Giuseppe Conte ha chiuso la vicenda legata ai presunti finanziamenti venezuelani al Movimento 5 Stelle con parole chiare ed emblematiche. “I responsabili del Movimento 5 Stelle hanno già assicurato che si tratta di una fake news. Penso che non ci sia nulla da chiarire”, ha affermato il presidente del Consiglio in un’intervista rilasciata alla France Presse.

Eppure il caso Venezuela-M5s continua ad agitare partiti e opinione pubblica. C’è qualcosa – a dire il vero più di una – che non è chiaro. Veri o falsi che siano, da dove vengono i documenti pubblicati dal quotidiano spagnolo Abc? Ma, soprattutto, perché tali rivelazioni sono emerse soltanto adesso, in un periodo delicatissimo per le sorti dell’Italia, con la maggioranza traballante e sempre sull’orlo di una crisi di nervi?

I grillini hanno smentito quanto raccontato dal giornale iberico. Ma cosa contengono questi famigerati documenti? In estrema sintesi, le carte ottenute da Abc attesterebbero un presunto finanziamento di Caracas dal valore di 3,5 milioni di euro al Movimento 5 Stelle. L’episodio risalirebbe al 2010, sarebbe stato autorizzato da Nicolas Maduro, allora ministero degli Esteri venezuelano e oggi presidente del Venezuela. In quel periodo i pentastellati stavano muovendo i primi passi politici degni di nota. Il MoVimento era infatti in procinto di partecipare alle prime elezioni amministrative della sua storia.

Il “controspionaggio” del M5s

La storia della valigetta raccontata da Abc, una valigetta piena di contanti che sarebbe stata consegnata da funzionari venezuelani direttamente al fondatore del Movimento 5 Stelle, Gianroberto Casaleggio, è degna di una vera e propria spy story. Tante sono le zone d’ombra, numerosi i misteri da svelare.

La macchina dell’M5s si è già messa in moto per cercare di risalire al colpevole, a quella “manina” che avrebbe fornito uno scoop falso al quotidiano spagnolo per danneggiare la reputazione di un partito che, a onor del vero e sondaggi alla mano, non se la sta passando benissimo.

Secondo quanto dichiarato da Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto nonché presidente della Casaleggio Associati e dell’Associazione Rousseau (della quale è anche fondatore) il documento sui finanziamenti venezuelani al Ms5 sarebbe uscito “da un programma di photoshop”. Né più, né meno. “Non vedo altre origini di questo documento”, ha tagliato corto Casaleggio junior.

Un documento falso?

Nel corso di una lunga intervista rilasciata a Fanpage, Casaleggio ha spiegato perché il documento pubblicato da Abc sarebbe “chiaramente falso“. “Chiunque si metta a guardare questo documento – ha affermato il presidente dell’Associazione Rousseau – vedrà che è un documento falso, con timbri del 2007, con intestazioni che non c’erano nel 2010 e con riferimenti assurdi, assolutamente inventati e neanche degni di una spy story di serie b”.

“A me interessa oggi capire chi e perché ha voluto far uscire questo documento che infanga la memoria di mio padre con storie assurde e documenti falsificati. Spero che tutti vogliano fornire a me o alla Procura elementi a chi ha voluto infangare la memoria di mio padre”, ha aggiunto Casaleggio. Ma chi potrebbe essere l’autore di un gesto simile? Difficile dirlo, anche se Casaleggio ha detto di avere “diverse idee” a riguardo e che appena avrà le prove le renderà di pubblico dominio.

Per quanto riguarda l’origine della spy story, Casaleggio jr ha la sua spiegazione: “Dubito che questa idea sia nata in Spagna. Voglio capire quale sia stato il percorso della bufala pubblicata su un giornale spagnolo e rimbalzata su tutti i giornali italiani senza che nessuno facesse un passo in più per difendere la verità”.

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