Emmanuel Macron torna al centro della dialettica politica internazionale ed entra a gamba tesa nella mediazione sulla questione iraniana, una delle più spinose degli ultimi tempi. Nella giornata di domani, Macron riceverà Mohammad Javad Zarif, ministro degli Esteri della Repubblica Islamica, assieme all’omologo francese, Jean-Yves Le Drian.

L’incontro avverrà alla vigilia del G7 di Biarritz, dove Emmanuel Macron farà gli onori di casa e in cui la discussione sul futuro dell’accordo sul nucleare iraniano Jcpoa, da cui gli Stati Uniti si sono ritirati nel maggio 2018, sarà accesa mentre Parigi è tra i firmatari. Il 20 agosto, all’Istituto internazionale di ricerca sulla pace a Stoccolma, Zarif – come riporta Agenzia Nova – ha dichiarato a proposito dell’accordo che “l’Iran è pronto ad onorare i suoi obblighi, indipendentemente dalla partecipazione degli Stati Uniti, a patto che i paesi europei rispettino pienamente i loro impegni relativi all’accordo sul nucleare del 2015”.

E Macron intende preservare l’accordo dalla marea montante delle rivalità geopolitiche che sconvolgono il Golfo Persico, compattando il sostegno dei Paesi favorevoli al Jcpoa in seno al G7 (La Germania di Angela Merkel e l’Italia del premier uscente Giuseppe Conte sostengono la stessa linea, supportati dal Giappone del Primo ministro Abe Shinzo, che ha in Teheran un fornitore fondamentale di materie prime). Di fronte a loro, gli Stati Uniti dell’amministrazione Trump, assolutamente intransigente con Teheran e, anzi, pronta a sostenere che l’Iran rappresenti ancora una minaccia di rango regionale, nonostante la sua dottrina strategica prettamente difensiva e il tentativo di accerchiamento da parte di sauditi, emiratini ed altri alleati di Washington lascino trasparire il contrario. In posizione intermedia, tendente dalla parte di Washington ma non interessato a portare la Gran Bretagna allo scontro frontale con Teheran, il nuovo inquilino di Downing Street Boris Johnson.

Macron mira a preservare gli interessi politico-economici della Francia in terra persiana, rappresentati in primo luogo dai ricchi contratti che le grandi imprese transalpine avevano concluso nel breve lasso di tempo intercorso tra il rientro e l’espulsione ad opera di Washington dell’Iran dai grandi circuiti economico-finanziari. Ma non solo. Parigi ha bisogno di un Golfo in equilibrio per poter preservare i benefici di uno status quo che la vede intenta a commerciare, fare affari e stringere rapporti con tutti gli esponenti della galassia islamica. Macron non chiude all’Iran e tratta con Zarif ma, al tempo stesso, rifornisce di armi gli emiri del Qatar, attende i loro massicci investimenti in Francia e commercia con i due Mohammed, bin Zayed e bin Salman, egemoni politici di Emirati Arabi e Arabia Saudita.

Infine, Macron potrebbe aver finalmente compreso il ruolo di fattore di equilibrio religioso, politico e strategico svolto da Teheran in Medio Oriente. Il contributo alla lotta al terrorismo in Siria e Iraq da parte di Teheran non è stato indifferente, e la sconfitta dell’Isis nei suoi fortini nel deserto ha ridotto al contempo le incursioni che hanno insanguinato la Francia prima dell’avvento al potere di Macron. Il Presidente lo sa, e dopo gli sconvolgimenti degli anni passati punta a far da mediatore per evitare una nuova slavina nella regione. Non a caso l’incontro con Zarif seguirà di pochi giorni il bilaterale Macron-Putin, in cui il Medio Oriente è stato un piatto forte dei discorsi: e l’interesse dello Zar per la regione mediorientale e per le relazioni con l’Iran è, per usare un eufemismo, cosa nota. Coincidenze? Vista la tempistica con cui sono stati scanditi gli incontri, c’è da scommettere di no: Macron, al G7, troverà orecchie interessate a ascoltarlo e sarà centrale nelle discussioni.

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