un nostro diritto. Vedo tuttavia un cambiamento da parte dell’industria, quindi non penso che sarà necessario”, ha chiosato Timmermans, sottolineando però che “in caso contrario, se costretti a farlo, lo faremo”.

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