Emmanuel Macron vede sempre più traballante la sua posizione politica e, dopo il cambio della guardia nell’esecutivo, prova a rilanciare la sua azione istituzionale per immaginare la Francia post-pandemia e le grandi manovre che porteranno al cruciale appuntamento elettorale del 2022.

L’avvicendamento al governo tra Edouard Philippe, uscito a testa altissima dopo aver conquistato la fiducia dei francesi con il contrasto al coronavirus, e l’ex boiardo di Stato Jean Castex ha consolidato sull’asse di centro-destra il baricentro politico a cui il presidente francese oggi guarda per costruire il suo retroterra in visto del prossimo appuntamento presidenziale. La traversata sarà tuttavia lunga e insidiosa, e nel frattempo appaiono ben più concreti gli scogli su cui rischia di incagliarsi la navigazione dell’Eliseo nei prossimi mesi.

L’inverno della recessione si fa sentire con viva forza nel Paese. La Banque de France nelle sue previsioni per l’intero 2020 ipotizza un calo del 10% del Pil quest’anno, ipotesi migliore della stima del governo, che prevede una contrazione dell’11% nel 2020. 460 miliardi di euro sono già stati allocati dal governo per contenere la perdita di posti di lavoro, sostenere i settori in crisi, fornire liquidità alle aziende e proteggere filiere industriali strategiche. Ora Macron intende rilanciare la sua azione dopo che le elezioni municipali hanno messo in difficoltà En Marche!, il suo partito, mostrato la forza dei Verdi e segnalato un forte malcontento.

Tutto si può dire di Macron tranne che sia un leader incapace di affrontare a viso aperto le fasi di difficoltà. Come dopo la fase di picco delle proteste dei Gilet gialli, anche dopo la pandemia e l’inizio del malcontento sociale nel Paese il Presidente si è più volte rivolto alla nazione rivendicando la sua azione politica. Il discorso e gli interventi delle celebrazioni del 14 luglio sono stati estremamente “politici” e hanno fornito a Macron lo spunto per annunciare nuove manovre e proporre un’agenda di rilancio della Francia. Particolarmente esplicita, tra tutte, è stata la lunga intervista di Léa Salamé e Gilles Bouleau al presidente, dopo la sfilata del 14 luglio, trasmessa in diretta su France 2 e TF1.

Secondo Macron, scrive StartMagdopo la fine della pandemia “ci vorranno adattamenti salariali ma anche contenimento negli utili delle imprese. Le imposte continueranno a scendere, anche per costruire fiducia. L’imposta sulla casa, già abolita per diverse fasce di reddito, rimane però in vigore per i redditi più alti. È un modo di redistribuzione della ricchezza, senza tuttavia intaccare il capitale mobile, come con la precedente l’imposta sulle fortune (ISF) e quindi per favorire – come già avvenuto – un ritorno degli investimenti e quindi del lavoro in Francia”. Il Presidente punta inoltre a creare 300mila posti di lavoro tra i giovani e 100mila nuove borse di servizio civile, portandole a quasi 250mila. Per finanziare questa complessa architettura di riforme, Macron ha promesso di mettere in campo almeno altri 100 miliardi di euro, da finanziare principalmente attraverso l’indebitamento nazionale, essendo intenzione di Parigi rifiutare il ricorso al Mes.

Macron ha accettato la sfida: si è dichiarato conscio degli errori politici e comunicativi compiuti, dell’eccessiva distanza che traspariva tra lui e la popolazione francese, dello scarso dibattito tra governo e enti locali. Philippe, con la gestione della pandemia, ha fatto dimenticare il ruolo giocato nella creazione di frizioni; Castex, pur venendo dall’amministrazione nazionale, è stato anche sindaco di Prades, piccolo comune occitano di 6mila anime, dal 2008 fino alla nomina al governo del 3 luglio scorso. E proprio “come sindaco di una piccola città, attento ai territori, al dialogo e all’ascolto” e non come alto funzionario Macron ha voluto presentarlo. “Il modello del “tamburo battente” di Philippe lascia il passo alla concertazione di Castex, con i cittadini, le “parti sociali” ma anche gli eletti locali, quindi con meno centralismo e verticalismo”. Macron ce la farà? La sfida è ampia e complessa, dato che il presidente deve ricostruire un credito sia in area urbana (dove molte istanze sono oramai coperte dai Verdi) che, soprattutto, nella Francia profonda ove rimane forte il consenso per l’opposizione lepenista. Anche in Francia la pandemia non ha creato nuovi problemi, ma ha accelerato dinamiche già esistenti e acuito le incertezze sociali: ora il Presidente prova a correre ai ripari, conscio che oltre al futuro del Paese di mezzo c’è anche il proseguimento della sua carriera politica.

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