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La Francia rema contro l’accordo commerciale fra Stati Uniti e Unione europea. È questo uno dei grandi spunti di riflessione giunti dal vertice europeo di Bucarest della scorsa settimana. Un incontro in cui ci si attendeva il via libera da parte dei Paesi membri dell’Ue per le deleghe che avrebbero possibile alla Commissione la trattativa con Washington. E che invece non sono arrivate. Da Parigi è filtrato un certo malcontento. E per ora slitta la  possibilità che Bruxelles ponga fine alla crisi con la controparte atlantica.

L’idea che è trapelata dalla capitale rumena e da quella francese è che Emmanuel Macron e i suoi ministri non siano particolarmente inclini ad accettare nell’immediato un accordo con gli Stati Uniti. Innanzitutto per un motivo pratico: la Francia, di base, non ha grandi interessi nel risolvere il prima possibile la crisi con l’America. L’industria automobilistica francese non ha grandi rapporti con il mercato americano, come invece lo hanno i colossi tedeschi dell’automobile. E questo di suo è già un motivo che Parigi ritiene valido per evitare una accelerazione dei negoziati con Donald Trump.

Partendo da questa premessa, che riguarda il solo mercato delle auto, ci sono poi una serie di questioni politiche (ed economiche) che rendono chiaro il motivo per cui Macron e il suo governo non abbiano grande interesse a mostrarsi reattivi nei confronti di Washington.

Sotto il profilo economico e anche di consenso, Macron deve giocarsi in vista delle elezioni europee la carta del protezionismo, che è un tema assai caro all’elettorato francese, in particolare a quello legato all’agricoltura. La Francia è una delle potenze agricole dell’Ue. E gli allevatori e i contadini francesi sono da sempre il nucleo duro delle rivolte d’Oltralpe contro la globalizzazione e contro i governi. Lo hanno confermato anche le manifestazioni dei gilet gialli che hanno paralizzato il Paese per mesi. Macron sa perfettamente quanto conti l’agricoltura per l’economia nazionale e quanto pesino i voti delle province, specialmente in un periodo di forte calo di popolarità e con le europee in avvicinamento.

E proprio per questo motivo ha posto il veto all’inserimento dei prodotti agricoli in qualsiasi tipo di accordo fra Stati Uniti e Unione europea. Tanto è vero che un funzionario della presidenza francese ha dichiarato a Reuters: “Il presidente lo ha già detto, la Francia è contraria a firmare qualsiasi accordo commerciale Ue-Usa che includa prodotti agricoli. È una linea rossa assoluta per la Francia”.

Emmanuel Macron cavalca dunque l’onda lunga anti-Trump. E non potrebbe essere altrimenti vista la concomitanza di elezioni europee, crisi di consenso interno e attacco da parte di Donald Trump all’Unione europea e all’asse franco-tedesco. Una situazione perfetta affinché Macron scegliesse di trincerarsi dietro le classiche posizioni francesi, fortemente protezionistiche e soprattutto mai troppo affini alle idee statunitensi.

In questi mesi di divario sempre più ampio fra le due sponde dell’Atlantico, Macron e Trump hanno peggiorato sensibilmente i loro rapporti. All’inizio, l’amministrazione Usa riteneva di poter considerare la Francia come potenziale alleata in Europa, e in particolare dopo l’uscita del Regno Unito con la Brexit. Ma gli auspici di Washington sono naufragati dopo che il presidente Usa ha avviato una forte politica avversa all’Europa e dall’altra parte Parigi ha rinsaldato l’asse con Berlino. E lo ha fatto soprattutto in funzione anti-Usa.

Ma da parte dell’Unione europea c’è voglia di arrivare un accordo. E lo hanno fatto capire anche i funzionari presenti al vertice di Bucarest. Molti Paesi non vogliono tirare troppo per le lunghe i negoziati con Trump. E non hanno alcun interesse a proseguire nello scontro fra Europa e Stati Uniti. E la stessa Germania, con cui la Francia ormai condivide molte strategie, chiede un compromesso il prima possibile. Gli interessi dell’industria tedesca sono troppo importanti per Berlino.

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