Continua il calvario di Ursula von der Leyen. La sua Commissione europea doveva essersi già insediata all’inizio del mese. Sono passati 15 giorni e la fumata non è ancora arrivata. Anzi, se possibile, la situazione rischia di compromettersi ulteriormente. Al momento von der Leyen ha due spade di Damocle sul capo: la prima è rappresentata dalla situazione politica della maggioranza del Parlamento europeo in suo sostegno, non più solida come qualche mese fa, mentre la seconda riguarda aspetti meramente legali. In merito a quest’ultimo punto, ricordiamo che il nuovo esecutivo europeo avrebbe dovuto ufficialmente salire in carica un paio di settimane fa, ma ciò non è stato possibile a causa della bocciatura da parte del Parlamento di tre candidati a commissario presentati da vari Paesi europei. In particolare, sulla graticola erano finiti i nomi proposti da Francia, Romania e Ungheria, costretti a riproporre nuovi candidati. Le audizioni hanno portato a due fumate bianche e una fumata nera: via libera per il candidato francese e romeno, stop per quello ungherese.

Commissione: la telenovela sui candidati

Per capire meglio lo stato di paralisi in cui si trova l’Europa è utile proporre una breve sintesi degli ultimi episodi di una telenovela ormai estenuante. Ursula von der Leyen aveva presentato lo scorso 10 settembre la sua squadra e la nuova struttura della Commissione da lei guidata. Tra il 30 settembre e l’8 ottobre si sono tenute presso il Parlamento europeo le audizioni dei commissari designati, al fine di verificare la loro adeguatezza al ruolo assegnato. La commissione Giuridica aveva rilevato conflitti di interesse per due candidati: Laszlo Trocasany (Ungheria) e Rovana Plumb (Romania), mentre Sylvie Goulard (Francia) non aveva ottenuto il supporto delle commissioni Industria e Mercato interno. I tre Paesi hanno dovuto riproporre nuovi nomi: Thierry Breton (Francia), Adina-Iona Valean (Romania) e Oliver Varhelyi (Ungheria).

Il nodo ungherese e la bega Regno Unito

L’Ungheria aveva puntato tutto su Oliver Varhelyi, ma la maggioranza Ursula, che negli ultimi tempi era sembrata spaccata, si è improvvisamente ricompattata: socialisti e liberali hanno votato contro il candidato magiaro, e assieme a loro anche Verdi e sinistra. Hanno sostenuto l’uomo proposto da Budapest soltanto popolari, conservatori e sovranisti. Troppo poco per ottenere l’approvazione dei due terzi. Dunque: candidato bocciato, ancora una volta. E adesso cosa succede? Varhelyi dovrà rispondere ad alcune questioni scritte entro lunedì. In caso di altra bocciatura, è prevista una nuova audizione. A questo punto il percorso verso l’insediamento della Commissione europea rallenta ulteriormente. C’è chi ipotizza che il giorno chiave possa essere il primo dicembre, ma resta sempre da sciogliere un altro nodo: quello britannico. In poche parole, Londra non ha ancora nominato un commissario e, anche in caso di Brexit, all’esecutivo Ue serve un nome. Bruxelles aspetta risposte entro il 22 novembre. Ma nessuno, ormai, si azzarda a fare previsioni. Intanto la stessa Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro il Regno Unito per la “mancata indicazione di un proprio candidato per il posto di commissario europeo”: “In qualità di custore dei trattati, la Commissione ha inviato oggi una lettera di costituzione in mora al Regno Unito per aver violato gli obblighi previsti dal trattato UE non proponendo un candidato per il posto di commissario europeo”.

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