Non solo Baviera. In questo fine settimana si decidevano anche i destini del Lussemburgo. Paese piccolo, pochissimi elettori, ma profondamente significativo per capire il vento che soffia in Europa. Perché se anche il Granducato rifiuta i partiti di centro, significa che qualcosa sta veramente cambiando. E anche per Jean-Claude Juncker, che sperava nella rivincita del suo partito, arriva l’ora definitiva del tramonto. Non solo in Europa ma anche in patria.

A votare è stato il 43% dei residenti. Sembra incredibile, ma il motivo è che, come spiega l’Huffington Post, la metà della popolazione del Granducato è straniera. Già da questo casi si può capire l’assoluta particolarità di un Paese che vive, in sostanza, di capitali e residenti stranieri. Condizione che l’ha reso importante (se non indispensabile per i suoi traffici) in Europa. Ma è evidentemente una condizione che non piace ai suoi veri cittadini. Almeno a giudicare dai risultati elettorali.

Per i cristiano-democratici (Csv) dell’ex premier Juncker, i dati sono allarmanti. Il partito dell’attuale presidente della Commissione europea e guidato da Claude Wiesler ottiene la maggioranza relativa. Ma è una maggioranza molto povera e la sua vittoria è quanto di più simile alla proverbiale vittoria di Pirro. Rimane il partito più votato: ma si parla del 28% dei consensi. Per il centrodestra del Lussemburgo si tratta del peggior risultato della sua storia. Ed è un segnale eloquente anche su quanto sia ormai inarrestabile la caduta dell’astro (sic!) della politica del Granducato: Juncker.

Anche per il Dp, i democratici liberali del premier uscente Xavier Bettel, i risultati non sono positivi. La formazione di Bettel perde consensi. E nonostante la conferma complessiva della maggioranza di governo, composta da liberali, socialisti e Verdi, sembra difficile che si possa riproporre la stessa identica coalizione. Perché sono cambiati i rapporti di forza.

Verdi avanzano, con il 15% dei consensi, e potrebbero anche aumentare il loro numero di seggi in parlamento. Mentre i socialisti (Lsap), calano, ma mantengono una percentuale di voti oltre il 17%. Sono i Verdi gli unici a guadagnare elettori: ed è da questa premessa che si possono capire le prossime mosse di governo. La posizione di Bettel, a questo punto, appare del tutto incerta. Il suo governo è nato nel 2013 proprio grazie alla costruzione di un’alleanza anti-Juncker. Ma il voto di oggi indica che non è una coalizione destinata ad avere grandi certezze.

Certezze che sono state erose anche dall’ascesa di partiti piccoli, di stampo radicale o populista, e che anche in Lussemburgo, incredibilmente, iniziano ad attrarre consensi. L’Adr (Alternativ Demokratesch Reformpartei), una formazione di stampo più o meno sovranista e anche con tendenze euroscettiche, benefica dell’ondata a favore delle destre europee e strappa un importante 9% di consensi. In ascesa anche altri due partiti piccoli e con posizioni radicali: i Piraten e la Sinistra (déi Lénk).

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.