Macron ha infine preparato la riforma del lavoro per la Francia del futuro. Come riporta Le Monde ci sono voluti tre mesi di trattative e una cinquantina di riunioni bilaterali tra il Governo e le parti sociali. La notizia è stata divulgata dal Primo Ministro francese Edouard Philippe il 31 agosto e sindacati e imprenditori sono stati invitati per prendere visione del testo finale che dovrà ricevere l’approvazione parlamentare.

Si tratta di una riforma molto corposa che emenderà 159 pagine al testo originale che ne contava oltre 3.000. Era stato lo stesso neopresidente Macron a illustrare le caratteristiche della nuova riforma del lavoro in un intervista rilasciata al settimanale Le Point. Proviamo a riassumere in pochi punti essenziali quelli che saranno i principali cambiamenti che Macron vorrà introdurre.

Modifiche sul contratto di lavoro

C’è innanzitutto una modifica concettuale del contratto di lavoro. Fino ad oggi infatti in Francia ogni contratto lavorativo doveva seguire le linee guida delle cosiddette “contrattazioni di settore”. Ovvero ogni settore (metalmeccanico, tessile, siderurgico ecc.) dava delle linee guida, a seguito di contrattazioni con i sindacati, che dovevano essere seguite dalle rispettive aziende d’appartenenza per la stipulazione dei contratti. Se la riforma Macron andasse a buon fine le singole imprese potranno ora autonomamente stabilire alcuni dettagli dei contratti senza indicazioni dall’alto.

Si facilitano i licenziamenti

Viene poi introdotto un limite massimo per gli indennizzi. Fino ad oggi infatti, in caso di licenziamento senza giusta causa l’indennizzo veniva stabilito discrezionalmente dai giudici. Con la riforma viene introdotto una tabella dettagliata per risarcire il lavoratore licenziato.

Un altro nodo cruciale della riforma sarà l’abolizione della mediazione sindacale per le aziende con meno di 50 impiegati. All’interno di queste sarà sufficiente un impiegato eletto come rappresentante per le contrattazioni con il datore di lavoro. Infine viene, come riporta il Post, eliminata la clausola di “salute globale dell’azienda”. Ovvero fino ad oggi se un’azienda avesse voluto intraprendere un licenziamento collettivo avrebbe dovuto dimostrare le difficoltà economiche globali dell’azienda stessa (e dunque anche delle affiliate estere). La riforma Macron prevede che l’azienda dimostri  lo stato di salute negativo dell’azienda operante solo in territorio francese.

La finanza applaude la riforma

Al netto di queste modifiche c’è chi applaude e chi invece è pronto a dare battaglia. Da una parte la riforma è già applaudita dal mondo del business francese. Il Financial Times ha già infatti commentato etusiasticamente il testo della riforma. “Parigi, a lungo criticata dai partners europei per le resistenze ai cambiamenti strutturali, ha svelato una serie di misure che intendono venire incontro alle domande di molti imprenditori per rendere il mercato del lavoro più flessibile e semplificarne le relazioni”, commenta così uno dei principali giornali finanziari al mondo.

I sindacati daranno battaglia disuniti

Se da una parte la finanza gongola, dall’altra i sindacati fumano di rabbia. La CGT, una delle principali sigle sindacali francesi, ha già indetto una manifestazione di protesta per il prossimo 12 settembre definendo la riforma “squilibrata e non all’altezza delle aspettative”.

Anche lo stesso Jean-Luc Melenchon, leader de “La France Insoumise”, ha scelto il 23 settembre come data per scendere in piazza. Ed è proprio da queste due differenti date che si evince la vera vittoria di Macron. Come sottolineato dallo stesso Post, l’ “enfant prodige” ha utilizzato tutta la sua diplomazia e scaltrezza (già dimostrata in politica estera) per scardinare l’unione tra le varie sigle sindacali e realtà politiche della sinistra radicale. I lunghi lavori di negoziazione hanno portato infatti Force Ouvriere, CFDT, nonché lo stesso Partito Socialista, ad appoggiare in parte  la riforma e a non partecipare alle manifestazioni previste.

Macron porta la Francia verso Berlino

La vittoria di Macron è tuttavia preludio di un cambiamento del concetto stesso di lavoro com’era finora stato inteso in Francia e un suo reindirizzamento verso una nozione più germanica del termine. Come riportava il Sole24Ore Francia e Germania hanno rappresentato due modelli economici quasi antitetici. Quello francese centralizzato, fondato su campi nazionali e fondamentalmente keynesiano. Quello tedesco invece federale, fondato sulle piccole e medie imprese e l’ “ordoliberismo”. La riforma Macron potrebbe dunque avvicinare Parigi al sistema lavorativo tedesco e segnare così un altro passo dell’egemonia di Berlino sull’Europa. 

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