Emmanuel Macron sembra non voler perdersene una. In qualsiasi crisi internazionale che possa dare alla Francia il senso di  grandeur,  c’è il suo zampino. Ma adesso rischia di alzare troppo il tiro, andando a sfidare direttamente la Cina nelle acque bollenti del  Mar Cinese Meridionale. Lì, in quella regione al centro delle controversie fra Pechino e Washington (e gli alleati dell’Occidente) Parigi ha deciso di mandare la propria flotta. Poche navi, certo, ma un segnale inequivocabile: la Francia sta con gli Stati Uniti e i suoi alleati nella disputa tra Washington e Pechino.

Alla fine di maggio, le navi della marina francese hanno solcato le acque che la Cina considera di sua stretta sovranità, nell’arcipelago delle Spratly. Un episodio riportato da un giornalista del  Wall Street Journal, presente a bordo di una delle navi, descrive gli attimi di tensione di quel passaggio: “‘Questa è una chiamata della nave da guerra cinese’, urlò una voce alla radio. ‘Le isole Nansha sono sotto la sovranità cinese. Quali sono le tue intenzioni?'”.

La risposta della marina francese “Siamo in acque internazionali”, indica quale sia il punto della questione. Per la Cina sono acque cinesi, per l’Occidente e gli alleati sono acque internazionali dove è possibile esercitare la libertà di navigazione.

Macron vuole prendersi l’Indo-Pacifico

Vista la presenza francese  in tutto il settore dell’Indo-Pacifico, la notizia non va sottovalutata. Lì, la Francia, tra ex colonie e territori d’Oltremare, ha un forte radicamento. È il Paese europeo con la maggiore superficie di territorio sovrano tra oceano Indiano e Pacifico. E può essere una spina nel fianco per la strategia di Xi Jinping, così come un prezioso alleato per gli Stati Uniti e i loro partner.

La Francia, insieme alla Gran Bretagna, è l’unica nazione europea a inviare regolarmente la propria flotta nella regione. Un tempo lo faceva in maniera più discreta. Adesso, sopratutto dall’inizio dell’era Macron, la questione si è fatta molto più delicata. La Marine è entrata di diritto nella disputa sulle acque del Mar Cinese Meridionale e, come riporta il  South China Morning Post, ha inviato le sue navi dalle tre alle cinque volte in un anno.

A questo si aggiungono le ultime novità che sono giunte dal summit dello Shangri-La Dialogue di Singapore, organizzato dall’International Institute for Strategic Studies. In questo incontro, il ministro della Difesa di Parigi, Florence Parly, ha annunciato che la flotta francese si unirà insieme a quella britannica alle operazioni della Marina statunitense per sfidare le rivendicazioni territoriali della Cina nelle regioni contese del Mar Cinese Meridionale.

Non è stato specificato se le navi percorreranno una rotta interna al limite delle 12 miglia nautiche dalle isole contese e da quelle create artificialmente dalla Cina. In quel caso, per Pechino le navi entrerebbero in acque sovrane.

Come se non bastasse, ad agosto, l’aviazione francese realizzerà le sue più grandi esercitazioni nel sud-est asiatico. Secondo le informazioni del quotidiano di Hong Kong, saranno impiegati tre caccia Rafale, un A400M e un aerocisterna Boeing KC-135 Stratotanker. Gli aerei voleranno dall’Australia all’India con diverse tappe all’interno della rotta.

L’asse con l’Australia

Poco più di un mese fa, il presidente francese Macron, in visita in Australia, aveva ribadito insieme al primo ministro australiano Malcolm Turnbull la necessità di costruire un forte asse dell’Indo-pacifico che avesse come scopo quello di fermare l’egemonia cinese nella regione del Sud-est asiatico.

“Mi piacerebbe molto che la Francia, dato che è l’ultimo Stato membro dell’Ue a essere presente nel Pacifico dopo la Brexit, sia al centro di questo progetto”, ha detto in conferenza stampa con Turnbull. “Questa regione è cruciale per la stabilità del mondo”. Il primo ministro australiano, come riportato dal Guardian, definì in quell’occasione la Francia come una “potenza dell’Oceano Pacifico”. Una definizione molto interessante.

In quell’occasione, Francia e Australia hanno firmato diversi accordi. Tra questi, un impegno comune nella lotta al cyber-terrorismo, in materia di difesa, ma soprattutto un contratto da 50 miliardi di dollari con la francese Dcns Naval Group per costruire 12 sottomarini non nucleari.

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