Gli Stati Uniti non hanno lasciato i Balcani al loro destino. Questo è il messaggio lanciato da Hoyt Brian Yee, vice assistente del Segretario di Stato Usa, responsabile per gli Affari europei ed euroasiatici, durante la sua visita a Belgrado. Una visita di fondamentale importanza in cui gli Stati Uniti hanno voluto dare un ultimatum molto chiaro al governo serbo, e cioè quello di decidere da che parte stare: se con l’Occidente o con la Russia. Parole molto chiare quelle del diplomatico Usa che hanno irritato profondamente il governo serbo ma che hanno anche messo in chiaro quale sia l’obiettivo politico americano nella regione balcanica, e cioè allontanare il Cremlino e la sua sfera d’influenza. Il processo di espansione della Nato nei Balcani, che viaggia parallelo a quello dell’Unione europea, deve pria di tutto fare i conti con l’influenza russa sulla regione, che è un’eredità del periodo sovietico e del non-allineamento della Jugoslavia socialista. La guerra e la disgregazione del Paese hanno portato in seguito a una divisione profonda tra coloro che ritengono naturale lo spostamento dell’asse geopolitico dei Balcani verso Occidente e coloro che invece ritengono il proprio Stato come un naturale alleato di Mosca.

La Serbia è l’ultimo Stato ad essere ancora alleato della Russia nei Balcani. Il lento scivolamento verso Bruxelles degli altri Paesi rende di fatto Belgrado l’ultimo baluardo della politica russa nella regione e la collaborazione in campo politico, economico e militare tra Mosca e Belgrado è un dato di fatto della diplomazia mondiale. Questo non significa che la Serbia abbia dimenticato la sua appartenenza all’Europa. Al contrario, gli ultimi governi e così il presidente Vucic hanno sempre voluto continuare a confermare questo equilibrio fra i due poli dell’Europa. Ed è stato proprio questo equilibrismo a provocare la dura reazione di Washington che, tramite la visita di Yee, ha voluto ricordare a Belgrado di non tollerare più questa mancanza di una posizione chiara. Un ultimatum che il governo serbo non sembra aver accolto con favore, tanto che il ministro della Difesa ha parlato apertamente di una “pressione inaccettabile e mai vista” nei confronti dell’indipendenza della Serbia. Parole non troppo dissimili da quelle contenute nella dichiarazione ufficiale del ministero degli Esteri russo che ha risposto alle parole del diplomatico Usa ricordando che nessuno può impedire al governo serbo di mantenere la cooperazione con Mosca mentre attua una politica di avvicinamento all’Unione europea. Come si legge nel comunicato degli Esteri della Federazione Russa: “Durante il suo soggiorno a Belgrado, il vice dell’Assistente del Segretario di Stato degli Stati Uniti per gli affari europei ed euroasiatici Hoyt Brian Yee si è lasciato andare ad una serie di dichiarazioni provocatorie volte a minare la cooperazione russo-serba”. Anche da Mosca, quindi, il pensiero è che quello di Washington sia stato un discorso provocatorio per minare le relazioni russo-serbe.

La richiesta molto dura degli Stati Uniti s’inquadra nel complessivo progetto di Washington di rendere i Balcani una regione totalmente priva di legami con la Russia. Ma questo, inevitabilmente, collide con gli interessi del Cremlino. E con gli interessi della stessa Serbia, che da anni ha con la Russia rapporti incentrati sulla cooperazione in diversi fronti, non ultimo quelle energetico e miliare. Non va dimenticato poi che, dal punto di vista politico, Mosca non riconosce il Kosovo, un fattore non poco determinante nell’ottica delle relazioni internazionali. Finora questo equilibrismo ha giocato a favore di Belgrado che ha ottenuto investimenti europei, si è avvicinata al mercato europeo ma al contempo ha ottenuto importanti garanzie diplomatiche dall’asse con Mosca. Sembra però che nei prossimi anni questo equilibrio debba finire e la Casa Bianca l’ha fatto capire in modo anche abbastanza brusco. Bisognerà comprendere se gli Stati Uniti accetteranno o meno la possibilità che la scelta di Belgrado ricada sul Cremlino.

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