Ha creato tensioni nel Paese per quasi tre mesi e alla fine potrebbe essere messa definitivamente da parte: sarà questo l’esito del tentativo di riforma del sistema previdenziale fortemente voluto da Emmanuel Macron e dal suo primo ministro Edouard Philippe? A dichiararlo non è stato un capo d’opposizione bensì lo stesso capogruppo di En Marche! in Assemblea, Gilles le Gendre, in ottica di apertura verso le volontà delle opposizioni per poter collaborare ad un più ardito piano di riforme per il sistema sanitario nazionale.

La dichiarazione, che ha lasciato di stucco buona parte della politica francese nonché del popolo, rischia di diventare un ammutinamento nei confronti dei dirigenti del movimento qualora fossero intenzionati a portare avanti in autonomia i propri progetti. E il fatto che la presa di posizione derivi proprio dal loro capogruppo in Assemblea rischia di mettere definitivamente al muro Macron ed il suo tanto desiderato piano previdenziale. E dopo aver affrontato a muso duro il popolo nelle piazze e le associazioni di categoria ai tavoli di discussione, la tanto ambita riforma è forse giunta al suo definitivo capolinea, proprio per mano dei più solidi alleati del governo?

Se divide, la riforma deve essere ritirata

Benché Le Gendre – come la quasi totalità del suo partito – creda fortemente nella necessità di rinnovare la previdenza sociale francese, non è ammissibile che rallentamenti parlamentari legati alla discussione della suddetta legge blocchino i lavori su questioni di primaria necessità. E in questo scenario, il gruppo di En Marche! in assemblea sarebbe disposto a mettere una pietra sopra la tanto desiderata riforma per aprire al dialogo con le opposizioni.

Inoltre – come sottolineato in un passaggio del suo discorso e riportato da Le Monde– “Il dopo” non sarà uguale al “prima”, e dobbiamo rispondere alle aspirazioni per un rinnovamento della società globale”. Dunque, non conoscendo ancora quali saranno le necessità del prossimo futuro, portare avanti un piano di riforme del sistema previdenziale in questo momento sarebbe assolutamente anacronistico.

Infine, non bisogna dimenticare come la minaccia di Philippe di superare il parlamento ed approvare la riforma tramite decreto legge abbia infastidito non soltanto le opposizioni ma anche il suo stesso gruppo all’Assemblea, il quale si è sentito meno legittimato. E proprio questo fattore potrebbe aver spinto i parlamentari del movimento a scegliere a loro volta la strada dell’autonomia decisionale ed affidarsi all’apertura verso le idee delle opposizioni.

Fuori le pensioni, dentro ambiente, economia e sanità

In un secondo punto del suo passaggio, Le Gendre ha sottolineato come adesso gli interessi della politica si debbano spostare sulle tematiche legate al superamento della difficili crisi che seguirà al passaggio della pandemia di Covid-19. E in questo scenario, ad assumere centralità nei discorsi politici dovranno essere i temi legati al recupero delle perdite dell’economia, alla tutela dell’ambiente tramite le energie rinnovabili ed al potenziamento di un apparato sanitario che – a livello europeo – si è dimostrato quanto mai fragile.

Si potrebbe dunque quasi definire come “una nuova politica per un nuovo decennio”, una sorta di rivoluzione ideologia e culturale a lungo ambita da una fazione della società e che forse avrà modo di prendere piede anche sui più alti tavoli di discussione europei e mondiali. Almeno per quanto riguarda la Francia, questa possibilità sembra essere davvero la strada che verrà battuta: si limiterà ad essere un esperimento parigino o si cercherà di portarlo anche a livello europeo? al momento, forse, è troppo presto per dirlo: qualcosa tuttavia ha iniziato a muoversi, in uno dei Paesi maggiormente colpiti dal focolaio europeo del Coronavirus.

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