L’ennesimo assist alla Germania da parte di Bruxelles ha evidenziato come l’Unione europea assuma comportamenti diversi a seconda dei Paesi che si trova di volta in volta di fronte. Nonostante i vertici dell’Ue abbiano spiegato – senza convincere nessuno – il motivo che ha spinto la Commissione europea a dare il via libera al salvataggio pubblico della banca tedesca NordLB, agli occhi dell’opinione pubblica l’Europa è sembrata essere una sorta di depandance del governo tedesco. La Germania ha bisogno di aiuto? Nessun problema, perché per lei una soluzione si trova sempre, uno strappo alla regola pure. È invece l’Italia ad necessitare supporto? La risposta, in tal caso, è ben diversa è coincide con un bel “sono problemi vostri”. Nel migliore dei casi la scusa è che ci sono dei regolamenti da rispettare, nella peggiore il nostro Paese – ed è successo svariate volte – subisce una lezioncina per tornare sui binari della logica comunitaria.

Un caso che fa discutere

Tornando alla NordLB, la decisione europea ha provocato un turbinio infinito di polemiche più che legittimo. Molti Paesi, Italia compresa, si saranno sicuramente chiesti del perché Bruxelles abbia strizzato l’occhio alla Germania. La spiegazione più logica è una. In Europa esistono due stanze: una, esclusiva, che racchiude gli Stati più luccicanti; l’altra, una vera e propria bettola, ospita i membri più disgraziati. Sui primi, che guarda caso si spartiscono le posizioni rilevanti delle istituzioni all’interno dell’Ue, ricadono solo vantaggi, mentre sui secondi soltanto oneri e obblighi. Non si spiega altrimenti il semaforo verde acceso da Bruxelles per il salvataggio pubblico della quarta landensbank tedesca controllata dalla Bassa Sassonia e, come soci di minoranza, dalla Sassonia Anhalt e varie casse di risparmio a controllo pubblico.

Disparità di trattamento

Margrethe Vestager, responsabile dell’antitrust europeo, è stata chiarissima: la ricapitalizzazione pubblica della NordLB con soldi tedeschi non infrange alcun divieto di aiuti di Stato. Di fronte alla perplessità di esperti e analisti, la Commissione ha provato a uscire da una condizione di palese imbarazzo: “La valutazione avviene caso per caso. Nel caso di NordLB la Commissione ha esaminato i piani presentati dalla Germania e ha concluso che le operazioni saranno effettuate alle stesse condizioni che un operatore privato avrebbe accettato, quindi non rientrano tra gli aiuti di Stato”. Insomma, per evitare le accuse di doppiopesismo l’Europa ha ammesso di valutare caso per caso. Che in fin dei conti è quello che ha sempre fatto, agevolando alcuni a discapito di altri.

Un occhio di riguardo

L’Italia avrebbe di che recriminare, visto che nel 2015 l’Antitrust Ue considerò “aiuto di Stato” l’intervento del Fitd, un consorzio di banche private italiane, a sostegno di Tercas. Per quale motivo? Il suddetto intervento sarebbe stato obbligatorio e non volontario, come invece nel caso NordLB. Morale della favola: l’Italia (e i creditori subordinati) ha dovuto fare i conti con le gravi conseguenze derivanti dalla situazione delle quattro banche (Etruria, Marche, Ferrara e Chieti). Insomma, Bruxelles ha sempre trattato la Germania con i guanti di velluto e continua a farlo, sulle banche così come sul Mes.

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