Non si ferma la macchina elettorale francese a dispetto dell’emergenza coronavirus che incalza l’Europa: 45 milioni di francesi sono chiamati alle urne mentre Parigi si avvia verso il lockdown. Quando la data delle elezioni amministrative era stata fissata, Macron di certo non poteva immaginare che la corsa elettorale locale, ma soprattutto per la ville lumière, sarebbe stata travolta prima da un sex scandal e poi da una pandemia.

L’affaire Grivaux

Griveaux, 42 anni, faceva parte del gruppo di giovani eccellenti che aiutarono il presidente Emmanuel Macron a fondare un nuovo partito politico che avrebbe trasformato la Francia nella “nazione start-up”. La Francia non è di certo nuova a scandali di questo tipo, tanto che perfino François Mitterrand e Jacques Chirac non ne furono esenti. Ma la vicenda Griveaux, aggravata dalle ipotesi bislacche di un complotto internazionale ordito dall’artista Pyotr Pavlensky (a cui era stato concesso l’asilo in Francia nel 2017 ed che era già in prigione per aver dato fuoco ad una succursale della banca centrale francese), nell’era del web non può essere perdonata; pertanto, Macron ha dovuto rinunciare al suo candidato chiave nella capitale. L’ex socialista, tra i primi sostenitori del movimento che nel 2017 portò Macron all’Eliseo, aveva già visto le sue chance di farcela a Parigi fortemente ridimensionate dopo la mossa di Cédric Villani, l’altro candidato dissidente che spaccò in due l’elettorato macronista. Lo scandalo poi, ha spazzato via ogni possibilità.

Lrem, outsider nelle elezioni locali

La Republique En Marche (Lrem) del presidente è il nuovo arrivato nelle competizioni elettorali locali: nelle ultime elezioni municipali nel 2014, il partito non era stato nemmeno fondato e Macron non era nemmeno stato nominato ministro dell’economia dall’allora presidente Francois Hollande. Lrem ha vinto la maggioranza parlamentare nel 2017, l’anno in cui Macron è stato eletto presidente. È arrivato secondo alle elezioni europee dell’anno scorso, dietro il partito di estrema destra di Marine Le Pen (Rn).

Nonostante Macron abbia dichiarato che “le elezioni locali sono solo elezioni locali“, Parigi rimane un grande test in vista delle prossime elezioni presidenziali in Francia nel 2022. Il supporto di Macron è diminuito di fronte alla crisi dei gilets jaunes e il suo partito deve ora dimostrare che può vincere nelle regioni e nelle zone rurali. Sia a Parigi che a Lione, i candidati macronisti si scontrano con ex membri Lrem (Cedric Villani e Gerard Collomb), il che riduce la fetta di voti possibili. Sono circa 2.000 i consiglieri in tutta la Francia poi divenuti membri del partito del presidente, ma l’asticella sperata in questo caso è quella di circa 10.000 delegati comunali.

La République davvero en marche?

Parigi, culla del macronismo nel 2017 e alle ultime elezioni europee, avrebbe dovuto graziare il presidente e i suoi epigoni ma, l’ex ministro della sanità, Agnes Buzyn, che ha sostituito in corsa Griveaux ed è riuscita a recuperare un po’ di credibilità grazie al buon lavoro da ministra (almeno fino a quella data), di certo non farà miracoli.

“Le prossime elezioni municipali di domenica saranno un’istantanea confusa dello stato dell’opinione politica in Francia e una cattiva guida alle prospettive per le prossime elezioni presidenziali nel 2022” scrive John Lichfield, corrispondente del Guardian in Francia dal 1997. Del resto, come dargli torto? Misure d’emergenza per affrontare la grande crisi sanitaria non fermano il carro armato elettorale mentre, in strada, i gilet gialli continuano la loro protesta ad oltranza. Tutti fattori che non potranno non incidere sull’affluenza alle urne: già scarsa nelle elezioni locali, sarà probabilmente ridotta all’osso. Gli elettori più anziani, di solito i più affidabili, ci penseranno due volte prima di lasciare le case in cui Macron ha ordinato loro di rinchiudersi.

I risultati saranno presumibilmente, nel complesso, disonorevoli per Macron e il suo partito fondato appena tre anni fa. Potrebbero esserci uno o due trionfi locali – a Le Havre o Strasburgo – ma Lrem, il partito del governo, nei sondaggi è in terza o quarta posizione in molte grandi città o non affatto pervenuto. I risultati convoglieranno l’impopolarità di Macron dopo 18 mesi di proteste di strada e il dramma della riforma delle pensioni, soprattutto, metterà a nudo l’attuale incapacità del Presidente di trasformare la sua rivoluzione del 2017 in un movimento politico permanente, duraturo ed efficace. La favorita, al momento, resta Rachida Dati, ministro della Giustizia dell’era Sarkozy.

Le Havre e Strasburgo, ultima speranza

Mentre Macron, in allarme, invia i suoi affiliati a perorare la causa macronista in giro per la Francia, nel paese resta ancora un certo margine di sorpresa. Parigi resta una roccaforte, il luogo simbolo che val bene una messa, ma che non sempre cartina al tornasole dei sentimenti popolari. Ne è un esempio il partito comunista, che sopravvive nella grande suburbia parigina (e non solo) nonostante sia sparito da tempo dalla politica nazionale.

Le ultime due speranze di evitare il fiasco totale restano Le Havre e Strasbrugo: numericamente non in grado di competere con Parigi, certo, ma quanto meno utili per non decretare la totale Caporetto. Il valore simbolico di Le Havre è presto detto: città portuale, 200mila abitanti, è passata alla fine dello scorso millennio da una storica amministrazione di ultrasinistra ad una “destra illuminata”. A guidarla, dal 2010 al 2017, l’ex Repubblicano, ora Indipendente, Edouard Philippe. Nel 2017 il maire di Le Havre venne scelto come Primo Ministro da Macron. Philippe è in corsa nuovamente come primo cittadino, pronto però a restare a Parigi fino a quando Macron glielo dovesse chiedere e abdicare in favore del suo vice. Anche Strasburgo, dove l’eco europeista sembra più forte, tiene duro: qui alle scorse elezioni europee il 28% ha votato per la lista Lrem e il 21% per gli ecologisti. Qui Alain Fontanel (Lrem) e Jeanne Barseghian (Verdi) sembrano essere in corsa per il Municipio.

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