C’è una strana deriva che sta assumendo l’Unione europea negli ultimi tempi: concentrarsi sugli spot. C’è una pandemia e un problema con i vaccini? Non si producono vaccini, si fanno contratti privi di senso con le case farmaceutiche e si promettono valanghe di dosi che non arrivano. C’è un problema legato all’immagine dell’Europa, alla sua istituzione e ai rapporti col mondo? Si parla del divano di Ursula von der Leyen e si chiarisce che da oggi in poi si andrà seduti sempre uno vicino all’altra. Non esistono i vaccini, non si se si potrà partire e soprattutto non si sa con quali soldi? Nessun problema: intanto troviamo l’accordo sul certificato verde digitale per far andare gli europei in vacanza. Ebbene si, il Consiglio europeo ha infatti comunicato che gli Stati membri hanno raggiunto un accordo sul famoso certificato verde digitale per viaggiare. La proposta sarà poi da negoziare con l’Europarlamento e dovrà essere adottata tempestivamente entro l’estate. Ma il dato politico è che il Consiglio Ue si muove per far viaggiare gli europei, finalmente in grado di tornare in vacanza all’estero dopo un anno di restrizioni, confinamenti, divieti e paura di una pandemia di cui non sembra esserci uno spiraglio.

Benissimo, verrebbe da dire, finalmente l’Ue si muove e libera gli europei. Si, ma chi parte e soprattutto per andare dove? Perché in tutto questa spasmodica ricerca di un certificato digitale per viaggiare (su cui permangono molte perplessità sul lato della riservatezza e soprattutto sulla sua configurazione), l’impressione è che in Europa stiano coprendo con una vernice colorata un muro pericolante fatto da una campagna vaccinale a dir poco fallimentare e da un sistema economico ormai al collasso.

I numeri delle vaccinazioni in Ue, se confrontate con tutto il mondo occidentale, sono decisamente al di sotto le aspettative. I vaccini non arrivano, l’Europa non li produce, i Paesi membri non trovano il modo di uscire da questa tragica epidemia e l’unica cosa che si riesce a fare è guardare gli altri Paesi con un misto di invidia e intolleranza. Una condizione che già di suo basterebbe per spegnere i facili entusiasmi con cui si parla delle vacanze estive e di “green pass vaccinali”. Ma a questo si aggiunge un altro problema che in Europa sembra non abbiano ancora compreso in modo particolarmente chiaro: da qualche mese c’è una crisi economica che serpeggia in tutto il continente e dai risvolti potenzialmente disastrosi.

In attesa dello sblocco dei soldi del Recovery (che assomiglia sempre di più alla ormai misteriosa potenza di fuoco di Giuseppe Conte) la domanda che sorge spontanea, a questo punto, è capire cosa sia davvero diventata l’Europa. Perché con imprenditori a pezzi, comunità terrorizzate, soldi che non arrivano e governi sull’orlo della crisi di nervi, quale altra potenza al mondo potrebbe pensare al certificato digitale per andare in vacanza per l’Europa? Si, certo, si aiuta l’economia del Paese che si visita e le compagnie di volo. Ben venga. Ma questo non è il momento delle scelte cosmetiche: è il momento di far sì che tutto un continente riparta. Servono soldi, servono cure e vaccini, serve anche un piano di uscita che non sia quello promesso in televisione, ma con una tempistica netta. E soprattutto c’ bisogno che i Paesi possano vivere: altrimenti è inutile viaggiare se poi si arriva in scenari post-apocalittici con città in lockdown, coprifuoco e feste vietate. Ma evidentemente in Europa funziona così: “Se il popolo ha fame, che mangino brioches”.

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