La visita del presidente russo Vladimir Putin in Francia è stata accolta come una svolta nella politica dell’Unione europea nei confronti di Mosca: in effetti, come abbiamo rilevato su InsideOver nelle scorse ore, assicurandosi il sostegno di Donald Trump e della Casa Bianca nel reintegrare la Russia, ora che la tempesta del Russiagate si è conclusa con un nulla di fatto, Emmanuel Macron, a pochi giorni dal G7 che si svolgerà a Biarritz, ha assunto il ruolo di assoluto protagonista della politica europea. Come nota Politico, l’apertura di Macron a Putin a pochi giorni dal G7 “offre al presidente francese la possibilità di provare a posizionarsi come il leader più forte d’Europa, con il Regno Unito ancora alle prese con la Brexit e la tedesca Angela Merkel che si prepara a uscire di scena fra due anni”.

Emmanuel Macron ha ospitato Putin in Francia lunedì, colloquio nel quale il leader francese ha annunciato gli sforzi “per legare nuovamente Russia ed Europa” sottolineando la sua convinzione che “l’Europa si estende da Lisbona a Vladivostok”. La replica di Putin non si è fatta attendere. La Russia è interessata nel ristabilire i rapporti diplomatici pieni con l’Unione europea e si aspetta segnali positivi dalle nuove istituzioni di Bruxelles, ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin, nel corso della conferenza congiunta con l’omologo finlandese Sauli Niinistro, ad Helsinki. “Abbiamo ovviamente discusso alcune questioni dell’agenda internazionale. Siamo interessati nella piena ripresa delle relazioni con l’Unione europea. Ci auguriamo che la nuova leadership Ue, a sua volta, dimostri un approccio positivo verso il mantenimento di rapporti di partnership reciprocamente benefici con il nostro Paese”, ha affermato il capo dello Stato russo. Apertura sì, ma anche grande cautela da parte del leader russo.

La cautela di Putin: molti i nodi da sciogliere, Nord Stream 2 in testa

Da Mosca, le aperture di Macron e Trump sul possibile ritorno della Russia nel G7 sono state accolte con una certa freddezza. “Devono essere formulate e presentate delle proposte concrete alla parte russa perché vengano esaminate”, ha commentato il ministero degli Esteri. Anche gli analisti sono scettici. Secondo il direttore del Carnegie Center di Mosca, Dmitri Trenin, il G8 “non sarà resuscitato”. “Il prezzo è troppo alto”, ha spiegato, “la Russia difficilmente appoggerebbe gli Usa nella rivalità con la Cina” e accetterebbe di stare in un consesso non da leader. “Per Mosca ha più senso trattare separatamente con Usa, Ue e Giappone separatamente”.

Russia Today nota che “le parole dei politici occidentali sono una cosa e le azioni sono un’altra” e sebbene sia “allettante credere che Macron e Trump abbiano in qualche modo compreso la saggezza del discorso di Putin alla Conferenza di sicurezza di Monaco del 2007, in cui ha messo in guardia il mondo sui pericoli dell’unipolarismo”, Trump “ha incrementato le sanzioni contro la Russia introdotte dal suo predecessore” forse sotto la pressione dei suoi critici.

A Helsinki il presidente russo è tornato a parlare del Nord Stream 2, altro tema caldissimo. “Posso annunciarvi che il lavoro sulla sezione finlandese, nella zona economica esclusiva della Finlandia, è stato ultimato”, ha detto Putin dopo i colloqui a Helsinki con l’omologo Sauli Niinisto. Vladimir Putin, come riporta la Tass, ha poi rimarcato il fatto che l’Europa ha bisogno dell’approvvigionamento di gas russo, quindi il progetto Nord Stream 2 sarà implementato, nonostante le minacce degli Stati Uniti. Il leader russo, tuttavia, non ha escluso che gli europei possano rinunciarvi per via della pressione di Washington: “È possibile immaginare una situazione in cui gli Stati Uniti convinceranno l’Europa a sostituire il gas russo con il gas americano. Se convinceranno gli europei che dovranno acquistare gas da loro a prezzi più alti, allora questa sarà una scelta degli europei” ha sottolineato il presidente russo. Il 16 agosto, Gazprom ha riferito che Nord Stream 2 è già stato costruito al 73,6%.

L’accordo sul finanziamento del progetto è stato firmato con Engie (Francia), Omv (Austria), Royal Dutch Shell (Regno Unito-Paesi Bassi), Uniper e Wintershall (Germania). Se completato, il gasdotto Nord Stream 2 fornirà circa 55 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno dalla Russia alla Germania passando sotto il Mar Baltico, aggirando i paesi di Visegrad (Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria-V4), gli Stati baltici e l’Ucraina, che dunque contestano il progetto. Ossia le nazioni europee che hanno affidato la loro sicurezza a Washington.

Putin: “Missili in Polonia e Romania una minaccia”

Durante la conferenza stampa congiunta a Helsinki con l’omologo finlandese Sauli Niinisto, è emersa un’altra fonte di importanti tensioni fra l’Occidente e la Federazione Russa. Putin ha affermato che gli Usa potenzialmente possono utilizzare i loro sistemi in Romania e Polonia per lanciare dei missili: Mosca, secondo il presidente russo, deve essere in grado di rispondere in maniera appropriata e sulla base di reciprocità. Nella stessa giornata, Il Ministro della Difesa russo Sergei Shoigu ha annunciato tramite l’agenzia Tass che “prenderà misure di ampia portata” alla luce delle “crescenti tensioni lungo i confini occidentali del Paese”, facendo quindi eco alle parole del Presidente.

Parlando dell’attuale clima militare e politico, Shoigu ha indicato come minacce la militarizzazione dei confini orientali della Nato, lo spiegamento delle difese missilistiche statunitensi in Polonia e Romania, insieme alla crescente cooperazione della Nato con Finlandia e Svezia. “Adotteremo misure globali per contrastare le minacce emergenti”, ha sottolineato Shoigu. La Russia ha visto nell’allargamento a est della Nato una minaccia ai propri interessi strategici vitali. È questa l’origine delle tensioni fra l’Alleanza Atlantica a guida statunitense e la Federazione Russa, che reagisce con un mix fra cautela e scetticismo alle aperture di Macron e Trump di queste ore e teme siano soltanto dichiarazioni di facciata.

Per ricostruire il difficile rapporto tra Russia e Alleanza Atlantica è bene fare un passo indietro con una testimonianza importante. “Quando ebbe luogo la riunificazione tedesca, noi promettemmo al leader sovietico Gorbačëv – io ero presente – che se la nuova Germania fosse entrata nella Nato non avremmo allargato l’Alleanza agli ex Stati satelliti dell’Urss nell’Europa dell’Est. Non mantenemmo la parola. Peggio: promettemmo anche che la Nato sarebbe intervenuta solo in difesa di uno Stato membro, e invece bombardammo la Serbia per liberare il Kosovo che non faceva parte dell’Alleanza”. A testimoniarlo è Jack Matlock, ambasciatore americano a Mosca dal 1987 al 1991 in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera del 15 luglio 2007 e citata nel libro dell’ex ambasciatore Sergio Romano Atlante delle crisi mondiali (Rizzoli, 2018). Se l’Occidente non comprenderà questo, che fu un passaggio storico fondamentale, difficilmente potrà capire  e comprendere la visione del mondo russa.

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